LA STAMPANTE 3D

Milioni di parole pronunciate e scritte sul nuovo ruolo degli intermediari nell’era, ormai “passata e ventura”, del 2.0. Convegni, presentazioni, studi, articoli per frullare gli stessi pochi e ormai quasi banali concetti.

Al cliente non possiamo più solamente distribuire polizze di assicurazione, bensì dobbiamo diventare i “consulenti del rischio”. A distribuire le polizze ci penseranno sempre più sistemi evoluti che dialogheranno direttamente con il cliente, tele leggendone azioni e comportamenti allo scopo di indirizzare offerte sempre più mirate e variabili, mediaworld stampa 3din base alle scelte già espresse o ancora solo potenziali.

Stiamo passando dalla frequentazione personale dei nostri clienti, un tempo fatta al bar, al circolo qualunque, in vacanza, in famiglia, in qualsiasi occasione per noi utile per individuarne i gusti, bisogni e predisposizione economica all’eventuale acquisto di una nuova polizza, alla socializzazione social e virtual dei nostri target e dei nostri assicurati.

Azioni commerciali desuete, artigianali, e per questo ormai goffe, quelle del bicchiere in mano e del pasto di lavoro a tutti i costi. Oggi c’è ben altro. E meno male!

Meno male perchè della consulenza del rischio c’è sempre bisogno, oggi come ieri e l’altro ieri ancora. Chi scrive si accinge raggiungere la soglia delle cosiddette nozze d’oro con il mondo delle assicurazioni. Una convivenza tutto sommato felice per le tante cose imparate, studiate, importate, ma soprattutto per la consapevole continua ignoranza con la quale ogni assicuratore serio deve saper fare i conti, verso il tanto, il di più, che ancora non sa e che si troverà ad affrontare, per tentare di risolvere nuove situazioni di rischio.

Già mezzo secolo fa eravamo in parecchi (ma comunque in esigua minoranza rispetto agli altri) a pensare che fare analisi e consulenza sui rischi era più rappresentativo e professionale che distribuire contratti poliennali, a buona remunerazione provvigionale e di apparente semplice contenuto di copertura e a basso premio.

Erano i tempi in cui “internet” avrebbe potuto essere una storia scritta da Giulio Verne e dedicata alle nostre immaginazioni. Eravamo liberi e non schiavi come ora di una grande ombra informatica che ci protegge e comunque ci sovrasta.

Non erano tempi nè migliori nè peggiori in assoluto, ma semplicemente diversi. E fra le tante diversità che abbiamo attraversato e continuiamo ad attraversare dominava sempre un unico fattore ispirante, il RISCHIO.

Il RISCHIO ha sempre accompagnato l’uomo sin dalla sua nascita, non è mai stato un concetto nuovo, sono nuove le sue manifestazioni e conseguenze, che dobbiamo saper leggere, accompagnandone mitigazioni e soluzioni solo eventualmente assicurative.

Il fatto è che cominciare adesso a professarsi consulenti del rischio nelle intenzioni future significa sottoscrivere una autocertificazione di disattenzione professionale che ha poche scusanti. Significa ammettere che sino ad oggi abbiamo privilegiato la scelta della comoda semplicità distributiva che ora invece ci sta sfuggendo di mano.

Significa che dobbiamo, come avremmo sempre dovuto, essere attenti osservatori di quanto ci circonda (internet in questo caso è un ottimo strumento, fatte le debite riserve) e appropriarci tempestivamente di novità e innovazione.

Tempo fa mi stavo confrontando in un’aula di formazione con un gruppo di professionisti di varie estrazioni e competenze, parlando proprio di questo, esprimendo la mia curiosità verso le eventualità di rischio, e di possibili coperture, che l’internet delle cose avrebbe portato con sè.  Accennando anche quanto fossi affascinato dalle possibilità, e rischi, che le stampanti 3d  profileranno nei nostri anche individuali orizzonti, quando potremo diventare progettisti e produttori in proprio di oggetti e congegni di uso comune o professionale.

Attimo di silenzio in aula, uno di quegli attimi lungo un mondo intero, quando comprendi che non conosci quello di cui ti stanno parlando. Proprio un intermediario assicurativo alzò la mano per chiedermi cosa fosse una stampante 3d.

Articolo ormai in distribuzione anche presso le grandi catene di tecnologia del segmento consumer.

Scarsa informazione, disattenzione, scarso interesse verso il mondo degli altri, oppure sottovalutazione dei principi fondamentali che dovrebbero guidare chi sui rischi dovrebbe consigliare? Informarsi, studiare, approfondire. Senza farsi manlevare dalla sostanziale superficialità del progresso, ritenendo che di tutto questo potremmo fare a meno.

I RISCHI non aspettano internet. Internet può utilmente  essere internet delle cose ma soprattutto internet delle menti, quelle pensanti.

2 pensieri su “LA STAMPANTE 3D

  1. Questa volta credo di non aver capito il significato dell’articolo e, sopratutto, non ho capito che cosa vuol dire “consulenza del rischio”. Spero in una spiegazione, di ci ringrazio e porgo cordiali Saluti . Antonio Diana

    • Grazie come sempre a chi, purtroppo solo pochi, commenta le mie riflessioni. Se lei è un intermediario vuol dire che si trova proprio al centro del problema . Se non lo fosse consideri che anche, e forse soprattutto, in assicurazioni una vendita non distributiva ( diversa cioè da quella realizzata senza il valore aggiunto della competenza da parte dell’eventuale intermediario ) basa la sua efficacia sulla individuazione preventiva dei bisogni (in assicurazioni il rischio ) e sulla loro soluzione attraverso il prodotto o servizio. Buon lavoro.

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