Se anche il Ministero della Salute incoraggia la “non assicurazione”…allora il nostro è un Paese totalmente inadatto al senso comune di una assicurazione responsabile

Tutto comincia con la Lettera da parte della  FNOMCeO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri)  indirizzata al Ministero della Salute del 04/09/2014. Lettera con la quale la Federazione poneva sostanzialmente al Ministro Lorenzin il quesito circa la inapplicabilità sia dell’obbligo assicurativo previsto dalla c.d. Legge
Balduzzi
, che della eventuale sanzione per mancato assolvimento dell’obbligo, vista la mancata produzione del previsto decreto con il quale si sarebbero dovute disciplinare sia  le procedure che i requisiti minimi e uniformi per la idoneità dei relativi contratti assicurativi.

Il Ministero interpellato ha fatto propria la richiesta, redigendo a sua volta  la relazione, contrassegnata dal n. 0006583-P-25 del 25 novembre 2014, con la quale veniva  chiesto il parere consultivo del Consiglio di Stato sull’istanza della federazione in questione.

Da parte sua il Consiglio di Stato-Sezione Seconda, nel corso della Adunanza di Sezione del 17 dicembre 2014,  NUMERO AFFARE 02471/2014, provvede ad emettere  il parere sollecitato, che in estrema sintesi può essere così rappresentato.

omissis

Il Ministero della Salute chiede di conoscere “se l’obbligo per il professionista sanitario di stipulare, a tutela del cliente, idonea assicurazione per i rischi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale, sia da ritenersi operante, a decorrere dal 15 agosto u.s., pur in assenza del D.P.R. attuativo dell’art. 3, comma 2 del Decreto Legge n. 158 del 2012 e, pertanto, se la mancata stipula da parte dei professionisti di una polizza assicurativa costituisca illecito disciplinare, ai sensi dell’art. 5 del D.P.R. n. 137/2012, recante il regolamento di riforma degli ordinamenti professionali, a norma all’art. 3, comma 5, lettera e) del Decreto Legge 13 agosto 2011, n. 138 convertito con modificazioni, dalla Legge 14 settembre 2011, n. 148″.

omissis

Conclusivamente, deve ritenersi che l’obbligo di assicurazione per gli esercenti le professioni sanitarie non possa ritenersi operante fino a quando non sarà avvenuta la pubblicazione ed esaurita la vacatio legis del D.P.R. previsto dal capoverso dell’art. 3 del D.L. 13 settembre 2012, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla L. 8 novembre 2012, n. 189, che disciplinerà le procedure e i requisiti minimi ed uniformi per l’idoneità dei contratti assicurativi. Conseguentemente, sino ad allora, non potrà essere considerata quale illecito disciplinare la mancata stipula di una polizza assicurativa, da parte degli esercenti le professioni sanitarie.

P.Q.M.

Nei termini su esposti è il parere richiesto.

Il Ministero della Salute, ricevuto il parere, lo inoltra senza alcun commento alle federazioni e collegi che ritiene coinvolgibili.

Vale la pena ricordare ( a meno che qualcuno certamente più esperto dell’autore di questo blog sia in grado di smentirlo) che il parere del Consiglio di Stato, in quanto tale, non è né per natura e tantomeno per  effetti, una sentenza, in grado quindi di influenzare o addirittura modificare  una Legge dello Stato già entrata in vigore. E di questo qualcuno dovrebbe anche informare l’ANIA, che nel corso di una video intervista rilasciata dal suo direttore generale Focarelli, la definisce invece una sentenza, accettandone quindi implicitamente l’effetto abrogatorio della norma.

Certamente la richiesta della categoria medica di considerare insanzionabile, ma solamente insanzionabile, il mancato assolvimento di un obbligo assicurativo in assenza di chiare e definitive determinazioni nei modi e contenuti contrattuali, è genericamente condivisibile. Ma siamo per la ennesima volta al centro di una polemica che sembra finalizzata esclusivamente alla elusione della sottoscrizione di una polizza di RC Professionale. Trascurando ogni presupposto di autonomo buon senso personale e professionale, a tutela dei pazienti terzi e soprattutto della propria patrimonialità, come sempre a rischio in caso di chiamata di responsabilità.

E’ la solita storia che vede l’oggetto polizza ridotto alla stessa stregua di una tassa, senza considerarne invece la funzione sociale e egoisticamente economica, che ognuno dovrebbe vedere con priorità principale.

E’ l’ulteriore dimostrazione che in Italia, oltre al “digital divide”, esiste “l’insurance divide”, con radici talmente profonde e difficili da estirpare perchè, con il concorso di tutti, Enti e Istituzioni, rischio e copertura sono concetti astratti, balzelli fastidiosi e soprattutto strumenti di offesa e prevaricazione nelle mani di quelle entità economiche ingorde ed opulente che chiamiamo comunemente Compagnie di Assicurazione.

E la cosa più imbarazzante è che sia lo stesso Ministero a non invocare una attenzione dedicata alla protezione, indipendente da pareri ufficiali e obblighi insoddisfacenti, quasi a voler “pilatescamente” estraniarsi da argomenti spinosi e poco frequentati.

Alla stessa manierea anche l’ANIA (ascoltate la parte finale dell’intervista sopra citata) ci mette del suo, rinnegando i benefici delle assicurazioni obbligatorie e astenendosi, come in questo caso,  dal cogliere ogni utile occasione per diffondere la cultura del rischio, soprattutto nel settore spinoso della Sanità.

Però, noi italiani siamo sempre ricchi di però, guarda caso proprio ieri il Ministero della Salute ha annunciato la costituzione di una nuova  nuova Commissione consultiva per le “problematiche in materia di medicina difensiva e di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”, raccogliendo in un quanto mai essenziale documento i numeri e le ragioni di un fenomeno in costante aumento, e annunciandone i componenti.

Come poi questa commissione si armonizzerà con gli ormai dieci progetti e disegni di legge, da tempo giacenti all’esame delle varie Commissioni alle Camere, saranno le cronache future a darcene conto. A chi scrive non resta altro , come al solito, che annotare come, e per troppo tempo, l’indolenza del legislatore e le fiacche (visti i risultati) pressioni di professionisti e compagnie, continuino a marciare in ordine talmente sparso da non capirne più gli obiettivi.

E nel frattempo abbiamo abdicato alle sentenze i destini di operatori e vittime, incoraggiando le Compagnie alla fuga in massa dal settore. Impedendo a noi assicuratori di fare il nostro mestiere.

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