Facili Maestri per la “inDISCIPLINA” DEI REQUISITI PROFESSIONALI DEGLI INTERMEDIARI ASSICURATIVI

Ci aspettavamo molto dal lungo esame da parte dell’IVASS del documento alla base dell’attuale REGOLAMENTO CONCERNENTE LA DISCIPLINA DEI REQUISITI PROFESSIONALI DEGLI INTERMEDIARI ASSICURATIVI E RIASSICURATIVI appena pubblicato. Ma come spesso succede le attese si trasformano in aspettative e le aspettative si ribaltano talvolta in delusioni. Personalmente ho sempre sostenuto, e continuo ad esserne convinto, che la formazione oggetto del precedente obbligo in capo agli Intermediari Assicurativi aveva contorni, e contenuti possibili, di una tale evanescenza da rendere il risultato un semplice adempimento dettato dal timore di subire, in caso di mancato assolvimento, la conseguente sanzione.

E si sa che l’adempimento è una sorta di bollino certificatore dell‘”aver fatto” e spesso, come in questo caso, non di “come è stato fatto”: Speravamo che oltre alle opportune e minuziose identificazioni delle modalità e requisiti tecnologici nella erogazione dei percorsi formativi, delle loro aree tematiche obbligatorie, si definisse una volta per tutte la qualità rigorosa di docenti e strutture di formazione. Per evitare, come nel passato, che chiunque, e con qualunque inesperienza,  potesse essere soggetto legittimato a trasferire conoscenze e competenze a beneficio di chi le polizze le propone e di chi le polizze magari le sottoscrive.

L’articolo 3) attuale sotto riportato ci ha fatto  sperare, ma ancora non completamente, che la obbligatoria dignità della professione dell’assicuratore venisse definitivamente garantita con requisiti identificati, senza cedimenti nè leggerezze.

Art. 3 (Oggetto e finalità)

1. Il presente regolamento disciplina gli standard organizzativi, tecnologici e professionali riguardanti la formazione e l’aggiornamento dei soggetti di cui all’art. 4, commi 1 e 2, con riferimento ai prodotti formativi, ai requisiti dei soggetti formatori e alle caratteristiche tecniche e funzionali delle piattaforme di e-learning e delle altre modalità di formazione a distanza equivalenti all’aula.
2. Il presente regolamento ha la finalità di favorire il rafforzamento dei requisiti professionali dei soggetti tenuti all’obbligo di formazione e aggiornamento, a garanzia della piena ed effettiva osservanza da parte degli stessi delle regole di comportamento nei confronti dei contraenti e degli assicurati.

Non mi addentro nel dettaglio della  copiosa documentazione degli esiti della pubblica consultazione, 104 pagine, dove ognuno può rintracciare idee, opinioni e proposte dei numerosi partecipanti al contributo di dibattito e approfondimento, unitamente alle  relative condivisioni o reiezioni da parte della stessa IVASS.  Nè tantomeno analizzo il risultato finale, manifestatosi con la stesura definitiva del Regolamento che andrà in vigore dal prossimo 1 gennaio 2015, pur usufruendo di una “franchigia transitoria” di 6 mesi, sino al 30 giugno 2015.

Qualche dissonanza tra motivazioni e pareri dell’IVASS, evidenti nella pubblica consultazione e il testo finito del Regolamento, esiste, e anche di facile percezione, ma sarà la sua pratica applicazione a confermare o smentire queste altrettanto personali impressioni.

Il punto dolente e doloroso è invece rappresentato da quella parte regolamentare che tenendo conto della distinzione in più punti ribadita tra la formazione (iniziale) e l’aggiornamento (quello cioè attualmente di cadenza biennale in capo ai  soggetti già iscritti alle varie sezioni del RUI), provvede, o meglio non provvede affatto, alla determinazione di requisiti garanti di buona qualità formativa.

