Alle vite ridotte in fumo provvede ora una nuova norma europea

Che fumare faccia male lo sappiamo in tanti e da tanto. Che il male venga dal fumo aspirato è altrettanto noto, ma che quel dannato tubetto di tabacco possa provocare anche danni esterni forse solo qualche assicuratore lo  sa,  perchè in qualche pratica di sinistro la sigaretta è stata causa diretta o indiretta di un incendio.

E ogni tanto leggiamo di qualche anziano (chissà poi perchè proprio gli anziani!) addormentatosi con il mozzicone ancora acceso tra le labbra e risvegliatosi, o spesso no, in  una camera diventata ormai una camera combusta.

E se proprio non si riesce a smettere ecco che qualche attento controllore europeo ha pensato di  imporre una salvaguardia normativa che renda quella sigaretta meno pericolosa nostro malgrado.

I riferimenti della norma EN 16156:2010 e della normaEN ISO 12863:2010 sono pubblicati dalla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea contrassegnata in  C 336-54o anno del 17 novembre 2011  .

L’annuncio è riferito alla…

Decisione di esecuzione della Commissione del 9 agosto 2011 sulla conformità della norma EN 16156:2010 “Sigarette — Valutazione della propensione all’innesco — Prescrizioni di sicurezza” e della norma EN ISO 12863:2010 “Metodo di prova normalizzato per la valutazione della propensione all’innesco delle sigarette” all’obbligo di sicurezza della direttiva 2001/95/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e sulla pubblicazione dei riferimenti della norma EN 16156:2010 “Sigarette — Valutazione della propensione all’innesco — Prescrizioni di sicurezza” e della norma EN ISO 12863:2010 “Metodo di prova normalizzato per la valutazione della propensione all’innesco delle sigarette” nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

La notizia è stata opportunamente ripresa da molti media: si tratta di un nuovo e obbligatorio standard costruttivo di sicurezza al quale le industrie del tabacco europee  si dovranno  attenere da ieri per la commercializzazione delle proprie sigarette nei Paesi dell’Unione Europea. Un obbligo analogo è già in vigore in USA, Canada e Australia.

Il provvedimento tenta di arginare il fenomeno, da noi  ancora poco conosciuto  e ancor meno misurato,  dei danni alle persone provocati dall’incendio innescato da sigarette non preventivamente spente.

I dati dell’Unione Europea parlano di oltre 1.00 morti e più di 4.00 feriti nel periodo dal 2003 al 2008 causati da oltre 30.00 sigarette che sono state causa di innesco di incendio.

Sono numeri che come sempre raccontano da soli una dimensione inimmaginabile e limitata ai soli danni fisici, senza considerare che ogni evento di questo tipo certamente prevede danni a cose, di minore gravità umana ma di altrettanto impatto economico.

Le nuove prescrizioni costruttive (si tratta di anelli inibitori della combustione “abbandonata“) avrebbero già permesso alla Finlandia una riduzione del 43% dei sinistri di questo tipo dopo l’introduzione di queste caratteristiche costruttive delle sigarette nel 2010.

La notizia, ben al di là della specificità della norma e della sua indiscutibile importanza nella salvaguardia di tante vite , è la conferma di quanto siano dinamici i rischi che l’essere umano incrocia,  attraverso una molteplicità di azioni e comportamenti vecchi e nuovi che aumentano le matrici di rischio all’interno delle quali si muove nella  propria quotidianità.

E’ quella che io continuo a definire  la sociologia delle assicurazioni, attraverso la quale meglio studiare  i nuovi effetti indotti da altrettanto nuovi comportamenti e propensioni all’uso di prodotti e servizi.

Spesso marketing e rischio evidenziano delle contraddizioni inconciliabili,  perchè il primo ignora completamente la eventualità del secondo. L’essere umano è più facilmente attratto da marchi, prodotti e servizi che legittimano l’appartenenza a gruppi sociali omologati,  anzichè dalla propria necessità di protezione. 

E’ una delle diverse possibilità di essere assicuratori,  di fare dell’assicurazione una leva sempre più importante per lo  sviluppo di una ritrovata individualità nella consapevolezza delle proprie scelte. Per rendere il rischio argomento di normale attenzione preventiva, e non solo in fabbrica e sulla strada.

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