Tra novità normative e nuovi assetti del mercato assicurativo l’ANIA sceglie ancora la strada della resistenza a oltranza

In occasione del  14° Annual Assicurazioni  organizzato da Il Sole 24 Ore “Tra liberalizzazioni e novità normative: i nuovi assetti del mercato assicurativo” , tenutosi a Milano lo scorso 16 ottobre, va segnalato l’intervento del Presidente dell’ANIA  Aldo Minucci.

Vi si traccia un quadro generale della situazione nazionale, con particolare riferimento al settore assicurativo,  soprattutto in relazione ai recenti interventi normativi che influenzano polizze, intermediari e compagnie.

Limito la mia riflessione, non per irrilevanza degli altri argomenti bensì per evitare ingombranti approfondimenti di analisi, innoportuni per un blog come questo,  alla parte dedicata alla collaborazione fra intermediari, che riporto invece integralmente con libere evidenziazione di alcune parti.

…omissis

La collaborazione fra intermediari

Siamo infine nettamente contrari alle disposizioni che prevedono la c.d. “collaborazione tra intermediari” di primo livello, ossia agenti, broker, banche, SIM, istituti finanziari e Poste italiane.

Per agevolare l’attuazione di questa misura, il Decreto – considerato che gli agenti di compagnie differenti utilizzano piattaforme informatiche di dialogo con le proprie mandanti che sono diverse l’una dall’altra – ha previsto l’adozione, da parte di tutte le imprese, di uno standard di piattaforma comune su Internet per la gestione e la conclusione dei contratti assicurativi.

Appare in primo luogo sorprendente – e contrario alla logica di un mercato libero e concorrenziale – che un’impresa debba accettare che un proprio agente le faccia concorrenza, segnalando la possibilità di concludere un contratto con un altro competitore. Peraltro, l’allungamento della filiera distributiva, con l’intervento di più di un intermediario, comporta inevitabilmente un aumento dei costi a carico degli assicurati.

Si mettono così a rischio gli investimenti pluridecennali in tecnologia e in promozione effettuati dalle imprese in favore dei propri agenti, costringendole a nuove soluzioni informatiche complesse, da condividere non si sa con quanti concorrenti. Le imprese hanno investito nelle loro agenzie – anche attraverso la formazione degli addetti e la messa a disposizione dei sistemi operativi e dei locali – per poter caratterizzare i propri servizi al cliente e distinguersi dalla concorrenza.

Scardinando questo sistema si mina alla base il rapporto di fiducia che intercorre fra agente e compagnia. Con misure come questa si distorce pesantemente la concorrenza, in quanto competitori esterni potrebbero entrare nel mercato italiano senza sostenere i costi degli investimenti necessari per istituire una rete di distribuzione.

In questa nuova prospettiva, gli assetti negoziali ed economici dei contratti di agenzia andrebbero rivisti completamente, nell’ambito di un più generale ripensamento delle strategie di distribuzione. Uno scenario prevedibile è quello di una progressiva disintermediazione delle reti tradizionali a favore, ad esempio, dei canali di vendita diretta. Per tutti questi motivi, secondo noi, queste norme vanno stralciate.

Il tenore delle tesi sostenute è sostanzialmente simile a quello del comunicato stampa delllo scorso 5 ottobre, al quale avevo dedicato il mio precedente post Sul Decreto dedicato alla crescita riappare l’ombra dell’oscuro esorcismo dell’ANIA. Un’altra occasione sprecata.

Le settimane trascorse non sono servite a rivedere le originarie posizioni, magari da angolazioni diverse, e magari interpellando agenti e menti esterne, per ricavarne conferme, smentite, o nuovi spunti di argomentazione.

Sì è vero, è stato riposto nel cassetto il termine “giungla distributiva”, ma si è ugualmente mantenuto quell’odioso riferimento al fatto che il provvedimento porti alla unica conclusione che  “Scardinando questo sistema si mina alla base il rapporto di fiducia che intercorre fra agente e compagnia.

Ignora ancora  l’ANIA   che qualsiasi relazione di affari tra fornitore e distributore, con o senza mandato di rappresentanza, è il frutto di un necessario e motivato presupposto fiduciario. Dovuto al fatto che il distributore (in assicurazioni qualunque intermediario, agente e broker) associa al proprio il marchio della compagnia emittente la polizza,  e che quindi ne deve risultare uno stabile e complementare binomio di interessi tutelati.

L’eventualità paventata dall’ANIA nascerebbe non da un movimento rivoluzionario da parte degli agenti, che se tale giustificherebbe forse in parte uno sfilacciamento del rapporto unidirezionale precedente, ma da un provvedimento legislativo estraneo e superiore alle parti coinvolte.

E’ altrettanto evidente che questa eventualità normativa comporterebbe una necessaria riformulazione contrattuale degli rapporti agenziali, ma senza per questo necessariamente minacciare  “un più generale ripensamento delle strategie di distribuzione”.

Di pari evidenza sarebbe la iniziale diversa valorizzazione patrimoniale delle compagnie se sprovviste di un rete non più formalmente mono mandataria, ma l’equivoco nasce proprio da questo, dalla incapacità di distinguere la positività di un mandato monomandatario finalmente libero da compromessi e ambiguità, da sotterfugi mascherati da rapporti con parenti e collaboratori iscritti forzatamente in Sezione E per rinorrere clienti e soluzioni alternative.

Si tratterebbe molto più semplicemente di ridisegnare e riempire di nuovi contenuti prodotti e prestazioni, per fidelizzare con i fatti e non solo con il governo imperativo le reti agenziali. Ma questa è la roccaforte ideologica dell’ANIA, che non accetta scalfitture: “o con le compagnie o contro le compagnie” sembra esserne il motto da sempre.

E quindi risulta altrettanto fastidiosa la rappresentazione di quello che sembra ora essere l’unico scenario prevedibile per le compagnie, quello cioè di una progressiva disintermediazione delle reti tradizionali a favore, ad esempio, dei canali di vendita diretta.

Rappresentazione pretestuosa, uscita da un cassetto dove, come scrivo ormai da molto tempo, sembra riposare da tempo assieme alla agenda di un piano che miri a questo e che sembra non aspettare che un motivo apparentemente valido per essere giustificato e giustificabile.

Pessima rappresentazione di come persista ancora la concezione di atmosfera asburgicamente monarchica nei rapporti con le Reti, che avrebbe disperato bisogno di innovazione, di visioni molto più social che conservatrici. E invece si profila quello che si sta già da tempo attuando con i dipendenti: sostituirli con la tecnologia per disintermediarne le competenze.

Ma probabilmente il provvedimento non passerà nella versione iniziale, probabilmente le compagnie sfodereranno una capacità di lobbing che potrebbe  essere riservata a cause migliori, ma intanto si sono svelate le intenzioni, e gli agenti farebbero bene a tenerne conto.

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