REGOLAMENTO N. 6 DEL 2 DICEMBRE 2014
REGOLAMENTO CONCERNENTE LA DISCIPLINA DEI REQUISITI PROFESSIONALI DEGLI INTERMEDIARI ASSICURATIVI E RIASSICURATIVI

Capo V
Soggetti formatori
Art. 14 (Requisiti dei soggetti formatori)

…omissis

2. Qualora non vi provvedano direttamente, i soggetti di cui all’art. 5 possono organizzare l’aggiornamento avvalendosi dei soggetti di cui al comma 1, lettere a), b) e c), nonché da enti che, pur se non muniti delle certificazioni di cui al comma 1, lettera c), svolgano l’attività formativa quale attività prevalente e dispongano di adeguata organizzazione e procedure operative.
3. I docenti incaricati dai soggetti di cui ai commi 1) e 2) sono scelti tra:

a) docenti universitari che esercitano la didattica nelle materie giuridiche, economico-finanziarie, tecniche, attuariali e fiscali, attinenti le aree tematiche di cui all’allegato 1;

b) soggetti che abbiano maturato una comprovata esperienza almeno quinquennale nelle materie di cui alla lettera a) del presente comma attraverso l’esercizio della docenza formativa e/o di attività professionali;

c) dipendenti, anche in quiescenza, di imprese di assicurazione e riassicurazione o di intermediari iscritti nella sezione D del RUI, intermediari iscritti nelle sezioni A e B del RUI, purché in possesso di una comprovata esperienza professionale maturata in almeno un quinquennio di svolgimento dell’attività e di adeguata capacità didattica.

Una rete a maglie sufficientemente strette per i requisiti dei soggetti, individuali o a vario titolo strutturalmente organizzati, per la formazione preliminare alla iscrizione al RUI , e maglie larghe, smagliate al punto da confermare la rottura della sua capacità di captazione del necessario, da parte del regolamento, per la ben più lunga e per questo non meno importante durata dell’aggiornamento periodico, estesa a tutta la vita professionale degli intermediari.

Senza infierire sui termini impropri, perchè vistosamente asimmetrici, quali docenza formativa e adeguata capacità didattica quale prerequisiti di due famiglie di soggetti “non universitari”, assistiamo ancora una volta all’alzarsi di una sbarra che permette a enti e persone di incerta qualificazione di entrare come soggetti legittimati nel delicato, molto delicato, mondo della formazione.

Con ogni rispetto dovuto, anche per personale passata appartenenza, ai dipendenti delle compagnie pensionati o attivi, il fatto di non aver provveduto a pretendere pertinenti provenienze di attribuzioni professionali, competenze e incarichi, permetterà ad esempio a chi svolge o avrà svolto, con ogni decoro possibile,  incarichi eternamente amministrativi o gestionali, di intervenire invece magari con docenze di contenuto assuntivo, commerciale, normativo. E  chi più ne ha più ne metta.

Lo stesso dicasi per tutti quegli altrettanto genericamente soggetti definibili come  enti che, pur se non muniti delle certificazioni di cui al comma 1, lettera c), svolgano l’attività formativa quale attività prevalente e dispongano di adeguata organizzazione e procedure

che hanno  già svilito e mortificato nel passato il settore della formazione professionale,  con “sbracciamenti  inqualificabili” di prezzi e miseria di contenuti, che hanno diffuso e incoraggiato i semplici “bollini” di adempimenti formativi senza alcun beneficio di reale arricchimento professionale. E che potranno ora a meritato titolo riapparire e guadagnare anche in futuro, grazie a queste inopportune  concessioni terminologiche.

Si doveva invece correre il rischio di impopolarità,  per ottenere qualità pretendendo requisiti rigorosi, pertinenti e adeguatamente definiti. Questa volta sì che l’aggettivo “adeguato”  avrebbe avuto concretamente il senso del rispetto di regole certe.

Malgrado tutto ciò, per dirla con Paolo Conte, “se il maestro è nell’anima”  qualche sopravissuto e  volenteroso ammalato di “docenza vera” forse continuerà a farsi avanti, per dare e ricevere formazione, o meglio aggiornamento, di sana e ricorrente qualità. E’ questa l’Italia dei volontari e dei pompieri!

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