Evasione fiscale a danno dei cittadini con le polizze della Sanità pubblica.

La notizia è stata già ripresa da alcune testate locali, nazionali e assicurative, praticamente riportando il comunicato pubblicato ieri tra le news del sito web della Guardia di Finanza e che propongo nella sua versione integrale.

Contrasto all’evasione fiscale internazionale Comando Provinciale Venezia – 17 ottobre 2012 – ore 14:59

Le Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Tributaria di Venezia, nel corso di un servizio per il contrasto all’evasione fiscale internazionale, hanno ricondotto a tassazione in Italia oltre settantacinque milioni di euro di ricavi, ottenuti nel nostro Paese da una compagnia di assicurazioni rumena durante cinque anni di attività.

L’indagine ha consentito di dimostrare che la società di diritto rumeno – dichiarata come non residente in Italia – ha esercitato gran parte della propria attività di raccolta assicurativa nel nostro Paese, avvalendosi di una “stabile organizzazione” che ne curava gli interessi, diretta ed amministrata da un soggetto italiano attivo in Campania che ne era il proprietario di fatto.

La società di “diritto rumeno”, per la raccolta di affari assicurativi sul territorio nazionale, si è avvalsa, negli ultimi due anni, di varie società “broker” italiane, tutte con sede in varie città della Campania e riconducibili al soggetto italiano, che ne coordinava le attività, organizzandone mezzi e dipendenti.

Le attività d’indagine della Guardia di Finanza di Venezia hanno disvelato un ben organizzato meccanismo evasivo che aveva preso grande vigore e struttura sull’intero territorio nazionale. Il lavoro di finanzieri e magistrati veneziani ha fatto abortire quasi sul nascere un poderoso e ben strutturato tentativo di aggiramento delle leggi italiane.

La Guardia di Finanza ha inoltre operato in stretto coordinamento con l’Istituto di Vigilanza sulle Assicurazioni (ISVAP), che nel luglio scorso, ha revocato alla società l’autorizzazione a operare su tutto il territorio nazionale sul presupposto, tra gli altri, che “gli organi direttivi aventi sede in Romania, sono assolutamente privi della capacità di conoscere e monitorare … l’esposizione complessiva della compagnia sul territorio della Repubblica italiana”.

Le attività ispettive e le “forensic investigation” condotte dalla Guardia di Finanza con personale altamente specializzato hanno consentito di individuare non solo la sede italiana della società, ma anche i contratti di assicurazione stipulati dalla stabile organizzazione in Italia e i relativi premi incassati, quantificando ricavi non dichiarati per un totale di oltre 75 milioni di Euro.

L’attività condotta conferma il costante impegno della Guardia di Finanza veneziana nel contrasto all’evasione fiscale internazionale.

Evidenti e giustificabili motivi di riservatezza istituzionale hanno imposto alla Guardia di Finanza di non esplicitare il nome della compagnia oggetto delle precise e determinanti attenzioni da parte degli investigatori, ma naturalmente non sfugge ad alcun assicuratore che il riferimento è indiscutibilmente rivolto a quella  Societatea de Asigurare Reasigurare City Insuranceche si è assunta a suo tempo il ruolo di cavaliere bianco delle assicurazioni di RCT di numerose Aziende Sanitarie italiane di ogni grandezza e geografia.

Avevo già pubblicato nel luglio 2011 un post intitolato A Bucarest c’è una Compagnia di assicurazioni che parla italiano,  nel quale avevo raccolto quanto era allora ricavabile dal web a completamento della iniziale notizia pubblicata dal Corriere della Sera. (noterete come il sito web della City Insurance sembri essere ancora vegeto e funzionante!).

L’ISVAP ha fatto la sua parte, forse con un percettibile ritardo, e le tante ASL coinvolte si sono trovate senza più copertura.

Ora scopriamo che quei ricavi chiamati premi, e di origine prevalentemente pubblica,  non venivano dichiarati allo scopo di realizzare convenienti evasioni fiscali. Ai sinistri non pagati si aggiungono imposte sottratte alla comunità e nel disprezzo di ogni riforma sanitaria.

Un altro deprecabile esempio di scorribande di liquidità da parte di compagnie di assicurazione solo nel nome, ma non nelle intenzioni.

E poi, se ti capita di chiedere a qualcuno degli intermediari che hanno a suo tempo piazzato i propri rischi su quel nome, ti senti rispondere “che erano i clienti stessi  a scegliere e accettare consapevolmente quel marchio, così come sempre succede”. Ma non siamo invece in tanti a sottolineare ad ogni occasione la positiva influenza del rapporto fiduciario che siamo capaci di  istituire nelle nostre relazioni di affari?

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