ANIA. Salute!

C’era una tiepida attesa per la presentazione del dossier prodotto dall’ANIA  “Malpractice, il grande caos” . 

Da parte di chi il settore lo pratica con assiduità professionale la curiosità di leggere contenuti diversi da quelli già espressi dal Presidente Minucci nel corso della sua Relazione Annuale all’Assemblea  2014, oppure di quanto oggetto della recente audizione del Direttore Generale Focarelli presso la I Commissione (Affari costituzionali) della CAMERA DEI DEPUTATI dello scorso 10 luglio 2014, era giustificata dalla prossimità della data di pubblicazione del dossier.dell’ANIA con l’ormai fatidico 14 Agosto 2014, a partire dal quale scadrà (o dovrebbe scadere?) l’obbligo definitivo di copertura assicurativa per tutti gli esercenti le professioni sanitarie, così come stabilito dall’art.3 della c.d. Legge Balduzzi.

Nessuna novità invece è stata raccontata, nessuna anticipazione su eventuali proroghe dell’imminente obbligo assicurativo, nessun aggiornamento sulla evoluzione dell’iter parlamentare ancora in corso e  che dovrebbe accompagnare all’esame definitivo gli attuali 9 progetti e disegni di legge che ambiscono a inquadrare e regolamentare la “responsabilità professionale in ambito sanitario”.

Argomento delicato e mediaticamente sovraesposto quello della responsabilità sanitaria in Italia, all’interno del quale si concentrano i peggiori malumori di tutte le parti coinvolte, pazienti presuntivamente danneggiati o timorosi di poterlo diventare, operatori e strutture sanitarie alle prese con “assicurazione sì”, “assicurazione no”, “assicurazione come”.

Il dossier delle compagnie di assicurazione vuole essere, forse troppo semplicisticamente, solo il racconto di quanto è successo.  In tutti questi anni di spavalderia assuntiva da parte di qualche compagnia “barricadera”,  poco sorvegliata da chi forse avrebbe potuto e dovuto fare di più, e nei quali parte del resto del mercato  si è adagiato su un fatalismo assuntivo che in quanto tale non ha mai prodotto buoni frutti. Non servivano immagini e colori patinati per spiegare ancora una volta  che le statistiche di premi e andamenti tecnici in possesso dell’ANIA vanno integrate, e confrontate, con quelle di qualche broker large size che di sanità pubblica ha masticato molto negli ultimi anni, oltre che  con quelle delle compagnie che operano in Italia in regime di libertà di  prestazione di servizi. Non serviva ancora rammaricarsi per il persistente “diritto vivente” che si autoalimenta nelle aule giudiziarie, in attesa di norme definitive e chiare su “quando” e “quanto” un sanitario debba essere chiamato a risarcire, se chiamato in causa da pazienti che “pazienti” non vogliono più esserlo.

L’ANIA purtroppo ha riconfermato anche in questa occasione che gli assicuratori in Italia non hanno una cittadinanza legittimata in grado di influenzare nè valutazioni e nè tantomeno decisioni dei legislatori, che tracheggiano nel produrre correttivi e interventi per determinare un perimetro di responsabilità sostenibile. E oltre a questo gli assicuratori, direttamente o indirettamente, hanno dimostrato di non aver saputo prevedere una deriva delle richieste di risarcimento in Sanità che era sufficientemente importabile da altri Paesi, e che avrebbe dovuto imporre una tempestiva e strutturata raccolta di dati, per anticipare e magari governare il fenomeno.

Tutti sappiamo ormai da tempo che:

  • la desertificazione del mercato di sottoscrizione di queste tipologie di affari trae origine dagli andamenti negativi dei rapporti sinistri a premi
  • che la durata e interpretazione delle responsabilità dentro le aule giudiziarie è di ampia e spesso poco prevedibile lunghezza, complicando la quantificazione delle riserve sinistri delle Compagnie
  • che il ricorso alla non assicurazione, contrabbandata come  “autoassicurazione” da parte delle Regioni e Aziende Sanitarie che la praticano, serve spesso a un estemporaneo, ma comunque solo temporaneo,  maquillage dei bilanci per cassa, trascurando invece di impiantare una gestione degli eventi avversi coadiuvata sia da funzioni di risk management realmente incidenti che da opportuni accantonamenti di fondi rischi con puntuali logiche attuariali
  • che queste scelte costruiscono una potenziale bomba sociale nel mettere a scadenza indefinita, e con importi altrettanto indefiniti, cambiali virtuali che i nostri prossimi discendenti saranno chiamati a onorare sostanziosamente
  • che la perdurante asfissia legislativa lascia nel vuoto decisionale tutti gli operatori sanitari che ancora non sanno nulla del fondo promesso dalla Legge Balduzzi, dell’obbligo o meno dei dipendenti delle aziende sanitarie nel soddisfare l’obbligo assicurativo dal prossimo 14 agosto
  • che i costi della cosiddetta medicina difensiva sono cifre importanti, ma mai valutati con sufficiente precisione (che abbiamo importato, come nel caso del rapporto debito pubblico/PIL,in  una proporzione virtuale rispetto alla  spesa sanitaria nazionale), e in quanto tale diventa corrispondentemente virtuale “misurare” i cosiddetti benefici che dai suggerimenti “non accolti dell’ANIA”  potrebbero derivare
  • che la sonnolenza dei 9 progetti e disegni di legge ancora da esaminare rischia, per dirla in medichese, di diventare un coma legislativo irreversibile, dal quale difficilmente poter uscire in tempi brevi

E allora sarebbe stato forse meglio, anzichè scagliarsi contro quello che non si è ancora fatto, e affermando quindi implicitamente il ruolo di “inaudita parte” che l’ANIA continua a rappresentare,  rimanere ancora lateralizzati rispetto a percorsi e decisioni che non si è tuttora in grado di condizionare o orientare. Attendendo quelle normative definitive e ufficiali ancora da venire, e che saranno le sole a poter autorizzare annunci importanti e ultimativi. Invece il tentativo timidamente pruriginoso del dossier ha sollevato solamente qualche scontato sternuto da parte di qualche organizzazione rappresentativa delle strutture sanitarie e ospedaliere, nel rassicurare cittadini e il resto del mondo che la sanità nazionale, ancorchè non più assicurata,   è comunque nelle condizioni di capienza economica per risarcire ogni evento avverso. Con buona pace di numeri, attuari e politici!

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