Le assicurazioni e la questione morale.

gr2007070201032.jpg

 Le GENERALI e le polizze dell’Olocausto. 

Come è ormai noto le Generali hanno raggiunto un accordo  con il giudice del distretto di New York per concludere la causa che ha visto la compagnia triestina sul banco dei convenuti per non aver indennizzato gli eredi delle vittime dell’Olocausto .

La class action contro le Generali, avviata nel 1997, è l’ultima delle grandi azioni giudiziarie presentate a nome delle vittime dell’Olocausto nazista. Lo strumento della class action (introdotto da poco anche nel nostro Paese, ma  con modalità e caratteristiche ancora molto diverse da quello americano) viene giustamente considerato  insostituibile per la tutela e difesa dell’interesse di masse di soggetti, che altrimenti, a livello unicamente individuale, poche speranze avrebbero di percorrere sentieri di giustizia per OTTENERE un altrettanto giusto risarcimento.

La transazione conclusa dalle Generali rappresenta dunque un atto di buona volontà, che,  contrariamente a quanto successo per altri assicuratori europei, anche se finanziariamente di ammontare ridotto rispetto alle iniziali rivendicazioni dei richiedenti, è pur sempre risposta positiva ad una indiscutibile esigenza di assolvimento di funzione anche sociale da parte delle compagnie di assicurazione.

Si tratta di un epilogo ragionevole, che parte però da lontano, con il rifiuto originario di corrispondere, agli eredi che ne avevano fatto richiesta, il capitale assicurato da polizze di assicurazione sulla vita a suo tempo stipulate da  persone vittime dei campi di sterminio nazista.

Opponendo quale motivo del rigetto del risarcimento la indisponibilità, da parte degli aventi diritto, di documenti attestanti la avvenuta morte degli assicurati, o la irreperibilità negli archivi originari delle allora compagnie delle Generali dei relativi documenti contrattuali comprovanti l’esistenza delle polizze in questione.

Comunque la si legga è una storia di sofferenze mai ripagate. Migliaia di persone, parenti delle vittime, hanno dovuto subire ulteriori mortificazioni contrattuali ed economiche, da parte di banche e assicurazioni, in una sorta di crudele rimbalzo di responsabilità e doveri.

Quasi a voler ulteriormente punire chi aveva già pagato con il bene personale più prezioso, la vita, con la voglia di potere, prevaricazione e  annullamento da parte di un sistema politico che rappresenterà per sempre la vergogna originale di tutti gli esseri umani e della loro storia.

Non è questo il luogo dove avventurarsi in analisi e approfondimenti di questo pezzo di storia, che ogni anno, anche nel nostro Paese viene ricordato con la celebrazione del giorno della memoria, ma può invece essere la occasione per offrire spunti di ulteriore documentazione, per gli approfondimenti che ognuno vorrà riservare alla propria conoscenza.

Ecco alcuni link utili a questo scopo.

Credo sia doveroso a questo punto introdurre una riflessione sulla necessità di riconoscere, a mio parere obbligatoriamente, al settore delle assicurazioni un bisogno etico al quale questo mondo non si può sottarre. Bisogno etico che superi la pura logica della legittimità contrattuale di diritti e doveri a prevalente sbilanciamento verso gli assicurati.

Il caso Generali  è la coda di un passato che in tanti vorremmo dimenticare, con tutte le altre storie analoghe che non hanno mai avuto corrispondente soddisfazione.

Sollevare la questione morale sulle assicurazioni è un atto dovuto, da esecitare con appropriata maturità e costante consapevolezza.

Senza inibire al settore assicurativo alcuna delle prerogative di imprenditorialità e retribuzione dei capitali di investimento, tipiche di ogni forma di impresa, bisogna però tenere sempre in considerazione la trasversalità sociale della funzione assicurativa.

Gestire il trasferimento del rischio, per la conseguente necessità di protezione che ne deriva significa assolvere il mandato ricevuto dai propri assicurati nel rispetto dei contratti, ma anche e soprattutto delle persone. Salvaguardando i rispettivi diritti e doveri verso la dignità di ognuno, prima che un tribunale ci imponga azioni riparatrici.

I tempi che viviamo hanno finalmente riposizionato i ruoli di imprese e clienti, conferendo al consumatore nuove facoltà di dialogo e di scelta, in un orizzonte competitivo e maggiormente sostenibile. Le eventuali iniziali imperfezioni di ogni nuova regola sono piccoli pedaggi, facili da correggere, per il viaggio di ognuno verso un rapporto più stabile, bilanciato, e riferito a principi di autotutela che faranno dell’etica un utile investimento per gli sviluppi futuri.

L’esempio francese: una iniziativa da importare.

La attualità recente ci fornisce invece un segnale positivo e di grande interesse trasmessoci attraverso una importante iniziativa della associazione degli assicuratori francese, la Fédération française des sociétés d’assurances , (equivalente alla nostra ANIA).

 Si tratta di un accordo raggiunto dalle compagnie d’oltralpe per impegnarsi nella ricerca dei beneficiari di capitali assicurati da polizze vita e non reclamati da alcuno nel caso del sopravvenuto decesso degli assicurati stessi.

Rimando alla sezione del sito della associazione francese nel quale si dettagliano i termini dell’accordo , i cui punti salienti obbligano le compagnie aderenti a:

• Ricercare all’interno del proprio portafoglio i contratti vita che rispondono ai seguenti  criteri: riserva matematica superiore a 2.000 euro, assicurato di età superiore a 90 anni, assenza di contatto con l’assicurato per dieci anni;
• Avvertire il beneficiario entro trenta giorni una volta identificato e trovate le sue coordinate;
• Mettere a disposizione dei beneficiari potenziali un dispositivo centralizzato che permetta di facilitare le pratiche;
• Instaurare un processo che permetta di facilitare la comunicazione alle imprese di assicurazione dei dati relativi al decesso delle persone fisiche rientranti nel repertorio nazionale.

E’ un considerevole balzo in avanti rispetto a quello che per troppi decenni è stato il comportamento convenzionale delle compagnie di assicurazione nel nostro Paese. Sia che si trattasse di capitali non reclamati, che tanto più di sinistri non rivendicati, si invocava la speranza del nulla di fatto, o peggio ancora della intervenuta prescrizione, all’insegna di una “passiva attesa“, che troppo spesso era il titolo di copertina di questi tipi di pratiche per la loro successiva e auspicata archiviazionesenza seguito“.

Anche se questa è ormai storia passata conviene comunque tenerne conto, per non correre il rischio di riscriverla, seppur con caratteri diversi, nei nostri bilanci futuri.

Lascia un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...