Qualche commento sulla Relazione del Presidente dell’ANIA 2012. LA RESPONSABILITÀ CIVILE SANITARIA

LA RESPONSABILITÀ CIVILE SANITARIA

Il tema della responsabilità civile sanitaria è di attualità, come dimostra il fatto che in Parlamento sono in discussione diversi disegni di legge in materia.

Anche in Italia, come già avvenuto in altri paesi occidentali, si è registrato un forte aumento del numero delle denunce per casi di malpractice e dell’ammontare dei relativi risarcimenti.

Secondo le stime contenute nel nostro Rapporto sull’assicurazione italiana, le denunce pervenute alle imprese assicuratrici sono state in media, nell’ultimo triennio, 32.000 all’anno. Per risarcire i danneggiati, le imprese hanno pagato o accantonato nel 2010 circa 800 milioni di euro, a fronte di 500 milioni di premi incassati.

I risultati tecnici del comparto sono pesantemente negativi da oltre un decennio: in questo periodo, il rapporto tra sinistri e premi è stato mediamente superiore al 150%. Ciò ha costretto le imprese a rivedere periodicamente i prezzi delle coperture e i criteri di sottoscrizione.

Per la gran parte delle specializzazioni, i prezzi delle polizze appaiono del tutto ragionevoli, benché non ancora sufficienti a coprire il fabbisogno tariffario.

Siamo però consapevoli che per altre specializzazioni, quali chirurgia plastica, ortopedia e ginecologia, il premio richiesto, in particolare ai liberi professionisti, può essere elevato in conseguenza dell’alta sinistralità che le caratterizza.

Sempre per effetto dell’onerosità dei risarcimenti pagati dalle compagnie, talune strutture sanitarie hanno difficoltà a trovare le coperture assicurative a condizioni da loro ritenute accettabili; provvedono quindi con l’autoassicurazione.

Per risolvere queste problematiche, la soluzione non è l’imposizione a carico degli assicuratori di limitazioni tariffarie o di obblighi a contrarre, perché queste misure avrebbero il solo effetto di far uscire buona parte delle compagnie dal mercato.

Occorre, piuttosto, intervenire per ridurre i costi diretti e indiretti della “malasanità”. Analizzando le esperienze estere, ci si rende conto che la prima cosa da fare è perseguire una più efficace prevenzione del rischio, attraverso l’adozione di adeguati interventi organizzativi e tecnologici.

Vanno poi esaminate con estremo equilibrio due questioni.

La prima riguarda una più puntuale definizione della responsabilità del medico e delle strutture sanitarie, che la giurisprudenza ha ampliato in misura accentuata negli ultimi anni. 

È di tutta evidenza che se la responsabilità del medico che ha seguito le regole previste dai protocolli fosse limitata al dolo e alla colpa grave, il numero delle denunce scenderebbe drasticamente. Occorre trovare il giusto equilibrio tra i profili di responsabilità e il diritto dei cittadini a un equo risarcimento dei danni provocati dagli errori sanitari.

La seconda è relativa alle modalità di definizione dei risarcimenti: anche in questo comparto, come nella r.c. auto, sarebbe opportuna l’approvazione di tabelle che, riducendo la discrezionalità delle valutazioni giurisdizionali del danno biologico, rendessero più certo e stimabile in anticipo l’ammontare del risarcimento dovuto dalle compagnie.

Non possono che essere condivise le opinioni del Presidente dell’ANIA sulla Responsabilità Civile Sanitaria. Auspicare che siano opportunamente definite le modalità dei risarcimenti, la responsabilità del medico e delle strutture sanitarie è altrettanto ragionevole, e ogni giorno di attesa di queste razionalizzazioni, dei perimetri di queste tipologie di rischio è un giorno perduto.

La Responsabilità Sanitaria è ricorrentemente oggetto di dilatata attenzione da parte dei media, è di questi giorni una inchiesta che coinvolgerebbe un cospicuo numero di sanitari in forza a una struttura nella quale si è verificato un caso di grave presunta malpractice con esito mortale in un reparto di neonatalità.

E’ altrettanto di questi giorni invece il probabile differimento di un anno dell’obbligo assicurativo per i danni di Responsabilità Civile dei professionisti in sanità, inizialmente previsto a partire dal 13 agosto prossimo.

Accadimenti, apparenti contraddizioni normative, ma soprattutto un gran parlare e un corrispondente poco fare.

Ognuno di noi partecipa a numerosi convegni nei quali si dibatte, si rivendica, auspica, ridimensiona, ma chi dovrebbe sentire e provvedere ancora non appare.

Mi riferisco soprattutto proprio all’ANIA, che continua a fare l’elenco delle cose che non vanno senza però fare un programma concreto per realizzare le cose che invece andrebbero fatte.

