Quali assicuratori per il nuovo anno che verrà?

Abbiamo imparato tutti a diffidare di quell’ imprevedibile esercito di economisti che in ogni occasione, e attraverso ogni mezzo di comunicazione oggi disponibile, si affrettano ancora a raccontarci il perchè di quella crisi che da tanto attraversiamo e che tarda ancora ad allentare i suoi effetti. Sono esperti postumi, che ci relazionano con il proprio esame autoptico di fatti passati e dei quali nessuno si azzarda più a immaginare l’evoluzione futura.

Siamo purtroppo abituati a questa lunga convivenza con spread in altalenante rialzo, borse  specialiste nei record di discesa, indici di crescita ranicchiati al di sotto dello zero e forze sociali in crescente tensione. Tutto questo nell’attesa che l’attuale strano governo, come ama ancora autodefinirsi, porti avanti questa sorta di gestione interinale del Paese alla quale i politici hanno temporaneamente abdicato, rinunciando altrettanto temporaneamente alle risse e alle escandescenze di palazzo e  televisive.

Questo strano governo che ci ricorda tanto gli interventi dei più famosi e invocati consulenti strategici internazionali,  svolti all’interno di quelle aziende i cui amministratori delegati si concedono una pausa di riflessione decisionale, per far fare a quei tecnici esterni ogni intervento impietoso e impopolare che, se svolto direttamente, avrebbe dovuto avere perlomeno il sigillo preventivo del consenso delle forze lavoratrici interne.

Siamo quindi tutti in attesa che i nostri sacrifici siano riconosciuti e riconoscibili anche e soprattutto all’interno di un Sistema Europa dimostratosi fragile nella mancanza di solidarietà e coesione nelle economie nazionali coinvolte. E’ una situazione di attesa che ricorda tanto quella del Deserto dei tartari splendidamente descritta da Dino Buzzati, ma forse quella attuale  ha al suo orizzonte una più concreta possibilità di attacco da parte dei nuovi tartari economici, che abbiamo ben imparato a conoscere.  Ma resta uguale l’attesa, il trascorrere del tempo,  l’illusione e la delusione, il vuoto e l’ansia di colmarlo, le infinite sfaccettature del nostro vivere ormai definitivamente modificato.

Tutto questo per ribadire ancora una volta che le assicurazioni sono parte intrinseca indiscutibile del contesto sociale nel quale operano, subendone tutte le conseguenze economiche attuali e le incertezze di quello che potrà succedere.

Se nessuno si può azzardare in previsioni ancora infondate ognuno è invece in grado di leggere quanto oggi sta succedendo intorno alle scrivanie degli assicuratori.

La prima esigenza condivisa è il mantenimento della solidità patrimoniale degli asset assicurativi, che deve continuare a garantire le aspettative di previdenza alle quali tanti assicurati hanno affidato il proprio futuro. Se questo auspicio venisse da qualcuno smentito avremmo all’orizzonte nuove mappe di potere finanziario con un sempre più ridotto numero di protagonisti attivi.

E’ quello che in Italia sta per succedere, con la concreta ipotesi di diversa collocazione proprietaria di uno dei più consistenti gruppi attualmente operanti.

Se succederà a favore di un acquirente già assicurativo due saranno i problemi di lunga sistemazione che ci attendono: quello occupazionale, che inevitabilmente porterà un saldo finale in diminuzione tra dipendenti e rete agenziale, impegnando l’acquirente in uno sforzo riorganizzativo imponente e tale da distrarre a lungo la nuova realtà dalla competizione attiva sul mercato.

L’altro problema sarebbe l’ulteriore contrazione del mercato disponibile, per assicurati e intermediari, e che riverserebbe le sue conseguenze in un maggiore controllo della effettiva concorrenza.

Il mercato dell’auto stagnante, contestuale all’aumento dei carburanti, incoraggerà ogni tentativo di risparmio sul prezzo dei premi assicurativi obbligatori e accanirà ancor più la attenzione agli aumenti delle tariffe RCAuto. Sintomo deprecabilmente concreto ne è l’incredibile proliferare di marchi assicurativi corrispondenti a compagnie inesistenti o non autorizzate che l’ISVAP continuamente denuncia.

In quanto ai premi delle polizze non obbligatorie continuerà la asfissia degli incassi e la attenzione verso quei contratti assicurativi di seconda necessità, potenzialmente distraibili,  da parte di assicurati titolari di mutate esigenze economiche.

L’allungamento delle età pensionabili comporterà anche per le compagnie di assicurazione problemi occupazionali, che diventeranno fonte di prolungati costi di personale, che in qualche modo dovranno essere recuperati o riversati. Problemi che si sommeranno a una prevedibile sinistrosità in aumento, facile ipotesi di nuova sussidiarietà economica rincorsa dalle componenti sociali in difficoltà e conseguenza di nuovi tagli a controlli e sorveglianza dei territori.

In un quadro di queste caratteristiche, ragionevolmente possibili in assenza di favorevoli sobbalzi economici di breve periodo, cosa faranno gli Intermediari Assicurativi? Come si adatteranno cavalcando la crisi anzichè subirla?

Mancano poche ore all’avvio del prossimo congresso nazionale dello SNA sul quale si profilano intrecci di candidature e sensati richiami all’abbandono di velleità protagoniste delle ambizioni individuali.

Sarà l’occasione per verificare il grado di maturità di una categoria che sino ad oggi si è qualificata verso l’opinione pubblica più come vittima che come protagonista, più come soggetto percettore di commissioni per servizi non tangibili che efficace sostegno per una parte degli assicurati, più come soggetto sostituibile da acquisti diretti di polizze RCAuto che consigliere indipendente e disinteressato.

Sarà anche l’occasione per capire se finalmente esiste ancora l’intelligente interesse a fondersi con l’altra organizzazione di rappresentanza degli agenti, dando vita a una compagine capace di abbandonare divisioni e resistenze a presunti privilegi di piccolo dettaglio individuale. Capaci di rinunciare a una visione di sindacato  in favore di una coesione imprenditoriale qualificata e protagonista, capace di praticare il plurimandato con professionale discernimento, ottenendo una più allargata possibilità di collaborazione all’interno delle varie Sezioni del RUI, per riappropriarsi di quanto verrà restituito al  loro mercato dalle nuove liberalizzazioni e dalle polizze legate a mutui e finanziamenti,  non più permesse alle banche e istituti finanziari.

Qualcuno ha scritto di aver sentito auspicare l’arrivo di “un Premier tecnico” alla guida del prossimo SNA, così come è successo per il governo del nostro Paese. Personalmente è una eventualità che auspico da tempo, per il bene della categoria, per permettere un assestamento al di sopra delle fazioni, che provveda temporaneamente alla razionalità necessaria,  per riconsegnare una categoria ristrutturata nelle intenzioni e nelle modalità rappresentative al suo futuro successore, risultato delle prossime elezioni.

Per ricostruire entusiasmo  e contributi professionalmente importanti, da rendere disponibili al mondo imprenditoriale al quale gli Intermediari Assicurativi devono sentirsi accomunati, per dare a loro idee e strumenti con  cui imporsi una riscossa economica ragionevolmente sostenibile. Con qualità e appropriatezza da pretendere senza sconti dalle proprie compagnie mandanti.

Sì, sarebbe una soluzione forse opportuna, ma certamente impraticabile per statuto e reperibilità di candidati, ma soprattutto per la indisponibilità di molti ad affidare un tentativo di soluzione di vecchi problemi in prima persona accantonati da tempo.

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