La pratica commerciale scorretta di Banche e Istituti Finanziari per ISVAP e AGCM.

Del recente Decreto Legge sullo Sviluppo si parla e si scrive tanto, forse troppo, per gli effetti risanatori che in tanti auspichiamo e che in molti temiamo per la serie di rinunce sociali e economiche alle quali saremo inevitabilmente sottoposti.

Del seguente articolo in particolare si parla e commenta negli ambienti assicurativi, ipotizzandone anche un effetto  killer,  che potrebbe essere esercitato dalla sua entrata in vigore nei confronti della recente innovazione normativa dell’ISVAP,  che rende di fatto incompatibile la attività di banche e istituti finanziari quando assumono il contemporaneo interesse di intermediario e beneficiario nell’offerta di prodotti assicurativi ai propri sportelli.

Articolo 36-bis – Ulteriori disposizioni in materia di tutela della concorrenza nel settore del credito

1. All’articolo 21 del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e successive modificazioni, dopo il comma 3 è inserito il seguente: «3-bis. È considerata scorretta la pratica commerciale di una banca, di un istituto di credito o di un intermediario finanziario  che, ai fini della stipula di un contratto di mutuo, obbliga il cliente alla sottoscrizione di una polizza assicurativa erogata dalla medesima banca, istituto o intermediario».  

 Con il bisogno di approfondire ogni ipotesi interpretativa attraverso una corretta lettura documentale ecco quanto ricavabile dal sito web dell’AGCM in merito a definizione, criteri di intervento, poteri e sanzioni esercitabili dall’AGCM su eventuali comportamenti manifestamente ascrivibili a pratica commerciale scorretta.

I poteri dell’Autorità

L’Autorità, in base alla nuova disciplina, può, sia per le pratiche commerciali scorrette che per la pubblicità ingannevole e comparativa, avviare i procedimenti anche d’ufficio, ossia senza attendere segnalazioni esterne. E’ dotata di poteri investigativi, che comprendono la possibilità di accedere a qualsiasi documento pertinente, di richiedere a chiunque informazioni e documenti pertinenti con la facoltà di sanzionare l’eventuale rifiuto o la trasmissione di informazioni e documenti non veritieri, di effettuare ispezioni, di avvalersi della Guardia di finanza, di disporre perizie e analisi economiche.

Una volta accertata la violazione l’Autorità ne inibisce la continuazione, e irroga all’impresa una sanzione pecuniaria che va da 5.000 a 500.000 euro.

 Se la pratica riguarda prodotti pericolosi o può minacciare, anche indirettamente, la sicurezza di bambini o adolescenti la sanzione minima è di 50.000 euro. In caso di inottemperanza ai provvedimenti dell’Autorità la sanzione va dai 10.000 ai 150.000 euro. L’Autorità può anche disporre la pubblicazione di dichiarazioni rettificative a spese dell’impresa responsabile.

Anche in questo ambito è contemplato l’istituto degli impegni: ad eccezione dei casi di manifesta scorrettezza e gravità, l’Autorità potrà rinunciare all’accertamento dell’infrazione se l’impresa si impegna a eliminare i profili di illegittimità rilevati nella pratica commerciale.

Non è bagaglio delle mie competenze professionali esprimere un parere di convincente condivisibilità, ma personalmente ritengo che l’art.36 bis nulla tolga all’intervento dell’ISVAP, ma che ne risulti invece rafforzato attraverso una sanzionabilità eventualmente concomitante e pecuniariamente sovrapponibile.

Sarebbe interessante ricevere pareri e commenti più illuminanti da parte dei lettori di più autorevole spessore normativo, e che sollecito quindi ad esprimersi.

Indipendentemente dai risultati dei quanto mai necessari approfondimenti continua a apparire singolare questa concomitanza temporale nell’accendere i riflettori su un argomento che, in quanto esplicitamente censorio dello specifico comportamento del settore bancario-finanziario, ha una lunga e nota storia alle proprie spalle, al punto da sembrare di ispirazione correttiva da parte degli interessi ora soccombenti.

Sarebbe in altre parole interessante conoscere la paternità dell’emendamento definitivamente recepito, e che nessuno sinora rivendica come risultato di cui vantarsi.

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