Obbligo assicurativo per il Personale Sanitario dipendente dal SSN? ANIA sì, ANIA no. I sacrosanti dubbi interpretativi di una norma imperfetta.

Riporto uno stralcio, con mie libere evidenziazioni,  del testo integrale della audizione del  Direttore Generale dell’ANIA presso la  I Commissione (Affari costituzionali)-CAMERA DEI DEPUTATI ,  pubblicato oggi sul sito istituzionale della stessa ANIA, e riferita alla “Conversione in legge del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, recante disposizioni urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari.”

…omissis

A) COMMENTI ALL’ART. 27 DEL DL N.90/2014

L’art. 27 apporta alcune modifiche all’articolo 3 del decreto legge 13 settembre 2012, n. 158 (c.d. decreto Balduzzi), con l’obiettivo di:

1) chiarire che ai dipendenti pubblici esercenti le professioni sanitarie nell’ambito del SSN non si applica l’obbligo di stipula di polizza di responsabilità civile professionale sancito per tutti i professionisti dal decreto-legge n. 138/2011, convertito con modificazioni dalla legge n. 148/2011;

2) specificare che il fondo previsto, dal comma 2 lett. a) della citata legge, al fine di garantire idonea copertura assicurativa agli esercenti le professioni sanitarie, opererà “nei limiti delle risorse del fondo stesso” e che la misura del contributo al fondo dei professionisti che ne facciano espressa richiesta non sarà definita in sede di contrattazione collettiva bensì “nella misura determinata dal soggetto gestore del fondo”.

1) AMBITO DI APPLICAZIONE DELL’OBBLIGO DI ASSICURAZIONE
Per quanto riguarda il primo punto, riteniamo che la previsione di escludere dall’obbligo diassicurazione i medici dipendenti sia una scelta politica, di cui comprendiamo le ragioni. Tale scelta però deve essere compiuta nell’ambito di un sistema coerente. Non è semplicemente eliminando un obbligo di assicurazione che si risolve un problema.

Se si vuole rendere coerente il sistema è necessario accompagnare l’eliminazione dell’obbligo di copertura assicurativa con la previsione che l’operatore sanitario risponda esclusivamente a titolo extracontrattuale. Da anni però, come ricorderemo in seguito, la giurisprudenza ritiene che la responsabilità del sanitario dipendente sia a titolo contrattuale, basandosi sulla costruzione del c.d. “contatto sociale”. Torneremo su questo punto, in quanto riteniamo sia importante dissipare ogni ambiguità per assicurare ai medici quella serenità necessaria per svolgere il loro insostituibile lavoro.

Per quanto riguarda, invece, le modalità di redazione dell’intervento normativo formuliamo alcune osservazioni. L’emendamento introdotto dal D.L. in commento ha come fine quello di rendere applicabile l’articolo 3, comma 5, del D.L. 138/2011, con particolare riferimento alla lettera e) di tale previsione. Ora, tale articolo prevede che, con Decreto del Presidente della Repubblica, gli ordinamenti professionali dovranno essere riformati per recepire alcuni principi, tra cui, alla lettera c) l’obbligo di assicurazione “a tutela del cliente”.

In primo luogo si rileva come non sembri possibile rinvenire, nella norma citata, alcuna distinzione tra personale sanitario dipendente dal SSN ed altro personale sanitario. Del resto, una tale distinzione, quale pare essere ipotizzata dalle Schede di lettura predisposte dai Servizi della Camera dei Deputati, avrebbe una difficile giustificazione, di talché potrebbe anche porsi un problema di legittimità costituzionale.

Ciò premesso, a quanto è dato di capire, dell’articolo 3, comma 5, lettera e) del D.L. 138/2011 sono state date due interpretazioni diverse. Secondo la prima (a) l’obbligo assicurativo riguarderebbe solo i liberi professionisti, con esclusione dei dipendenti; secondo l’altra (b) l’obbligo si estenderebbe a tutti gli iscritti in albi.

Per la tesi sub (a) si è espresso, ad esempio, il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, con Circolare del 12 luglio 2013, n. 250, Prot. U-rsp/3876/2013, secondo la quale non sono soggetti all’obbligo assicurativo gli ingegneri assunti alle dipendenze di pubbliche amministrazioni ed enti pubblici, i quali esercitino l’attività professionale esclusivamente per conto dell’amministrazione o dell’ente di appartenenza, né i professionisti ingegneri dipendenti da un datore di lavoro privato.

