ANIA e SANITA’. Quali orizzonti?

Nella sua relazione annuale il Presidente dell’ANIA ha toccato, tra gli altri, anche il delicato tema della Sanità.

Dopo essersi soffermato sulla ineludibilità di una riforma della sanità pubblica, resa ancora più complessa dalla articolazione multi  livello, Stato-Regioni, del nostro sistema nazionale, ha sottolineato come il processo di invecchiamento della popolazione accresca la domanda di assistenza, rendendo ancora più pesanti gli oneri che lo Stato dovrebbe sostenere per rispondere alle nuove richieste.

A suo avviso il nuovo Patto per la Salute “dovrebbe confermare il carattere universalistico dell’accesso ai servizi sanitari pubblici, ma prevedere anche che alcune prestazioni – ad esempio la prevenzione, le visite specialistiche, la diagnostica – siano gratuite solo per le persone in condizioni di vulnerabilità economica, mentre le altre dovrebbero sostenerne il costo”. E’ evidente il richiamo e auspicio verso “un maggiore spazio all’intervento delle forme sanitarie integrative, per le quali andrebbe reso omogeneo il relativo trattamento fiscale, equiparando le polizze di assicurazione ai fondi e alle casse sanitarie“, prospettando altrettanto nuovi segmenti di mercato che non trovano ancora una raccolta premi, e prodotti corrispondenti, degni forse di migliore rilievo.

Non poteva mancare un accenno al sempre più delicato tema della responsabilità sanitaria:

” Parlando di sanità non posso non affrontare il tema della responsabilità civile dei medici e delle strutture sanitarie. Lo scorso anno avevo illustrato una serie di misure che, se adottate prontamente, avrebbero potuto contenere il livello dei danni causati dalla malpractice, riducendo il costo delle coperture assicurative:
– rafforzamento delle attività di prevenzione nelle strutture sanitarie attraverso l’inserimento della figura del risk manager;
– chiara definizione della responsabilità dei medici e degli operatori sanitari, con esclusione della stessa nel caso di rispetto dei protocolli;
– approvazione di tabelle valutative del danno biologico e introduzione di limiti ai danni non patrimoniali.

Purtroppo, a distanza di un anno, nessuna di queste misure è stata introdotta. 18toys-337Neanche la recente norma approvata dal Governo – che esenta dall’obbligo di assicurazione i medici dipendenti pubblici – affronta i problemi alla radice. Con questo solo intervento, infatti, resterà elevato il numero delle denunce di malpractice, si manterranno alti i costi dei risarcimenti e i prezzi delle coperture assicurative, si consoliderà la propensione delle strutture pubbliche a non assicurarsi, con possibili effetti dirompenti, nel tempo, sui conti dello Stato.

Non sarà neanche intaccato il fenomeno della cosiddetta “medicina difensiva”, ossia il ricorso spropositato a farmaci, accertamenti diagnostici e ricoveri al solo scopo di escludere ogni possibile responsabilità medica. Un atteggiamento che comporta oneri per circa 13 miliardi di euro a carico del sistema sanitario pubblico.
Appare quindi incomprensibile che non si intervenga con provvedimenti idonei a risolvere concretamente i problemi, provvedimenti che potrebbero determinare una riduzione dei costi della medicina difensiva stimabile in più di un miliardo all’anno. “

Non è dato di capire come l’ANIA  sia giunta alla quantificazione di un contenimento vicino al 8% del valore, altrettanto comunemente stimato, del costo di circa 13 miliardi di euro della medicina difensiva, ipotizzato quale risultato della mancata applicazione delle misure suggerite.

Sarebbe stato interessante invece conoscere il contributo dato dall’ANIA alle consultazioni ancora in corso per la regolamentazione di quel  fondo previsto dalla Legge Balduzzi,  che consentirebbe agli esercenti le professioni sanitarie  “idonea copertura assicurativa“, in un mercato sempre più resistente alla sottoscrizione di questi rischi, e di emanazione sempre rimandata. E altrettanto importante sarebbe stata la valutazione circa la eventualità che la prossima data del 14 agosto prossimo, visto quale termine ultimo dell’obbligo assicurativo per gli esercenti le professioni sanitarie, possa essere ulteriormente rimandata,  proprio per il perdurante ritardo della emanazione di quel DPR che qualche precisazione di perimetro contrattuale dovrebbe portare. Sembra invece che la associazione delle compagnie abbia preferito mantenere un ruolo di spettatore, rinunciando a una efficace e invocata partecipazione nel ridisegnare una necessaria mappa di rischi, statistiche attendibili e soluzioni adeguate.

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