La inutilità dell’aggiornamento professionale delle 30 Ore.

tn_schule_pcPersonalmente nutro da molto tempo seri e motivati dubbi sulla utilità dell’aggiornamento professionale annuale degli intermediari assicurativi e dei rispettivi “addetti interni“: le cosiddette 30 Ore.

E miei dubbi sopravvivono anche alla recente proposta di nuova frequenza biennale dell’obbligo, introdotta nelle modifiche al Regolamento sulla intermediazione assicurativa, in consultazione presso l’ISVAP sino al 9 febbraio 2009.

Ho visto come tutti la corsa di fine dell’anno da parte dei tanti che non avevano ancora provveduto in proprio all’adempimento dell’obbligo formativo. In tanti a ricercare corsi a pagamento, con forme e modalità il meno dispendiose possibile, sia in termini di tempo dedicato che di quattrini spesi.

Tutti molto poco interessati alla rassegna degli argomenti disponibili, intenzionati invece a portare a casa la certificazione necessaria a sostenere positivamente un eventuale controllo da parte dell’ISVAP.

Poche le società di formazione con questi corsi a catalogo, con prezzi e modalità altrettanto diverse: aula, autoapprendimento, FAD (formazione a distanza).

Il tocco finale nel deprezzamento dell’offerta è stato dato da una associazione di categoria degli intermediari, che ha proposto ai propri iscritti l’acquisto di un corso 30 Ore, erogato attraverso CD, al prezzo di 70 euro+IVA e comprensivo di test finale in FAD.

Non intendo certamente fare discriminazioni tra prezzo e qualità, ma prendiamo atto che il Regolamento Intermediari, non prevedendo nè tipologia, nè requisiti minimi di contenuto, e  qualità in qualche modo certifcata, ammette che si eroghi, o acquisti, unicamente il “tempo certificato”, quello delle ore minime necessarie per il rispetto dell’obbligo formativo.

E’ purtroppo il solo concetto di “rispetto dell’obbligo” che snatura e impoverisce il presupposto di “adeguata e aggiornata preparazione professionale” voluto dal Regolamento,  da offrire in garanzia al cliente consumatore.

Esistono altri esempi, in altre categorie professionali, prima fra tutte quella dei medici, con gli obblighi ECM, a dimostrarci gli improbabili risultati formativi ottenibili  con argomenti spesso incoerenti con le rispettive specializzazioni dei discenti.

L’obbligo formativo non rappresenta nemmeno, come molti sarebbero indotti a credere, un affare per le poche società di formazione assicurativa che se occupano.

Sulla base di una stima ricavabile dai dati del RUI credo si possa parlare di una popolazione di assicuratori, coinvolta dall’obbligo formativo, inferiore di non molto alle 300.00 persone.

Frequento abbastanza gli ambienti formativi per azzardare che il mercato dei corsi 30 Ore a pagamento commercializzati non riesce attualmente a raggiungere quota 10%.

E allora cosa conviene fare?

Se partiamo dal presupposto che le attuali necessità di formazione possono nascere prevalentemente da innovazioni legislative, normative e giurisprudenziali, o, molto più semplicemente, dalla introduzione, da parte delle compagnie, di nuovi prodotti o tipologie di copertura, la risposta può essere molto semplice.

Ogni  evoluzione normativa del nostro settore impone autonomamente la sua pronta e aggiornata conoscenza a ogni intermediario. Prima di lui sono le stesse compagnie a avere l’interesse che l’apprendimento si realizzi, per garantire la prestazione svolta a proprio favore.

Altrettanto dicasi per i nuovi prodotti, multi o monorischio che siano. L’interesse delle compagnie, nel presentare e illustrare le caratteristiche tecniche delle eventuali nuove coperture, è pregiudiziale al successo della loro distribuzione.

Sono quindi le compagnie a dover curare  per prime  programmi di formazione e addestramento, adeguati e certificati.

Agli intermediari rimane invece  l’interesse obbligato nel verificare l’adeguatezza professionale dei propri collaboratori, interni e esterni, attraverso un monitoraggio e confronto sistematico, e possibilmente strutturato.

La mia esperienza personale dimostra come attraverso una facile e frequente contestualizzazione di argomenti, tratti sia da sinistri di propri assicurati che da eventi sinistrosi riportati dalle cronache quotidiane, si ricavano altrettanti utili  spunti di aggiornamento e revisione professionale.

L’intermediario che non sa non propone, l’intermediario che non sa, ascolta e chiede, e sottopone alla compagnia.

Che è l’ultima a decidere.

E che nessuno obbliga all’aggiornamento!

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