Il discorso del Presidente dell’ANIA. Il Mercato come sarà.

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In tale contesto, ribadiamo altresì la necessità di eliminare la disposizione che consente ai lavoratori di rimanere in servizio fino a 70 anni. Sarebbe poi opportuno prevedere la possibilità per i dipendenti di anticipare la quiescenza rispetto agli attuali termini di legge, ovviamente con una proporzionale riduzione della pensione. Entrambe le misure darebbero un significativo contributo al ricambio generazionale nelle aziende, agevolando l’occupazione giovanile.

La minore redditività finanziaria avrà effetto, poi, anche sui rami danni, evidenziando, ancor più che in passato, l’importanza di perseguire l’equilibrio tecnico con un’attenta selezione dei rischi assunti. Il quadro competitivo, infine, è destinato a modificarsi in misura significativa in conseguenza dell’innovazione tecnologica e del potenziale ingresso di nuovi competitor, anche provenienti da altri settori economici. È evidente, dunque, che le imprese, di fronte a questo scenario, dovranno modificare il loro modello gestionale individuando forme di investimento più redditizie, attuando rigorose politiche di underwriting e più incisivi controlli di tutte le componenti di costo. Un diffuso impiego delle nuove tecnologie rappresenterà un fattore fondamentale di successo.

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LE RELAZIONI INDUSTRIALI

Dopo sette anni di andamento sostanzialmente positivo, l’occupazione nel nostro settore ha registrato, lo scorso anno, una riduzione dell’1%. È un dato dovuto ai processi di ristrutturazione e riorganizzazione che hanno interessato alcune nostre imprese. Va in proposito osservato, tuttavia, che il sistema degli ammortizzatori sociali di settore, basato sui Fondi di Solidarietà bilaterali, ha consentito alle imprese coinvolte di gestire, con appositi accordi sindacali e in modo non traumatico, le ricadute che tali processi hanno avuto sui livelli occupazionali. Il tutto con oneri ad esclusivo carico delle società interessate e, quindi, senza alcun aggravio per la finanza pubblica. Per questa ragione, nell’ambito delle iniziative del Governo volte al riordino degli ammortizzatori sociali, abbiamo fortemente sostenuto la necessità di confermare il sistema vigente nel settore assicurativo. Il relativo decreto attuativo, all’esame delle Commissioni parlamentari, va nella giusta direzione.

L’efficacia dei nostri ammortizzatori sociali non ci esime dal sottolineare che le problematiche già menzionate – quali l’incertezza della ripresa economica, i bassi livelli dei tassi di interesse, lo scarso sviluppo dei rami danni e la minore raccolta nel mercato r.c. auto – potrebbero avere ricadute anche sulla dimensione degli organici del settore. In tale contesto, è chiaro che le imprese non possono assumere impegni che si tradurrebbero in oneri insostenibili in situazioni di mercato e di redditività differenti da quelle attuali. In ogni caso, la dinamica salariale dovrà essere strettamente collegata al riordino delle norme che incidono sulla produttività e sulla flessibilità organizzativa. Ci auguriamo che le buone relazioni industriali che hanno sempre contraddistinto il nostro settore possano permettere un negoziato costruttivo, finalizzato al raggiungimento del primario obiettivo di salvaguardare i livelli occupazionali.

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LA DISTRIBUZIONE

Il forte cambiamento che sta interessando l’industria assicurativa non può, evidentemente, non toccare anche le reti distributive. Gli ultimi anni hanno evidenziato una tendenza chiara – in Italia come all’estero – alla multicanalità, con l’emergere di nuove modalità di collocamento dei prodotti assicurativi. Particolarmente significativo, in proposito, il ruolo svolto dai canali bancari e postali, che intermediano una quota di oltre il 60% della raccolta vita. In futuro, ulteriori cambiamenti potranno derivare dall’innovazione tecnologica e dalla diffusione di strumenti che consentono di stabilire relazioni più dirette e personalizzate fra assicurati e compagnie. Le reti tradizionali, incentrate sulla figura dell’agente professionale, devono perciò confrontarsi con uno scenario difficile, caratterizzato da una raccolta premi in calo e da una fortissima pressione sui margini.

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E’ trascorso quasi un mese da quando il Presidente dell’ANIA Minucci ha tenuto la sua ultima relazione annuale nel corso della assemblea della associazione delle Compagnie di Assicurazione. Come spesso succede sono stati i numeri e le statistiche ad impegnare stampa e commentatori, ma forse merita altrettanta attenzione la linea dei nuovi orizzonti che si profila sul futuro degli assicuratori.

