Club Assicuratori Romani: vent’anni ben portati.

La Roma assicurativa ha in qualche modo sempre sofferto rispetto a Milano di un complesso che non vorrei definire di inferiorità, ma certamente di  “consapevolezza delle differenze“.

La Milano delle direzioni delle compagnie, dei grandi broker, delle riunioni dell’ANIA. La Roma nel vissuto milanese era la città della burocrazia, delle polizze per i carrozzoni pubblici, del fare poco, degli intrallazzi e del bel clima. Chissà perchè però quando un assicuratore milanese veniva trasferito a Roma suo malgrado, poi sperava di non fare più ritorno a Milano. Posso permettermi di raccontare con equidistanza  queste differenze perchè sono anche io un immigrato, triestino, che dopo le varie vite milanesi è sempre tornato con gioia vicino a S.Pietro.

Sarà per questo che venne a me e ad altri amici dell’epoca l’idea di fare qualcosa che caratterizzasse il modo di fare gli affari a Roma. Sì perchè a Roma ci si parla, ci si incontra volentieri, si sorride e si ride, si scambiano notizie e informazioni, in altre parole si comunica. Sarà il clima, la bellezza dei luoghi che ovunque ti circonda, la difficoltà degli spostamenti e dei parcheggi, per cui quando riesci finalmente a incontrarti con qualcuno non lo vorresti lasciare più. A Milano no, tutto è diverso, il clima, i luoghi, il grigiore espressivo dei volti degli assicuratori. La presunzione che solo là si lavori di più, e non è vero, che il sapere sia un patrimonio esclusivo di una città dove effettivamente tutto quello che conta là succede per trasferirsi solo dopo nella lontana, opulenta provincia romana.

Invece è vero il contrario. La storia delle professioni e delle imprese ha sempre raccontato che dove non esiste la potenza e il potere dell’essere grandi si trova l’idea, la specialità, l’orgoglioso impeto di chi sa che il cervello non si altera con la latitudine e le dimensioni.

Il ragionamento che mi indusse a tentare con gli altri “operazione club” fu quello che mi trova ancora oggi ancora convinto, e cioè che la gente, in questo caso gli assicuratori professionisti, hanno la voglia di comunicare, scambiarsi idee per comprendere che esiste una sorta di universale solidarietà dei problemi e delle soluzioni, e che questo bisogno è tanto più forte dove fare la professione è tanto più difficile.

In una piazza come quella romana dove gli affari non retail, come si dice oggi, erano pochi e contesi, incontrarsi e conoscersi meglio al di là delle scrivanie aiutava a evitare affari e intermediari furbetti e a condividere invece con sane e trasparenti partecipazioni contratti interessanti. 

L’idea del club la costruimmo in una saletta nel retro di un ristorante del centro, dove ci sentivamo i carbonari di una iniziativa nuova e orgogliosamente romana e stimolante.

Pensammo al nome, allo statuto, a come gestire con pochi quattrini le prime iniziative. Acquistare in cartoleria gadget spiritosi per farne i badge per l’incontro successivo era un gioco. Poi a qualcuno che oggi non sta più con noi venne l’idea di far inventare a un grafico di poche pretese il logo, e ricavarne i distintivi e la carta intestata.

Non hanno importanza i nomi dei fondatori, iniziative di questo genere non hanno primogeniture da rivendicare, ma storie da ricordare, con tutti gli amici di allora , di adesso, di sempre. Molti appuntamenti importanti si susseguirono nel nostro salotto romano. Riuscire a invitare personaggi già famosi allora, e che ancor più diventati dopo, significava sforzarsi ognuno per la sua parte, per ritrovare agganci e strade, per conoscere e farsi conoscere, per strappare una partecipazione, naturalmente gratuita.

E il Club sta ancora là, in un mondo che è clamorosamente cambiato, con il frastuono dei rimescolamenti delle aziende, delle compagnie e degli intermediari. Con le nuove paure e le vecchie certezze, quelle della professionalità malgrado tutto, senza confini e tributi riverenziali.

In occasione del mio primo trasferimento a Milano dopo la fondazione del club ricordo che tentai di riproporne anche in quella città, e per i motivi che ho indicato, una replica, ricevendo però dagli assicuratori locali freddezza e supponenza. Appartenere a occasioni di incontro che mescolassero le chiacchiere con gli affari, escludendone il potere, non era cosa per loro. Per fortuna, e nostro grande merito, è rimasto ancora un nostro privilegio.

Buon anniversario Club.

Un pensiero su “Club Assicuratori Romani: vent’anni ben portati.

  1. caro Mario,
    che poeta!
    Nessuno meglio di te avrebbe potuto raccontare e descrivere lo spirito originario del Club. Ora e’ un po’ cambiato, e’ naturale, Gli anni passano, il mercato e’ cambiato; non siamo piu’ una manciata di brokers e uomini di compagnie ‘broker oriented’ che operavano nella capitale. Ma e’, spero e credo, sempre rimasto fedele alla volonta’ di essere un punto di incontro amichevole tra gli assicuratori. Caratteristica che ancora mi stupisce, vista la litigiosita’ di molti settori dell’economia. Il nostro motto e’ ‘restare uniti anche quando sono moltissimi i motivi che ci porterebbero a divergere’.
    Ti Abbraccio
    Gian Lorenzo

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