Invocare la adozione intelligente di azioni preventive improntate a criteri di efficace risk management è un invito richiamato da molti e da sempre, ma del quale nessuno ha sinora fondato basi realmente collaborative e di ragionevole prospettiva.

Il ragionamento vale soprattutto per le strutture sanitarie, pubbliche e private che siano, oggetto di ricorrenti e sempre più sporadiche scorribande da parte di sottoscrittori di rischio di consistenza discutibile e con epiloghi all’insegna della conclusiva interdizione imprenditoriale.

I problemi di forte permeabilità sociale come quelli legati alla sanità non si esorcizzano raccontandoli e facendo un facile tiro a segno verso gli apparenti responsabili.

Non si assiste inattivamente alla cosiddetta autoassicurazione senza rendersi conto che nella maggior parte dei casi autoassicurare significa semplicemente appostare contabilmente su partite diverse le somme corrispondenti ai premi assicurativi che le compagnie non vogliono più incassare.

Serve molto di più, serve che proprio l’ANIA per prima cominci a raccogliere attorno a un tavolo tutti gli attori coinvolgibili, per costruire una platea di informazioni tali da esprimere statisticamente il presupposto necessario per misurare realmente, liberi da ogni emotività, problemi quantitativi  e soluzioni qualitative.

Cominciare a costruire modelli statistico metodologici accompagnati da matrici di valutazione dei risultati e degli effetti della applicazione di strumenti reali di efficace risk management.

Per permettere a chi di sanità vive e provvede di impadronirsi delle tecniche necessarie per la gestione del rischio clinico. Rischio che potrà essere debitamente autogestito oppure riproposto con nuovi paradigmi a un mercato assicurativo di qualità che potrebbe manifestare nuovi interessi.

E’ una buona occasione per l’ANIA. Diventare il motore ideologico facilitatore di una nuova frontiera collaborativa illuminerebbe il mondo delle assicurazioni di luce altrettanto nuova e incoraggerebbe nuovi incontri.

Vittimismo e fughe perenni lasciano il campo libero solo a aggressivi piccoli speculatori rapaci, e sempre con danni irreversibili a sistemi e pazienti.

Cominciamo a contrastare sul piano mediatico il massacro reputazionale a cui spesso assistiamo, di una classe medica che dimostra in tante corsie, ambulatori e camere chirurgiche il meglio della professione, con dedizione e sacrificio.

Costruiamo una nuova demagogia del fare, all’interno della quale nuove regole per queste responsabilità possano ripristinare il bene più necessario: la fiducia nel rapporto tra pazienti e medicina, magari con qualche avvocato di meno.

Illusioni? Talvolta le grandi imprese sono le figlie uniche di grandi illusioni.

Un pensiero su “Qualche commento sulla Relazione del Presidente dell’ANIA 2012. LA RESPONSABILITÀ CIVILE SANITARIA

  1. Caro Mario, come sai mi occupo di risk management dal 1994 e, forte della mia esperienza passata di broker, iniziai subito a contattare alcune aziende sanitarie cercando di spiegare che bisognava approcciare a tecniche di gestione dei rischi (allora il tema del Clinical Risk Management non era quasi conosciuto e gli interlocutori mi guardavano come se parlassi una lingua aliena), invece di continuare ad affidarsi alle sole assicurazioni che già allora lamentavano gli stessi problemi di oggi.
    Io vivo e opero nel nord est e qui, come saprai, di risk management sanitario (anche se il ministero nel 2003-2004 ha prodotto un documento dal titolo “Risk management in Sanità. Il problema degli errori“) se n’è visto poco, ma anche gli assicuratori con cui ho avuto modo di confrontarmi, mi pare non abbiano fatto poi molto per aiutare a diffondere questo pensiero. E lo scrivi tu stesso: “Invocare la adozione intelligente di azioni preventive improntate a criteri di efficace risk management è un invito richiamato da molti e da sempre, ma del quale nessuno ha sinora fondato basi realmente collaborative e di ragionevole prospettiva“.
    Oggi, in questo Paese e come per il resto, stiamo pagando le conseguenze di questa arretratezza ancora una volta culturale di cui qualcuno, però dovrebbe rispondere.
    Ricordo che nei primi anni novanta lessi un articolo in cui si parlava della RC medica negli USA e si citava l’esempio di un medico ginecologo che guadagnava allora 150 mila dollari: ebbene di questi, circa un terzo veniva speso per la copertura assicurativa. Qui in italia credo che sarebbe improponibile (tra l’altro “l’obbligo assicurativo per i danni di Responsabilità Civile dei professionisti in sanità, inizialmente previsto a partire dal 13 agosto prossimo verrà probabilmente differito di un anno“!), ma sarebbe più che mai necessario assieme agli interventi di cui ho parlato prima.

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