Generali. Greco mette le mani sull’Italia e ottiene il via libera per investire 300.000.000 di euro, per rafforzare brand, reti e modello operativo

14/12/2012
COMUNICATO
STAMPA

…omissis

Milano – Il Consiglio di Amministrazione di Generali, riunitosi oggi sotto la presidenza di Gabriele Galateri, ha approvato il nuovo assetto delle attività assicurative in Italia e un piano di investimenti di circa €300 milioni nei prossimi 3 anni per il rafforzamento del brand Generali e delle reti di vendita e per la semplificazione del modello operativo.
Gli investimenti permetteranno al brand Generali di ottenere una chiara leadership in Italia, con un notevole rafforzamento in termini di quota di mercato, soprattutto nel danni. Il nuovo assetto, semplificato e integrato, si tradurrà in significativi benefici in termini di redditività.

omissis…

A chi all’interno del Gruppo lamentava l’attenzione iniziale del nuovo CEO Group rivolta prevalentemente all’estero ecco recapitata puntualmente una concreta smentita.

Verso modello di business multicanale integrato con tre soli marchi: Generali, Alleanza e Genertel
Il nuovo assetto permetterà a Generali di diventare leader di mercato e redditività in Italia
Nasce Assicurazioni Generali Italia a cui faranno capo tutte le attività assicurative e bancarie italiane del Gruppo

Ecco il modello organizzativo verso il quale si orienteranno sforzi e investimenti nei prossimi tre anni.

300.000.000 di euro sono molti, sono una ulteriore conferma della fiducia che il board degli azionisti, dalle rinnovate e ambiziose pretese, intende riservare al nuovo timoniere del galeone a bandiera Generali.

Mentre il nuovo concorrente Unipol è alle prese con tutte le insidie e fatiche che fanno seguito all’acquisizione di aziende sino a ieri estranee e figlie di una conduzione non proprio industriale, Generali guarda e provvede solo al suo interno, magari attraverso ridimensionamenti anche di organico (anche se viene detto che “la  riorganizzazione non prevede piani straordinari che riguardino i livelli occupazionali e le attuali localizzazioni“, ma cosa c’è di straordinario nell’adeguare uomini e mezzi alle nuove realtà organizzative?), certamente di processi e prodotti, ma comunque con minori resistenze e senza ricorrere probabilmente a drastici interventi risolutivi.

Unipol  invece deve fare i conti con le necessità di contenere, e magari evitare, duplicazioni e sovrapposizioni funzionali ingombranti, di riportare a reddito realtà immobiliari non produttive, di selezionare quadri e dirigenti a scapito di altri per dare un senso economico al notevole sforzo finanziario al quale si è audacemente sottoposta.

Anche per Generali ottenere quel “nuovo assetto, semplificato e integrato, che si tradurrà in significativi benefici in termini di redditività” non sarà impresa facile e di poco impegno. Ma Generali ha un vantaggio, dato dall’esperienza di chi oggi la guida, che ripropone quanto ha già visto e realizzato ai tempi della RAS,  dove tutto, a partire dal Logo, dalle imponenti campagne di comunicazione e pubblicitarie, dalla segmentazione di mercato e funzioni, ha rimodernato un tranquillo modello organizzativo e distributivo che resisteva solennemente da anni.

Sembra tanto facile visto dall’esterno. In fondo le scelte sono sempre le stesse, fondere, unificare, rendere a fattore comune fabbriche e prodotti, isolare i marchi sopravvenienti, avviare i cantieri di ricostruzione di processi e informatizzazione.

Tutto, e tanto, lavoro per schiere di consulenti (e immaginiamo quali) che dovranno accompagnare la nuova realtà trimarche all’appuntamento finale del 2015, anno nel quale “si completerà l’integrazione commerciale, con la convergenza delle reti sul nuovo modello operativo e il completamento del percorso di omogeneizzazione dei brand”.

Nessuna novità quindi? Serviva un nuovo CEO per fare tutto questo o sarebbe stato sufficiente un robusto contratto con gli stessi consulenti, ai quali affidare, senza responsabilità individuali, progetti, presentazioni, matrici organizzative e sequele di diagrammi di flusso nel rispetto di altrettanto rigorosi cronogrammi di lavoro?

I risultati daranno la risposta giusta, ma soprattutto la loro sostenibilità  nel tempo lungo. Ma c’è ancora spazio per tempi prolungati?

Quali saranno i nuovi margini di manovra per un mercato che tra poche ore sarà sottoposto alla prova della ventata liberalizzatrice che il nuovo Decreto Sviluppo imporrà alle Compagnie e offrirà agli Intermediari?

Come si rimodelleranno reti agenziali, impianti informatici, criteri tariffari e di servizio,  e gli orientamenti degli assicurati clienti?

Fidelizzare distributori e clienti richiede impegno ben superiore a rinnovamenti di impianti organizzativi. Un mercato improvvisamente svincolato da impedimenti formali rigidi necessita di attenzione e creatività quotidiana esasperata, alla quale assicurati e assicuratori non sono ancora abituati.

Questa  è la grande sfida non ancora scritta che attende sia Trieste che Bologna, e tutti gli altri luoghi nei quali si emettono polizze e si liquidano sinistri. Buon lavoro a tutti!

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