Le previsioni pessimistiche dei sindacati sulle liberalizzazioni danneggiano la categoria. I comunicati di FIBA e UNAPASS

Anche gli assicuratori si sono dati da fare per unirsi alla già folta schiera degli scrutatori del futuro delle prossime nuove liberalizzazioni, preannunciate, ipotizzate, raccontate, ma non ancora formulate definitivamente dal Governo attraverso l’emanazione del relativo decreto legge.

C’è poco da fare, il nuovo preoccupa sempre troppo e troppo in anticipo, e spesso si perde il senso concreto di quello che ragionevolmente potrebbe succedere e delle sue reali conseguenze. Ogni soggetto di normale buon senso dovrebbe  invece preferire la recensione dei provvedimenti definitivi e non dell’immaginario, il contrario  affida troppo spazio a pessimistiche valutazioni superficiali, basate sulla emotività del peggio, di più facile presa verso cittadini e professionisti, già sufficientemente occupati a gestire in proprio il peso della crisi.

E’ il caso dei dipendenti delle compagnie assicurative, che con il  comunicato stampa della FIBA del 16 gennaio 2012 anticipano preoccupazioni verso ogni eventuale necessità di nuovi modelli organizzativi delle compagnie assicurative,  siano essi  conseguenti a nuove metodologie delle  procedure del risarcimento diretto in RCA che a paventati obblighi di plurimandato agenziale.

Equivalente apprensione viene manifestata verso la sorte occupazionale dei dipendenti delle cosiddette compagnie dirette, telefoniche e web, messa in volatile discussione dal presunto divieto di vendere un solo marchio RCA.

Cambiare e preoccupare sempre quando l’innovazione tocca in prima persona, mai quando modifiche e cambiamenti toccano gli altri.

Non si tirano indietro nemmeno gli agenti aderenti all’UNAPASS, che con una lettera indirizzata ai Presidenti dei GAA da un lato annunciano un prossimo Manifesto degli Intermediari e dei Consumatori per le Liberalizzazioni e dall’altro tuonano contro un presunto futuro obbligo per ogni intermediario di disporre di almeno tre mandati per le polizze RCAuto, senza poter quindi liberamente decidere se essere oppure no mono o plurimandatari.

Altro atteggiamento di difficile interpretazione da parte di una categoria che, nel suo complesso, ha da sempre auspicato il plurimandato come strumento di affrancamento dalla monocrazia imperativa delle compagnie, dal governo autoritario delle reti agenziali.

Ma quando la previsione del plurimandato obbligatorio si fa’ strada (ma non erano già state le cosiddette lenzuolate Bersani a stabilirlo obbligatoriamente? ) ecco che si mina il libero arbitrio della libera scelta di un mandato in esclusiva al posto di uno con più mandanti.

Contraddizioni di un Paese comunque in protesta, che non si rende ancora ben conto di come la politica rappresentativa dei cittadini si sia temporaneamente autosospesa, affidando un  tacito mandato a un drappello di tecnici che possono anche sfidare l’impopolarità, perchè della popolarità elettorale non avranno probabilmente mai bisogno, per ideare e porre in pratica una sorta di “pulizia e riforma del portafoglio“, per dirla con termini assicurativi, nella onesta convinzione che modalità, strumenti e recupero di reputazione siano combinati nella giusta percentuale per garantire provvedimenti efficaci.

Il cambiamento si discute argomentando in modo convincente, altrimenti i non addetti che sono comunque poi chiamati a pagarne le spese non capiscono. E quando il cliente non capisce cerca nuove alternative, pensando al minor costo con soglie di servizio accettabile, ma senza il fastidio delle lamentele del fornitore.

Ma soprattutto si discute con le carte scritte in maniera definitiva, perchè a pochi giorni da queste anticipate prese di posizione  sembra proprio che nè di plurimandato obbligatorio nè di fine delle compagnie dirette qualcuno abbia inteso legiferare. E allora meglio aspettare per leggere, meglio occuparsi che preoccuparsi, meglio risparmiare inutili sforzi dato che, comunque sia, il lavoro dell’assicuratore ha già da tempo un ben corposo repertorio di nuove difficoltà.

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