Alla tesi sub (b) aderisce, invece, il parere del Consiglio Nazionale Forense di data 22 maggio 2013, n. 54 (relatore Berruti), che conclude per la soggezione all’obbligo di assicurazione anche degli avvocati dipendenti, in quanto iscritti nell’elenco speciale annesso all’albo, dato che “l’esercizio professionale degli avvocati iscritti nell’elenco speciale non differisce qualitativamente da quello esperito dai professionisti iscritti all’albo ordinario”. È vero che tale parere è stato reso con riferimento ad una norma diversa da quella in commento (l’art. 12, comma 1 della Legge n. 247/20121); essa è però sostanzialmente simile tanto alla norma appena richiamata quanto al regolamento attuativo della stessa.

Se l’intenzione del legislatore è, pertanto, quella di meglio chiarire la portata dell’obbligo di assicurazione, potrebbe essere valutata l’opportunità di un intervento volto a dissipare i dubbi interpretativi, come visto, già sorti. Una possibile modalità sarebbe chiarire, con norma di interpretazione autentica, se per “professionista” ai sensi dell’articolo 3, comma 5, del D.L. 138/2011 debba essere inteso il soggetto “iscritto in albi o collegi” ovvero “colui che esercita l’attività come libero professionista senza vincolo di subordinazione, ai sensi dell’art. 2222 del codice civile”.

omissis…

E allora?

La mia personale opinione,  espressa con il mio post del 25/6/2014, non era affatto mutata nemmeno dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Conversione in legge del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, recante disposizioni urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari.”  .

Il citato Art.27 del DL90 non aveva introdotto, a mio avviso, alcuna distinzione tra chi degli esercenti le professioni sanitarie, sarà o non sarà assoggettato all’obbligo assicurativo previsto dall’Art.3 della c.d. Legge Balduzzi a partire dal prossimo 14 Agosto 2014.

Proprio per questo motivo l’acquisizione da parte della stessa ANIA della convinzione che ci fosse una distinzione tra  esercenti le professioni sanitarie dipendenti o non dipendenti dal Servizio Sanita Nazionale mi aveva oltremodo meravigliato.

Ciò era avvenuto con la pubblicazione sul proprio sito web della notizia del presunto esonero, riportata da un unico quotidiano nazionale. E ancora  più autorevolmente rimarcato dallo stesso Presidente Minucci, all’interno della parte dedicata alla Sanità della propria relazione, nel corso della Assemblea Annuale 2014, quando afferma: ” Neanche la recente norma approvata dal Governo – che esenta dall’obbligo di assicurazione i medici dipendenti pubblici –affronta i problemi alla radice.

Probabilmente anche l’ANIA , come gli organi di stampa,  si sarà frettolosamente lasciata suggestionare dalla scheda di lettura 196/1 del SERVIZIO STUDI della Camera, che nei suoi commenti all’Art.27 del Decreto Legge 90 recita, tra l’altro, testualmente:

l’esercente le professioni sanitarie è tenuto a stipulare idonea polizza assicurativa per i rischi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale. Tale obbligo non trova applicazione nei confronti del solo professionista sanitario che opera nell’ambito di un rapporto di lavoro dipendente con il Servizio sanitario nazionale;

Ecco che solo ora,  nell’occasione di una audizione alla Camera  l’ANIA, dichiara che:  a quanto è dato di capire, dell’articolo 3, comma 5, lettera e) del D.L. 138/2011 sono state date due interpretazioni diverse” , smontando quindi le proprie precedenti e inossidabili convinzioni. Forse ci si aspetterebbe, proprio dalla associazione di quelle compagnie che sono e saranno chiamate ad essere gli unici erogatori degli strumenti di adempimento all’obbligo assicurativo disposto per legge, indicazioni motivate dei dubbi o delle certezze interpretative. Ma probabilmente questo bisogno risulta evidentemente affievolito dall’inesistente obbligo a contrarre da parte delle stesse compagnie.

Trascurando la circostanza, non di poco conto, che sono migliaia i medici coinvolti e gli  intermediari assicurativi che li devono assistere entro il prossimo 14 agosto, e  che dovendo fare i conti con un mercato di collocazione di questi rischi non certamente esuberante, forse vorrebbero essere supportati proprio dalla autorevolezza della rappresentanza delle compagnie, per valutare se i propri clienti “esercenti le professioni sanitarie” debbano sottoscrivere una polizza di Rc Professionale completa oppure una Copertura limitata alla sola Colpa Grave.

In quale campo sia ora la soluzione a questo finto dilemma interpretativo nessuno lo sa, ma sono comunque molti quelli che immaginano che la strada dell’ennesimo  rinvio della data dell’obbligo assicurativo potrebbe essere quella più comoda.

E il legislatore resta a guardare!

 

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