ANIA. Forza e autorevolezza alla prova dei fatti

E’ ormai datato alcune settimane l’annuncio dell’Amministratore Delegato di Unipol Carlo Cimbri dell’intenzione di abbandonare la associazione all’ANIA successivamente alla presentazione dei risultati trimestrali al cda dello scorso 13 novembre. La categorica affermazione riportata dalla stampa e attribuita a Cimbri,  «Unipol non si riconosce e non si sente rappresentata nell’Ania attuale», non lascia spazio a dubbi interpretativi di alcun genere. Diffusi i commenti e i timori di un effetto domino da parte delle altre compagnie, al momento non verificatosi, così come non è stata altrettanto ufficializzata l’uscita dalla associazione degli assicuratori italiani.

L’ANIA da parte sua, oltre che esprimere rammarico per la ventilata decisione auspicandone un ripensamento, ha provveduto a ridisegnare la propria governance prevedendo  una più allargata partecipazione alla guida dell’Associazione.

“In particolare, i Vicepresidenti passano da 2 a 3 con la possibilità che ad essi vengano conferite deleghe specifiche. Al Comitato Strategico vengono attribuite nuove competenze in termini di proposta al Comitato Esecutivo e di deliberazione in caso di urgenza; il numero dei suoi componenti passa da 9 a 10″ recita il provvedimento. Contrariamente a quanto inizialmente previsto, nel corso del medesimo Comitato Esecutivo si sarebbe dovuto dare l’annuncio della nomina del nuovo Presidente, da portare alla approvazione della Assemblea del prossimo 16 dicembre.

Per la scelta del nuovo nominativo presidenziale da proporre ai soci sembra non ci sia stato il tempo sufficiente. Vista dall’esterno la questione suscita qualche legittima curiosità, quasi si volesse rimandare la scelta del nuovo presidente alla eventualità di un ripensamento da parte di Unipol, in modo da consolidare il peso della candidatura anche con il voto dell’assicuratore di Bologna, oppure riservare arditamente qualche posizione di rilievo (o addirittura di massimo rilievo?) alla medesima area aziendale.

Nel frattempo Generali, per voce del suo Presidente, avrebbe smentito ogni ipotesi affermando (mica poi tanto risolutamente per esserne il Presidente) “Noi siamo nell’Ania, non mi risulta che ci siano atteggiamenti di tipo diverso”. A questo punto sembrerebbe a rischio di compromissione solo la quota di Unipol nel bilancio di ANIA, che comunque sembra valere un rispettabile 20% del totale.

Sin qui i fatti riportati, ma forse conviene addentrarsi, seppur con tutte le riserve del caso, in qualche riflessione di  maggiore profondità sulla funzione attuale dell’ANIA e su quanto è in grado di esprimere nel rispetto dei propri scopi statutari, che ricordiamo recitano:

  ANIA  ASSOCIAZIONE NAZIONALE FRA LE IMPRESE ASSICURATRICI  
Statuto

TITOLO I

Costituzione e scopo

Art.2.- Scopi

L’Associazione, che non ha fine di lucro, ha per scopi:

a) di tutelare gli interessi del settore coniugandoli con gli interessi generali del Paese nella costruzione di un modello di sviluppo sostenibile riconosciuto dalle Istituzioni e dall’opinione pubblica;

b) di valorizzare l’assicurazione ed il settore assicurativo come fattori essenziali dell’economia e della società italiana e come sistema chiaro e trasparente che si pone al servizio dell’utenza, in una logica di mercato e di competizione fra le imprese;

c) di svolgere ogni opportuna azione per diffondere una più ampia ed approfondita conoscenza della funzione, dei problemi, delle condizioni dell’industria assicurativa, con particolare riguardo alla prevenzione del rischio;

d) di rappresentare i soci ed il mercato assicurativo italiano, nei modi previsti dalla legge o dai relativi statuti o regolamenti, in organismi pubblici, enti od associazioni nazionali, internazionali o sopranazionali, nei quali il settore abbia o possa avere interessi diretti od indiretti;

