Qualche commento sulla Relazione del Presidente dell’ANIA 2012. IL TERREMOTO E LE ALTRE CALAMITÀ NATURALI

IL TERREMOTO E LE ALTRE CALAMITÀ NATURALI

Nel 2011 le catastrofi naturali hanno provocato, nel mondo, danni economici per oltre 360 miliardi di dollari, di cui 110 assicurati. Sono cifre che testimoniano la tendenza, ormai consolidata, all’aumento della frequenza e dell’entità dei danni.

Anche il nostro Paese è particolarmente esposto agli eventi catastrofali e alle loro conseguenze, per la morfologia del territorio, l’elevata densità della popolazione, le insufficienti misure di prevenzione. Dal secondo dopoguerra, il complesso dei costi per lo Stato è ammontato a 245 miliardi di euro.

Il terremoto dello scorso maggio in Emilia ha fatto registrare, ancora una volta, un tragico e doloroso bilancio. Il nostro primo pensiero va alle vittime del sisma, la nostra solidarietà alle popolazioni colpite.

I danni sono ingenti. Secondo le prime stime si commisurano nell’ordine di 5 miliardi di euro, di cui circa 700 milioni coperti dal mercato assicurativo e riassicurativo, prevalentemente nel segmento aziende.

La zona interessata non era inclusa tra quelle a più elevato rischio sismico. Questa circostanza rende evidente che quasi tutto il territorio nazionale è esposto al rischio. Occorre, pertanto, fare molto di più sul fronte della prevenzione, della riduzione della vulnerabilità ambientale, della copertura assicurativa.

Il Governo ha predisposto, prima di questi eventi, un decreto di riforma del sistema nazionale di protezione civile. Il provvedimento conteneva un articolo relativo all’avvio di un regime – volontario e incentivato – di coperture assicurative contro il rischio di danni derivanti da catastrofi naturali per i beni immobili privati.

Ci sono state polemiche sul fatto che, secondo alcuni, l’articolato sembrava delineare il ritiro dello Stato dalla gestione del rischio catastrofale.

Il Governo ha prontamente chiarito che non era questa la sua intenzione e ha fatto bene.

Ovunque, infatti, lo Stato svolge un ruolo centrale nella gestione degli eventi catastrofali, quasi sempre in un rapporto sinergico con il settore assicurativo privato.

Come ha evidenziato di recente anche l’OCSE, l’assicurazione apporta benefici in quanto:

– incentiva le collettività locali e i proprietari a mettere preventivamente in sicurezza il territorio e le costruzioni, tanto più se l’ammontare del premio è correlato alla dimensione del rischio;

– rende più certa, efficiente e meno soggetta alla “negoziazione politica” la valutazione e la liquidazione dei danni;

– riduce la pressione sui conti pubblici.

In Italia, non esiste alcun tipo di incentivazione all’acquisto di coperture assicurative per le abitazioni private. Anzi, la tassa gravante sul premio, pari al 22,25%, è tra le più elevate in Europa.

In Parlamento l’articolo è stato eliminato. Ci sembra si tratti di un’altra occasione persa.

Noi riteniamo, infatti, che sia opportuno e conveniente concedere incentivi a quei soggetti che volontariamente decidono, con un atto di previdenza, di assicurare la propria abitazione. Con l’acquisto della copertura essi concorrono a ridurre l’entità dell’eventuale intervento pubblico ex-post, in quanto, come è noto, l’ammontare complessivo del risarcimento non può eccedere il valore del danno subito.

In particolare, andrebbe concessa la detraibilità del premio ai fini dell’IRPEF o dell’IMU e la drastica riduzione, se non la cancellazione, dell’imposta sul premio.

È auspicabile, dunque, che il tema sia sollecitamente ripreso per gli opportuni approfondimenti con tutti i soggetti interessati.

A proposito del terremoto che ha colpito l’Emilia e le Regioni limitrofe è successo quello che proprio non doveva succedere e che in vece si materializza ogni qualvolta l’attenzione dei media è inizialmente, e opportunamente, concentrata, senza poi avere la forza di continuare a raccontare le migliaia di storie quotidiane che testimoniano le sofferenze, fatiche, delusioni, moti di orgoglio, di quella parte di popolazione che invoca la ripresa delle proprie attività e delle proprie necessità riabitative.

La memoria di quanto è successo si è quasi affievolita senza però smorzare quello che nel vissuto quotidiano continua a essere un dramma delle singole persone e delle singole collettività.

La riforma della Protezione Civile è diventata una legge senza più quell’Art.2 che era invece stato, seppure confusamente, dedicato alle coperture assicurative contro le calamità naturali.

Come spesso capita anche nel nostro Paese anzichè costruire soluzioni per i problemi di consistente caratura e valenza sociale si preferisce eliminare il problema stesso alle sue basi, cancellandolo.

Questo è quello che si è ottenuto con la eliminazione dell’Art.2. E il tutto è avvenuto senza alcuna giustificazione o annuncio, ed è passato straordinariamente sotto silenzio, quasi nessuno si fosse nemmeno accorto della versione originaria del provvedimento.

Così ancora una volta l’argomento delle coperture assicurative contro le calamità naturali, obbligatorio o complementare che sia, è ritornato nel suo mal retiro dove ormai risiede da oltre quindici anni.

Bene farà l’ANIA  a spendere altre energie e tentativi di influenza, se ne sarà ancora capace, per far riemergere l’argomento e la irrimandabile necessità di una sua definizione.

L’Italia è purtroppo un laboratorio sempre attivo di eventualità e contraddizioni, da anni compromesse e trascurate,  di carattere geologico e ambientale tali per cui i sinistri sono di probabilità incrementale, e di conseguenze economiche al limite della devastazione.

Sappia l’ANIA essere finalmente attrice protagonista di una riscossa culturale e professionale che risvegli nella classe politica la necessità di affidare alla assicurazione privata il dovuto ruolo di supporto sociale, a beneficio di tutta la comunità nazionale.

Il cittadino ha bisogno di essere guidato, assistito e informato nella  doverosa ricerca dei propri successivi livelli di bisogno di protezione personale e imprenditoriale.

Lo stato e l’industria assicurativa devono una volta per tutte sottrarre l’argomento della prevenzione e della previdenza assicurativa a una occasionalità spesso inconcludente, rendendolo invece premessa primaria per la crescita e lo sviluppo.

Dedicando a questi argomenti una migliore e maggiore attenzione rispetto a secondari provvedimenti quali la preventivazione multipla nella RCAuto, che confonde e non orienta, che squalifica e non avvalora il ruolo degli assicuratori, intermediari e compagnie.

Un pensiero su “Qualche commento sulla Relazione del Presidente dell’ANIA 2012. IL TERREMOTO E LE ALTRE CALAMITÀ NATURALI

  1. Quoto e, in particolare, richiamo questo passaggio: “Lo stato e l’industria assicurativa devono una volta per tutte sottrarre l’argomento della prevenzione e della previdenza assicurativa a una occasionalità spesso inconcludente, rendendolo invece premessa primaria per la crescita e lo sviluppo“.

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