La chiarezza della AGCM sulle liberalizzazioni assicurative.

Tutte le critiche e polemiche espresse, pubblicate e circolate a proposito del decreto sulle cosiddette liberalizzazioni nel settore assicurativo hanno come importante tratto comune la oggettiva incongruenza dei contenuti che riguardano polizze e intermediari.

Contrariamente a quanto in molti invece ritenevamo i tecnici hanno scritto norme non tecniche, che di chiaro e inequivocabile hanno solamente le parti dedicate all’ambito sanzionatorio previsto per la inosservanza delle norme stesse. Si tratta di una inspiegabile accondiscendenza verso le banche da un lato e dall’altro verso una presunzione redazionale che ha voluto fare a meno di consultazioni con gli addetti ai lavori, che avrebbero saputo dare spessore e coerenza applicativa alle intenzioni dell’estensore del provvedimento.

Ormai è nota la distanza tra il settore assicurativo e tutti gli altri ambiti economici, che pur servendosi quotidianamente delle coperture assicurative ne ignorano i cosiddetti fondamentali, dalle caratteristiche dei sistemi distributivi, con le differenze tra le varie sezioni del RUI, alla realtà concreta sulla necessità reale di informazione preventiva al consumatore e alle conseguenze che ne possono derivare.

Siamo ormai in una replica quanto mai inadatta e inopportuna del consenso informato in medicina, che mal si pone al di fuori delle corsie ospedaliere. Presunte manleve preventive di responsabilità sottoscritte dai clienti non fanno certamente aumentare nè i volumi di affari e nè i nuovi contatti.

Ma le liberalizzazioni non dovrebbero invece servire proprio a questo?

Di tutte le audizioni davanti alla commissione dei senatori personalmente prediligo quella della AGCM, e la cui Memoria per l’audizione dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato presso la 10a Commissione industria, commercio, turismo del Senato vi invito a leggere.

Vi si ritrovano espresse con chiarezza e semplicità priva di ogni polemica le osservazioni fondamentali per una lettura critica del provvedimento, che sta per essere oggetto di emendamenti e successiva approvazione in Parlamento.

Ne riporto una libera sintesi.

Maggiormente critiche appaiono, invece, le disposizioni del Decreto relative ai servizi finanziari e assicurativi.

omissis…

L’art. 28 del Decreto in tema di abbinamento mutuo‐polizza assicurativa sulla vita è suscettibile di produrre effetti restrittivi in termini concorrenziali, in quanto appare favorire l’abbinamento tra servizi non necessariamente legati permettendo alle banche/assicurazioni (appartenenti al medesimo gruppo o legate da accordi di bancassurance) di estrarre più commissioni e di godere del ridotto rischio cliente, senza alcun effetto positivo in termini di minor prezzo per il mutuatario.

Inoltre, l’offerta di due preventivi di gruppi assicurativi diversi facilita la realizzazione di intese tra operatori concorrenti (i gruppi bancari necessariamente dovranno stipulare nuovi e ulteriori accordi con compagnie che attualmente sono invece concorrenti). Al contrario, al fine di innescare un virtuoso processo competitivo nel mercato dei prodotti assicurativi, occorrerebbe prevedere la possibilità per i richiedenti del mutuo di selezionare liberamente il prodotto che, tra quelli disponibili sul mercato in possesso delle caratteristiche preventivamente individuate e comunicate dal soggetto erogatore del mutuo, sia maggiormente conveniente per i medesimi richiedenti.

In questa ipotesi, la configurazione dell’abbinamento mutuo‐polizza assicurativa quale pratica commerciale scorretta (disposta dal comma 3‐bis dell’art. 21 del Codice del Consumo) non sarebbe più necessaria alla luce della possibilità prevista per il contraente di scegliere il prodotto assicurativo da sottoscrivere in base esclusivamente alla caratteristiche dello stesso e non all’identità del soggetto erogatore.

Da ultimo, la finalità di assicurare la concorrenza tra le imprese assicuratrici in materia di RC Auto, sottesa all’art. 34, non appare in alcun modo conseguibile dalla previsione ivi contenuta di un obbligo di confronto tra le tariffe e le condizioni contrattuali proposte da almeno tre compagnie assicurative non appartenenti agli stessi gruppi.

La disposizione è suscettibile di disincentivare il “plurimandato” (ovvero lo sviluppo di reti di agenti con più contratti di agenzia e come tali in grado di offrire polizze di compagnie diverse con sconti e politiche commerciali in concorrenza) e, al contempo, incentivare il permanere di agenti monomandatari (quindi in esclusiva di fatto) che offrono il solo prodotto della compagnia della quale sono agenti, dopo aver semplicemente scaricato (senza pertanto alcun vero confronto concorrenziale) le offerte già disponibili al pubblico su Internet di altre compagnie.

In tal modo non sembra potersi innescare alcun pieno processo competitivo, che al contrario può avvenire esclusivamente attraverso lo sviluppo di reti di agenti realmente plurimandatari, come tali in condizioni di comparare a vantaggio della domanda e delle sue esigenze la miglior polizza qualità/prezzo (ovvero rischi assicurati e contenuto polizza con tariffa).

omissis…

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