Anche l’industria assicurativa si trova a dover immaginare, con appena sufficiente tempestività, come si delineeranno i perimetri di sopravvivenza imprenditoriale, alla luce degli inevitabili mutamenti di contesto che caratterizzano l’oggi, e tanto più il domani, di chi le polizze continuerà a proporle e di coloro che le polizze  invece le compreranno.

Non occorre essere esperti economisti per rendersi conto che il fattore primariamente condizionante è rappresentato dalla scarsa redditività degli investimenti, che impone una tensione continua su costi e risultati.  Senza poter contare su quel passato ormai remoto che ha visto spesso gli assicuratori tentati da una maggiore disinvoltura assuntiva in ragione degli “ammortizzatori finanziari” che i migliori rendimenti permettevano.

E questo sarà ragionevolmente esasperato dalla prossima introduzione di Solvency II , la cui applicazione comporterà quasi certamente maggiori rigidità assuntive, coerenti con le nuove regole di capitalizzazione richieste, e probabili nuove aggregazioni di aziende, e conseguente contrazione del numero dei concorrenti possibili.

La tecnologia, ancora figlia del moto perpetuo della innovazione, faciliterà un marketing sempre più mirato, centrato su precise nicchie di clientela, che la gestione accorta dei BigData calibrerà selettivamente, per abitudini e qualità, e indipendentemente dalla conoscenza, frequentazione e presenza territoriale, degli attuali Intermediari. Indirizzandone i risultati attraverso una offerta che sarà  direttamente “recapitata” al cliente, sempre più incoraggiato verso la multiaccessibilità.

Si profila quindi come inevitabile una sorta di piazza virtuale nella quale la intera genealogia dei protagonisti sarà destinata a una rigenerazione complessiva. Gli Intermediari, o saranno sufficientemente abili nell’usare a proprio favore i risultati di tutto questo, o altrimenti ne saranno inevitabilmente sopraffatti.

Se tutto questo è, come deve essere, obiettivamente condivisibile, anche i dipendenti delle Compagnie ne sopporteranno le conseguenze. Lo dice chiaramente l’ANIA, non si assume se non si alleggeriscono i numeri dei dipendenti, e certamente non tutti saranno nella condizione di pensare ad aumenti del personale, anche se incoraggiati dalle recenti agevolazioni e riformulazioni dei contratti di lavoro.

Come successo sin dalla prima rivoluzione industriale, evoluzione si declina con la involuzione del numero delle risorse umane precedentemente impiegate. Si impone quindi una attrezzata difesa in termini di “solidarietà”, organizzata per fondi e assistenza, anche se spesso preceduta da quelle ricorrenti e imposte flessibilità organizzative, che sono il preliminare crivello per il successivo setaccio di teste diventate ormai  numeri.

Sbaglia chi pensa che questa sia un evitabile confronto di interessi e forze necessariamente antagoniste. Non ci saranno ne vinti ne vincitori, ma solo perdenti consapevoli, poichè ognuno di noi, prima di essere vittima di qualsiasi sistema, ne è innanzi tutto autore partecipe. Altrimenti non si capirebbe  da chi sia rappresentato il mercato, se non da tutti noi.

Scenari catastrofali? Piuttosto scenari inevitabili, che impongono però ad ognuno di provvedere ad accompagnarne il compimento, o magari di sovvertirne le coordinate, senza però ignorarne o sottovalutarne la probabilità.

Questo ci ha detto l’ANIA.

Un pensiero su “Il discorso del Presidente dell’ANIA. Il Mercato come sarà.

  1. A me sembra che nel discorso solo le parole usate siano nuove e che sia il contenuto che i destinatari siano sempre gli stessi. Infatti l’innovazione tecnologica ed il nuovo ecosistema digitale, in cui siamo tutti immersi, non metterebbero a rischio i modi tradizionali di lavoro e non condizionerebbero l’efficienza e la redditività all’ automizzazione se le società d’assicuraxioni dimenticassero per sempre lo schiavetto locale che si batte per gli interessi del mandante prima che dei propri e le banche si interessasero, presso i propri sportelli a trattare più di economia reale che virtuale (nemmeno ci sarebbero problemi nazionali come quelli mps).

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