e) di provvedere, nell’interesse dei soci, in modo esclusivo al regolamento collettivo dei rapporti di lavoro, sia autonomo che subordinato, nei confronti di associazioni di prestatori d’opera, qualunque forma esse assumano, con facoltà di trattare e risolvere, in quanto possibile mediante opportuni accordi collettivi, le eventuali divergenze, fuorché per quei soci che, entro dieci giorni dal ricevimento dell’avviso di inizio delle trattative loro notificato dall’Associazione, abbiano comunicato, a mezzo lettera raccomandata, di voler svolgere le trattative stesse in via autonoma e separata con l’assistenza dell’Associazione;

f) di provvedere allo studio e di collaborare, anche con altri enti o associazioni, alla risoluzione di problemi di ordine tecnico, economico, finanziario, amministrativo, fiscale, sociale, giuridico e legislativo, riguardanti l’industria assicurativa;

g) di raccogliere ed elaborare tutti gli elementi, notizie e dati che possano comunque avere interesse per il settore;

h) di fornire in ogni sede un’assidua assistenza ai soci su tutte le materie di loro interesse;

i) di promuovere iniziative atte a favorire l’istruzione professionale degli addetti all’attività assicurativa;

l) di svolgere ogni altra attività comunque utile per il raggiungimento dei suoi fini.

Se si giudicano con fredda e oggettiva criticità i punti cardine del perimetro istituzionale della associazione forse appare non efficacemente realizzato l’obiettivo di costruzione di un modello di sviluppo sostenibile riconosciuto dalle Istituzioni e dall’opinione pubblica, che unitamente a quello di  valorizzare l’assicurazione ed il settore assicurativo come fattori essenziali dell’economia e della società italiana connotano forse una ridotta energia nell’esercitare una necessaria e positiva azione di lobbyng. In grado di influenzare e orientare gli organi regolamentari e soprattutto legislativi, nel contribuire a conferire complessivamente una struttura di sistema sostenibile. Nel quale complementare gli interessi sociali e economici di parte del Paese in settori estremamente delicati quali quelli legati, ad esempio, alla ridefinizione delle tabelle di risarcimento per i sinistri gravi, e ancor più all’ultra sensibile comparto della responsabilità sanitaria.iStock_000017629231XSmall

Sono argomenti di elevato gradiente di sensibilità sociale, che non trovano ancora la necessaria armonia e coerenza tra impianti legislativi impositivi di obblighi assicurativi, e conseguenti rischi di inadempienza applicativa per l’ingessamento di un  mercato ricorrentemente vittima di turbolenze centrifughe da parte di una giurisprudenza alternante e quanto mai variegata.

Sembra infatti che l’ANIA eserciti al momento una funzione unicamente antagonista nella rapportualità di settore, verso i CCNL e le categorie interessate, e altrettanto, ma forse con maggio vigore, nei confronti degli agenti di assicurazione. Vale certamente  la premessa che la crisi di rappresentatività tocca ormai quasi tutte le organizzazioni che di tale funzione fanno il proprio ruolo istituzionale, sia per la esasperata situazione economica e occupazionale, che per la competizione che vede sempre più lo strumento dei costi e del prezzo finale quale unico giudice della sopravvivenza di mercati e imprenditori.Alla luce di tutto questo si impone però la necessità di una maggiore e riconoscibile autorevolezza nell’esercizio di un indispensabile contrappeso tra politica e economia, orientando entrambi verso quei traguardi di sostenibilità sociale che i tempi attuali, ma soprattutto quelli futuri, impongono severamente.

Senza comunque trascurare la promozione di quelle  iniziative atte a favorire l’istruzione professionale degli addetti all’attività assicurativa, statutariamente previste,  che devono irrinunciabilmente contribuire a fare del settore assicurativo una palestra di qualità ed esperienza, altrettanto riconoscibile, e in grado di accompagnare l’evoluzione della tecnologia e dei processi senza sopraffare la corrispondente crescita di competenza professionale.

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