Oltre 22 milioni di italiani hanno ancora bisogno dell’intermediario per capire le assicurazioni

Relazione annuale 2013
sull’attività svolta e sui programmi di lavoro
Presentazione del Presidente dell’Autorità Autorità per le garanzie nelle comunicazioni
Angelo Marcello Cardani
Roma, 9 luglio 2013

…omissis

Due traiettorie, quelle dell’utilizzo e dell’offerta, che pongono nuove sfide e interrogativi.

La prima: quanto è significativo Internet nella società e nella vita del cittadino?
La rappresentazione sintetica più brutale della domanda di Internet in Italia è quella che vede il nostro Paese al quarto posto in Europa nella non invidiabile classifica del numero di individui che non ha mai avuto accesso a Internet (37,2%  ontro una media EU27 di 22,4%2). Allo stesso tempo siamo anche il Paese in Europa in cui gli internauti hanno la più alta frequenza di accesso (oltre il 91% accede regolarmente ogni giorno, mentre la media EU27 è del 79%).

38 milioni di italiani dichiarano di accedere ad Internet da qualunque luogo e device. Anche se, curiosamente, l’accesso alla rete non favorisce, per ora, la gamma di utilizzo delle attività on line

omissis…

La lettura della recente relazione del Presidente della AGCOM ci consegna uno spaccato della vita digitale degli italiani del quale ogni compagnia di assicurazioni terrà certamente conto, e nella stessa misura tutti gli intermediari assicurativi, gli agenti in particolare, dovrebbero fare altrettanto.

Il digitale ha fatto già da tempo l’inquilino influente dentro gli uffici assicurativi. Dalla posta elettronica ai programmi di emissione e stampa delle polizze, grazie ai quali drappelli di tipografi e addetti alla cosiddetta battitura hanno cambiato mestiere o mansione. Continuando con i programmi per la gestione della contabilità per passare attraverso i sistemi di tariffazione dei prodotti e archiviazione dei simpli sottoscritti, digitalizzati anch’essi, arrivando alle aperture dei sinistri.

Passo dopo passo siamo stati testimoni di una disintermediazione di funzioni e attività, che ha relegato con inconsapevole rapidità i sistemi di lavoro di solo dieci anni fa nelle pieghe di una archeologia industriale che non ha altri precedenti nella storia della tecnologia produttiva.

E contemporaneamente nella nostra vita privata il protagonismo di ciò che elettronico è, e con il digitale funziona, ha consolidato la nostra dipendenza da device e sistemi, che senza il continuo supporto di energia elettrica, accumulata o collegata, ci fa ritornare al paleolitico comportamentale. Transazioni e informazioni navigano ormai nella Rete e noi con loro, ma, chissà perchè,  gli assicuratori sembrano essere ancora attoniti e disorientati nella difficile decodificazione delle conseguenze che tutto questo significa, e ancor più significherà, nel proprio lavoro.

E allora incontri, dibattiti, confronti, presentazioni, progetti affollano le nostre agende, non tutte ancora elettroniche, per capire come adattarsi al cambiamento.

Credo che gli assicuratori debbano ancora una volta distinguere modalità da contenuti. Quando siamo alla guida di una autovettura con il cambio automatico non abbiamo sostituito ai pneumatici ruote che rotolano lungo binari che sopperiscono alla nostra capacità di guida, la nostra esperienza nel valutare e sfruttare potenza, velocità, tenuta di strada, condizioni ambientali e stradali, continua a essere indispensabile, senza alcuno sconto.

Allo stesso modo la nostra competenza, il nostro aggiornamento continuo, la conoscenza del territorio e soprattutto quella dei clienti, restano un patrimonio imprescindibile che non può e non deve essere sostituibile dal digitale. Ma sono sempre i clienti in quanto persone a rappresentare il perno di “un digital divide” che favorirà sempre chi vende da chi distribuisce.

Avere informazioni, che anche digitalmente sono ottenibili, è ben diverso dall’incontrare, ascoltare, ricevere e trasmettere emozioni. Fornire il supporto che la conoscenza della nostra professione ci permette, fa  distinguere noi da un semplice call center, da una app o da una serie di FAQ di un sito web.

E poi… oltre 22 milioni di italiani non hanno mai aperto una pagina web e hanno ancora bisogno di consigli e assistenza, e magari di essere proprio da noi accompagnati sul web per imparare che meglio si può, ma nei modi, perchè i contenuti hanno sempre bisogno di fatti concreti e indigitabili per essere tali.

Con il digitale siamo obbligatoriamente sincroni con le nuove generazioni, con le quali dobbiamo condividere le compatibili occasioni di presenza e visibilità, senza dimenticare che social non è solamente l’aggettivo di network o community perchè sociale continua ancora a essere l’aggettivo di funzione, proprio quella funzione sociale che ogni tanto tutti gli assicuratori vorrebbero veder riconosciuta.

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