Le Compagnie di Assicurazione preparano nuovi “esodati”

Se confrontiamo i dati recentemente pubblicati on-line dall’ANIA riferiti alla Graduatoria Premi 2011 con il contenuto della recente Circolare n.64 diramata dall’INPS il 7 maggio scorso e dedicata al neo Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito, dell’occupazione e della riconversione e riqualificazione professionale del personale delle imprese assicuratrici ne possiamo certamente ricavare come facile conclusione che qualche riflessione su possibili alleggerimenti di risorse  le Compagnie di Assicurazione hanno da tempo cominciato a farla.

La crisi che ancora ristagna in ogni settore produttivo non può permetterci di credere che sia il settore assicurativo l’unico a poter ancora rimanere indenne dalle conseguenze della inevitabile contrazione dei ricavi.

I numeri pubblicati dall’ANIA non sono drammatici, ma certamente confermano quello che gli operatori del settore sparsi sul territorio sanno ormai da tempo. I premi di assicurazione sono una delle tante voci da rivedere sia nei bilanci familiari che in quelli delle imprese.

Nel settore RCAuto  continua la ricerca del premio più conveniente, magari  diventando anche vittima di possibili incauti acquisti di contrassegni di cosiddette compagnie fantasma, mentre negli altri rami , quello Vita in testa,  l’imperativo è ridurre, eliminare, redistribuire, e comunque risparmiare.

Allo stesso tempo la continua evoluzione dei processi all’interno delle compagnie ha fatto sì che venissero snelliti e automatizzati tutti gli imbuti di ripetitività e duplicazione di accessi e procedure, per ricavare tutte le informazioni che un data base evoluto e aggiornato permette di reperire con naturale semplicità.

Prodotti progettati per offrire multigaranzie pre-combinate e di impossibile spacchettamento hanno da tempo falcidiato uffici assunzioni e procedure di controllo ex-post delle emissioni agenziali,   alleggerendo al contempo la successiva gestione amministrativa e dei sinistri.

Incassi e rimesse alla compagnia in fasi differite appartengono agli eventuali appassionati di archeologia assicurativa, mentre si riversa quanto si può ogni altra attività, residuale per le compagnie  ma invasiva per gli agenti, sulle reti periferiche esterne.

Le compagnie di assicurazione non dirette, non telefoniche, non on-line, si sono trasformate, come le banche e altre aziende di servizi, in fabbriche di prestazioni preconfezionate, per le quali l’intermediazione rimane una accezione prevalentemente mercantile,  ancora valida per la  distribuzione sul territorio ad opera di “intermediari sempre più disintermediati”, e eternamente alla ricerca di nuovi ruoli e identità.

La potremmo definire una flessibilità lavorativa ribaltata,  sulle scrivanie di intermediari per definizione operatori in storica flessibilità di ruolo.

In tutto questo i costi hanno nuovi livelli di tollerabilità e di redditività pro-capite, in termini di premi gestiti per dipendente: un rapporto obbligato verso un aumento del numeratore a scapito di un denominatore spinto sempre più verso il basso.

E allora gli ammortizzatori sociali, nel passato dedicati o immaginati solo per le compagnie decotte, hanno bisogno degli strumenti adatti per pensare di accompagnare anticipatamente alla sempre più lontana pensione anche nuove schiere di dipendenti delle compagnie di assicurazione.

Come succede ed è già successo per Banche e Poste, loro stesse diventate nuovi ingombranti concorrenti con le loro polizze vendute allo sportello.

Quello che ieri era prevedibile ora può essere definitivamente programmato, alla sola condizione che il nuovo strumento di solidarietà per i dipendenti assicurativi abbia i fondi sufficienti e che i dipendenti si affidino a queste procedure con le necessarie garanzie.

Crescita e redditività sono come sempre ormai due parametri divaricabili, se il primo è riferibile solo al secondo, l’aumento dei volumi dei premi contabilizzabili, e quindi della crescita,  è di priorità 2, come per il resto del Paese.

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