Al via la legge Balduzzi. Continuano i problemi per assicurati e assicuratori

LEGGE 8 novembre 2012, n. 189

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, recante disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un piu’ alto livello di tutela della salute. (12G0212) (GU n. 263 del 10-11-2012 – Suppl. Ordinario n.201)

E’ passata quasi sotto silenzio (per quanto riguarda i notiziari on-line certamente sì) la definitiva conversione in legge del decreto-legge n.158 più comunemente noto come decreto Balduzzi.

Circostanza quanto mai singolare per un provvedimento che accoglie all’interno dell’articolo 3-(Responsabilità professionale dell’esercente le professioni sanitarie) una serie di interventi normativi che non mancheranno di avere un impatto significativo sia nei criteri di accertamento e quantificazione delle responsabilità in tutti i casi futuri di danni inizialmente ascrivibili alla cosiddetta medical malpractice.

Si va dall’obbligo della copertura assicurativa in capo a ogni esercente la professione sanitaria non parallelamente accompagnato dall’obbligo a contrarre da parte delle compagnie.

Il fondo pensato per “garantire idonea copertura assicurativa” resta un soggetto misterioso, che nessuno sa immaginare con ragionevole approssimazione come istituto destinato a fornire coperture assicurative in proprio (ma non viene definito come compagnia di assicurazioni), oppure a diventare una sorta di bad company, nella quale far rifugiare professionisti non più in grado di reperire un assicuratore disponibile, e quindi destinato a riserva economica per risarcimenti al di fuori di prestazioni assicurative.

Anche l’impianto normativo, polarizzato su una premessa esimente della eventuale responsabilità penale nel caso di osservanza di specificate, ma ancora generiche, linee guida e best practice, continua a generare dubbi interpretativi e incertezze applicative, dopo l’inserimento della poco rassicurante espressione “…in tali casi resta comunque fermo l’obbligo di cui all’articolo 2043 del codice civile…”, che anzichè dipanare aggroviglia le attuali già scarse convinzioni di danneggiati, giudici e avvocati.

Ugualmente il maldestro tentativo di introduzione di meccanismi di bonus e malus, disdetta  subordinata a reiterazione di condotta colposa da parte del sanitario accertata con sentenza definitiva, promettono di compromettere pesantemente il numero degli assicuratori disponibili alla sottoscrizione di questi rischi, aumentando le difficoltà di collocazione per ogni intermediario.

Anche la sostituzione (all’interno dell’articolo 3bis della legge) dell’iniziale obbligo di istituire presso le strutture sanitarie una struttura operative deicata esclusivamente alla gestione del rischio clinico aggiunge un futuro di difese sguarnite nella doverosa attività di prevenzione degli errori in medicina.

Un altro brutto esempio di norme incapaci di un autonomo e convincente cammino, raccontate ma non declinate, con il mancato rigore terminologico e l’impianto applicativo strumentalmente necessario.

E pensare che, come ogni altra copertura obbligatoria già esistente, l’obiettivo e la motivazione fondante del provvedimento sarebbe dovuto essere la salvaguardia e difesa del cittadino cliente, con poche ombre e molte luci.

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