Greco?


New chief seeks ‘revolution’ at Generali

FINANCIAL TIMES January 14, 2013

“We want to introduce at Generali a revolution of discipline, simplicity and focus,” said Mr Greco. “This can once again be an insurance company that consistently outperforms the market.”

Sembrano echi di cronache ormai lontane le dichiarazioni dell’allora CEO di GENERALI, dopo la sua nomina ad agosto 2012 alla guida del gruppo assicurativo del Leone. Ambizioni rivoluzionarie come si conviene a ogni intervento di consulenza strategica chiamato a indicare le linee da percorrere, per mettere in cantiere altrettanto rivoluzionarie ristrutturazioni aziendali.

E’ quello che è successo in GENERALI. Ancora una volta, e non solo in questo caso, i CEO che portano nel loro DNA le proprie origini consulenziali trasferiscono all’interno del proprio ruolo visioni, concetti, azioni tipiche di chi propone dall’esterno, e senza essere poi coinvolto nella verifica gestionale della rivoluzione promessa e dei risultati eventualmente raggiunti. Lasciando agli altri la paternità delle relative responsabilità.

Il consulente non assume in sè alcuna responsabilità.Le sue sono proposte e non decisioni. Sono le decisioni a implicare le responsabilità che ne derivano. Meglio di tutti è stato Alberto Nagel , Amministratore Delegato di Mediobanca, nel descrivere l’uscita di Greco dalle GENERALI:

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) – Milano, 11 feb –

“Mario Greco ha un profilo piu’ adatto a situazioni di turn-around che di crescita. Lo si evince anche dalle precedenti esperienze dove ha cambiato dopo pochi anni e spesso in polemica”.

Cosi’ il ceo di Mediobanca, Alberto Nagel, torna sull’ex-ceo di Generali, nell’ambito della presentazione dei conti semestrali della banca.

Di Greco ormai non si scrive più, tranne che dal 7 marzo prossimo tenterà di rimettere in sesto i conti di Zurich dalla sua plancia ormai abituale di CEO. Alle GENERALI si attende l’arrivo di un nuovo CEO, che avrà tra le mani un ingombrante gomitolo da sbrogliare: continuare la rivoluzione portando a termine il lavoro abbandonato dal suo predecessore, e confermandone così il suo ruolo consulenziale anche se remunerato dall’interno, oppure disegnare nuove strategie per una compagnia con la vernice ancora fresca della ristrutturazione iniziata ma non ancora definitivamente collaudata?

Le rivoluzioni si fanno per ideali valorosi, nei quali i tanti che seguono il condottiero si riconoscono. Finita la rivoluzione comincia il lavoro di ricostruzione e stabilizzazione, per permettere un cammino lungo, stabile e sostenibile. Chi abbandona la rivoluzione prima di vincerla o perderla depone il distintivo di condottiero che impropriamente si era appuntato. E di lui poi, come è giusto, non si parla più.

 

Lascia un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...