Ma quanto sono burloni questi assicuratori.

La soluzione prevista dalle nuove norme, e cioè che l’agente di assicurazione vi debba mostrare tre preventivi di altrettante compagnie, sembra una burla. Ovvio che vi sottoporrà due offerte peggiori della terza che intermedia lui. Anche in questo caso, tuttavia, pretendete che le offerte siano confrontabili e che siano messe bene in luce le caratteristiche distintive.

Quello riportato è un estratto dell’articolo Assicurazioni, l’ultima beffa pubblicatoin questi giorni dall’edizione online del settimanale l’Espresso.

E’ l’ultimo di una serie sterminata di occasioni nelle quali il “parlare male di assicurazioni e intermediari” conferma quale sia ancora il vissuto comune sulla reputazione delle professionalità del nostro settore.

Nel caso di questo articolo si afferma senza mezzi termini che, come già ripetutamente scritto da altri media meno importanti, l’obbigo di presentare alll’assicurando alternative, di prezzo e condizioni, di compagnie non direttamente rapppresentate si trasformerà in una occasione di manipolazione di informazioni con l’unico scopo di distorcere e allontanare la concorrenza a proprio favore.

E’ una presunzione di inaffidabilità grave e poco tollerabile, che nuoce all’intero settore e che getta ancora una volta un fascio di luce nera sulla opportunità di questo cosiddetto provvedimento liberalizzatore.

Tutto ruota intorno al presupposto ormai consolidato di un cittadino consumatore eternamente debole e in quanto tale bisognoso di perenne tutela e difesa da schiere di fornitori male intenzionati.

Ma è mai possibile che nessuno riesca a rendersi conto che questo cittadino ha avuto ogni occasione per maturare, per rendersi capace di capire, confrontare, informarsi e scegliere. Abbiamo nel mondo, e anche in Europa, e tanto più in Italia,  un  numero di computer, tablet, smartphone venduti con incrementi a due cifre e pensiamo ancora che i milioni di accessi a internet siano fatti solo per scaricare giochi o altre applicazioni di bassa utilità?

Compriamo tanto di più con internet e sappiamo in tanti, tantissimi,  quanto sia complesso, ma possibile per tutti, scegliere tra le numerose offerte di alberghi, viaggi aerei, tariffe di operatori mobili (in assoluto le più astruse e difficili da interpretare e distinguere), materiale elettronico e alimentare, e ogni altro bene che marketing e pubblicità ci inducono ad acquistare.

Ma quando si tratta di assicurazioni tutti scendono paurosamente a un livello di alfabetizzazione e autonomia discrezionale e di discernimento di livello sub-normale.

E’ evidente che il motivo principale è la odiosa obbligatorietà dell’acquisto di una tassa: manca ancora, e purtroppo, la convinzione che chi l’automobile la possiede e la guida corre dei rischi, e che trasferirli a un assicuratore, oltre che obbligatorio, è dovere di buon senso e sociale responsabilità.

Se tutto questo è, come purtroppo è, desolatamente vero allora le inevitabili considerazioni che vengono alla mente di chi riflette con obiettività sui fatti della vita sono semplicemente due.

La prima, quella più immediata e attuale riguarda la totale inopportunità di un provvedimento che anzichè liberalizzare e incoraggiare concorrenza e consumi continua a imprigionare all’interno di vecchi schemi la reputazione delle professioni e delle imprenditorialità del settore assicurativo tutto.

La seconda è che questa situazione è l’ennesima fattura, ultima solo in ordine di tempo, di un conto da pagare per  quello che il settore tutto, compagnie e intermediari, non è stato capace di fare per dare di sè una immagine corretta, di convinta coincidenza con la socialità economica che il fare assicurazioni significa.

E’ la inevitabilità solo apparente che diversamente da così non possa essere, che assicurazioni e intermediari siano impotenti di fronte a questa visione negativa del loro mestiere da parte di coloro che quel mestiere comprano, obbligati oppure no.

E’ in parte anche il risultato della pubblicità delle compagnie dirette on-line che promettono solamente convenienza nel prezzo, ma mai eccellenza nelle coperture e prestazioni offerte. E’ la rassegnata inerzia di un settore che prevalentemente rivendica e pratica il gioco del vittimismo, senza essere mai capace di emergere con un protagonismo attivo e indispensabile, che ogni economia consolidata dovrebbe riconoscere e confermare.

Perchè non cominciamo a spiegare, con numeri e esempi, tutto quello che non sarebbe più possibile se polizze e assicuratori smettessero di esistere? Non sembra poi così difficile, oppure sì?

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