Stelle, stellette e distintivi

Il mondo della comunicazione è da sempre una vetrina da osservare con attenzione anche da parte dei non addetti ai lavori. Comprenderne le nuove declinazioni in modalità e contenuti, nell’influenzare abitudini e propensioni all’acquisto e gradimento di prodotti e servizi, costituisce una raccolta di indicatori del contesto socio economico nel quale continuiamo ad esistere.

Se leggiamo di pubblicità di automobili ci saremo già resi conto di quanto sia prevalente la generosa dotazione di hi-tech, della ricca  connettività magari multimediale del loro equipaggiamento, delle accattivanti e filanti linee delle loro carrozzerie, ma non riceviamo più esibizioni di potenza espressa dai cavalli sotto il cofano motore, di fulminante accelerazione, di sicura tenuta di strada.

Più nulla  che riguardi contenuti e prestazioni. E’ un pò quello che succede in tanti altri settori, dalla telefonia alle banche e per finire con le assicurazioni. E’ l’attenzione all’ambiente, al riciclabile, alla responsabilità sociale, all’eticamente sostenibile, a tutto ciò che sembra utile per non permettere confronti diretti con la sostanza efficace di prodotti e servizi.

E’ la comunicazione delle emozioni, dei distanziatori dei prezzi e dell’intrinseco, dell’elogio del brand, in altre parole della distribuzione possibile anche senza negozi, distributori e intermediari.

E’ proprio questo il nucleo centrale sempre incandescente della perdurante ricerca di nuova identità da parte degli Intermediari Assicurativi e degli Agenti in particolare. Professionisti ancora in grado di esprimere o trasmettere competenza, oppure destinatari passivi di una distribuzione ottenuta con modalità “a prescindere” e anche senza il loro apporto?

In questo contesto di mutazioni irreversibili si affaccia poi sempre più frequentemente il ricorso ai rating di varia natura e diversa rispettabilità, di riconoscimenti talvolta apparenti e figli dell’ovvio, di premi ottenuti in occasione di manifestazioni che male camuffano il loro preminente scopo commerciale. Tutto questo è stato preceduto dal mondo delle Certificazioni ISO di varia numerazione, certamente riconosciute e riconoscibili da organismi internazionali, costruttori e manutentori di standard da esibire riempendo siti e carte intestate di distintivi e marchi di fogge diverse. Dando il via alla gara tra chi per primo è in grado di esibire un nuovo logo, sufficiente per dare voce agli sbandieratori di successi estetici, quasi fosse una gara di stendardi e non di competitori  da misurare solo attraverso i risultati.

L’ultimo esempio di “autoproclamazione distintiva” è quello riferito all’ottenimento del rating di legalità recentemente rilasciato dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) a una azienda del nostro settore.

Anche in questo caso si tratta di un numero stellette. Da un minimo di una a un massimo di tre, rilasciate dall’AGCM per la durata di due anni

…alle imprese operative in Italia che abbiano raggiunto un fatturato minimo di due milioni di euro nell’esercizio chiuso l’anno precedente alla richiesta e che siano iscritte al registro delle imprese da almeno due anni. Le aziende interessate dovranno presentare una domanda, per via telematica, utilizzando il formulario e le istruzioni presenti sul sito web della stessa AGCM.

Il rating avrà un range tra un minimo di una ‘stelletta’ a un massimo di tre ‘stellette’, attribuito dall’Autorità sulla base delle dichiarazioni delle aziende che verranno verificate tramite controlli incrociati con i dati in possesso delle pubbliche amministrazioni interessate…

Si tratta di un rating risultante in maniera quasi automatica per il rispetto di sei requisiti, oltre a quello auspicabile di cosiddetta legalità dell’operare dell’impresa, che prevedono una serie corrispondente di adempimenti più descrittivi che sostanziali, ma comunque sufficienti a permettere di fregiare siti e comunicati stampa con appropriata enfasi.

L’epoca delle stelle classifcatrici fu avviata dalle recensioni di ristoranti e alberghi fatte da impietosi osservatori retribuiti, per vendere le guide che le raccoglievano ordinatamente, fu la volta poi dei rating di affidabilità finanziaria attribuite alle società quotate per poi continuare con quelle attualmente incollate dai giudizi dei tanti viaggiatori come noi, protagonisti dei trip di cui facciamo, gratis, gli advisor.

Stelle, stellette e distintivi…e i contenuti? Quelli veri spettano sempre ai clienti e consumatori, che provano sulla propria pelle se i distintivi hanno solo il senso di una gerarchia qualitativa imposta o l’autentico peso del riscontro effettivo di qualità, appropriatezza ed efficacia.

E a proposito di consumatori è proprio di ieri la pubblicazione da parte della stessa AGCM della CONSULTAZIONE PUBBLICA PER LA REVISIONE DEL REGOLAMENTO ATTUATIVO IN MATERIA DI RATING DI LEGALITÀ  , con la quale sottoporre al parere di tutti se, tra gli altri, possa essere anche opportuna “l’individuazione dell’ambito e delle modalità con cui tenere conto del profilo della tutela dei consumatori come ulteriore criterio rilevante per l’attribuzione del rating di legalità”.

Quando si dice tempismo! Conviene forse creare nuovo spazio su banner e carte intestate, e lucidare nuovi distintivi nell’attesa che siano, come sempre, i contenuti a autoqualificare chi li propone.

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