I premi 2014 del mercato italiano come li conta l’ANIA

ANIA-Premi-Vita-e-Danni-2014-IMC (1)ANIA-Premi-Vita-e-Danni-2014-IMC (1) I numeri non si discutono, si leggono presupponendone la attendibilità, e nel caso dell’ANIA è la stessa associazione delle compagnie italiane a precisare che:

Sulla base delle informazioni fornite anticipatamente dalle imprese di assicurazione operanti in Italia e dalle rappresentanze in Italia di imprese aventi sede legale in paesi europei ed extra europei, l’ANIA ha raccolto i dati relativi ai premi lordi contabilizzati nel 2014 per il lavoro diretto italiano dei rami Danni e dei rami Vita. Le informazioni sono da considerarsi ancora provvisorie. Hanno partecipato alla rilevazione tutte le 121 imprese nazionali e le 2 rappresentanze di imprese extra europee che hanno contabilizzato premi nel 2014. Sono state invece 61 le rappresentanze di imprese europee ad aver aderito alla rilevazione statistica rispetto alle 91 ammesse ad operare in Italia in regime di stabilimento; in termini di quota mercato si stima che queste rappresentino tuttavia circa l’80% del totale (in particolare il 95% nel settore Danni e il 70% nel settore Vita).

E’ la fotografia di una situazione assicurativa che conferma le caratteristiche del settore nel nostro Paese e la sua correlazione con il contesto sociale ed economico che tutti conosciamo. Il quadro che se ne ricava non tratteggia certamente una evoluzione dell’intero sistema assicurativo, eccezione fatta per il miglioramento del rapporto Premi/PIL, sostanzialmente dovuto all’apporto del Ramo Vita.

Il Ramo Vita incrementa infatti di quasi il 30% il suo predominio all’interno della distribuzione percentuale tra Vita e Danni, confermando almeno tre elementi.

Il primo, che evidenzia ancora una volta che la vendita allo sportello bancario e postale continua a prevalere (anche se solo presumibilmente, in assenza di dati sulla suddivisione dei canali distributivi) sui canali tradizionali.

Il secondo riafferma la seppur residuale fiducia degli assicurati vita, in assenza di alternative altrettanto valide,  verso una forma di “rifugio” finanziario assicurativo, che il settore ancora suggerisce in virtù di una presunzione di solidità patrimoniale rassicurante. E’ interessante osservare come l’opinione dei clienti si manifesti come una sorta di sdoppiamento positivo nella valutazione delle compagnie; da sempre accusate di guadagnare a scapito degli stessi assicurati, ma proprio per questo con un realizzato patrimoniale ritenuto solido e invitante.

Il terzo ribadisce purtroppo la perdurante scarsa predisposizione nazionale verso la stipula di assicurazioni nei rami danni (pur tenendo conto della influente e dichiarata diminuzione dei premi nella RC Auto,e a parità di parco veicoli circolante, come afferma l’ANIA). La visione del Rischio e della necessità della sua copertura è ancora ben lontana da quei risultati di radicata consapevolezza che ci si aspetterebbe dall’opera di acculturamento, evidentemente mancata o poco convincente, dell’intervento degli intermediari tutti.

Ma si sa, per molti l’alibi della costrizione economica ancora in atto sarà sufficiente a giustificare anche questa volta la fotografia, tuttora in bianco e nero, del mondo delle polizze. Ma se il Ramo Vita segna gli incrementi che leggiamo, forse l’alibi regge un po’ meno, e gli intermediari dovrebbero ancora una volta riflettere su come rimodulare azioni e prestazioni nella propria professione. E soprattutto riconsiderare le relazioni e richieste da indirizzare alle compagnie, sostituendo alle istanze sterilmente rivendicative e lamentose, progettualità nuove, adeguate, convincenti e realizzabili. Realizzando che “occuparsi” è molto meglio che continuare solo a “preoccuparsi”.

 

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