Mario Greco contendibile tra Generali e Zurich? Un costoso dilemma personale.

La notizia sul possibile interesse di Zurich nei confronti di Mario Greco quale possibile successore di Martin Senn, da poco uscito dalla guida del gruppo assicurativo svizzero, circola già da qualche tempo nei corridoi internazionali della finanza. A riaccendere l’attenzione su questa potenziale contendibilità dell’attuale CEO di Generali  ha contribuito anche un recente articolo di FT FINANCIAL TIMES, che con il suo  titolo quanto mai eloquente  “Generali plans pay deal to keep CEO”  ha lanciato l’ipotesi che il gruppo di Trieste possa essere già disponibile a rilanciare, con nuove e più vantaggiose condizioni, il trattamento economico per il rinnovo del mandato, scadente a primavera, del suo attuale amministratore delegato. Analogo rilievo è stato rinforzato da IlSole24ORE di ieri con il suo “Stampa svizzera: «Greco torna a Zurich». Da Trieste: «Il Ceo tratta per il rinnovo del mandato”.

Come sempre succede in questi casi, qualsiasi considerazione su eventualità al momento   frutto  solo di sussurri non ufficiali (e sui quali nessuno dei gruppi ha ritenuto di esporsi con alcun genere di commento) si limita a un puro esercizio teorico di principio; ma forse conviene farlo.

Mario Greco ha sin qui fortemente cavalcato l’onda della ristrutturazione globale del gruppo di casa nostra, facendolo diventare una entità robustamente caratterizzata da un impronta internazionale. A ciò ha contribuito anche  la scelta delle figure chiave che articolano la attuale struttura del management della compagnia, nella maggior parte delle sue componenti di provenienza esterna   e per questo non coinvolte in alcun modo da lembi residui delle gestioni precedenti.

Si tratta quindi dell’opposto stereotipo delle “vecchie GENERALI”, non più ancorato al concetto che la carriera la si fa in casa, percorrendo con costanza e fedeltà i tanti gradini di un percorso da consumarsi all’interno del gruppo, e quasi sempre con tappe significative nelle sedi estere. Dalla visione “fedel-gerontocratica” si è passati alla impostazione spersonalizzata delle competenze, tipica di tutte le multinazionali,  spesso maturate in settori diversi e magari avulsi dal settore assicurativo, secondo le migliori e più diffuse tradizioni degli ex McKinsey boys. Struttura dichiaratamente votata alla efficienza, soprattutto digital, al punto da considerare Amazon il benchmark principale  di riferimento, e proiettata in ogni scenario futuribile immaginabile.

Per tutti questi motivi una compagnia, quella attuale, dal profilo flessibile e pronta a ogni trasformazione che si dovesse dimostrare utile, rifiutando, al di là del marchio,i vincoli della storia passata. Descritta così risulta difficile comprendere il motivo che potrebbe aver ispirato (il condizionale è ancora rigorosamente obbligatorio) l’azionariato influente a pensare di trattenere Greco, e con proposte economicamente più vantaggiose di quelle attuali. In un mercato di management diffuso, e pertanto al di fuori di ogni logica personalistica,  trovare un possibile candidato per la eventuale successione  di Greco, paladino in prima persona del capitalismo non di relazione, non dovrebbe essere un problema poi così complicato.

Se una macchina funziona, e marcia ormai a pieno regime come in più occasioni dichiarato, cambiarne il manovratore sembrerebbe cosa possibile.GENERALI_CEO_Rem

  • In punto di principio, e per convinta esperienza personale di chi scrive, tentare di trattenere chiunque sia interessato a considerare l’ipotesi di nuovi incarichi in aziende diverse dalla attuale, è politicamente inopportuno. Quando la maturazione della disponibilità al cambiamento è completata essa  è necessariamente il risultato di un insieme di motivazioni, quella economica compresa, che definiscono complessivamente l’appeal al cambio di bandiera. Trattenere chiunque solo con il danaro è soluzione temporanea solo per chi ha strumentalizzato i rumors di offerte della concorrenza per solo interesse personale. E Greco non corrisponde certamente all’identikit di  questo “biotipo mercenario”.
  • Il silenzio però delle due aziende ha comunque evidenziato la mancanza di volontà nello smentire la notizia, relegandola a semplice voce di mercato non degna di menzione.
  • Il meccanismo della retribuzione del Group CEO in Generali è proiettato  per il 75% verso il raggiungimento di  risultai differiti, e nella sua parte più importante, verso quelli di maggiore respiro temporale. Aumentare, e accettare, l’aumento della parte fissa della remunerazione significherebbe insinuare il dubbio sulla improbabilità della consistenza dei risultati del gruppo a medio e lungo termine, e questo non favorirebbe certo l’immagine reputazionale di Greco, incoraggiando tutti quelli che pensano che “la cura Greco” abbia raggiunto ormai i massimi risultati possibili.
  • Alla luce di queste banali valutazioni qualsiasi fosse la scelta di Greco (che allo stato non ha minimamente negato l’eventuale possibilità di lasciare l’attuale Gruppo) sarebbe offuscata dal dubbio del solo, o prevalente, interesse economico: ottenere di più sia per rimanere che per andare là da dove è venuto.

Un apparente piccolo inciampo comunicazionale che potrebbe essere smentito solo da fatti clamorosamente nuovi, e dei quali un artificiere come Greco potrebbe ben essere autore capace.

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