Assuntore Rami Elementari cercasi…oppure no?

E’ dallo scorso mese di Settembre che avevo accantonato questa riflessione tra le bozze ancora in attesa di essere pubblicate: l’occasione per decidermi a farlo mi viene  dal post del blog di Ettore Grassano intitolato  L’orgoglio di essere assicuratori  e pubblicato sul nuovo portale assicurativo InsuranceTrade.it , in Rete da poche settimane.

Grassano riporta la sconsolata riflessione di un agente di assicurazioni, che a proposito di coloro che conducono la Compagnia da lui rappresentata afferma:

“ma lo sa che i manager cinquantenni delle nostre compagnie sono tutti esperti di finanza, e quasi nessuno è più in grado di calcolare davvero il rischio, in termini assicurativi? Si figuri che sempre più spesso i nostri gruppi assicurativi sono costretti a richiamare, come consulenti, i dirigenti in pensione. Ma quando non ci saranno più loro?”

Ha ragione quell’assicuratore ,  e non è il solo a pensarla così.

E’ la sconsolata considerazione di tantissimi intermediari spesso affaticati nell’inutile ricerca di una interlocuzione tecnico assicurativa qualificata, che devono fare quotidianamente i conti con la irreversibile scomparsa di tutti quegli assuntori che prima del monopolio distributivo assoluto dei prodotti multirischio rappresentavano il vero patrimonio di competenti esperienze negli uffici assuntivi delle Compagnie.

Erano i tempi in cui Rischi e Coperture non erano ancora rigidamente intrappolati nelle obbligate matrici di prezzi e prestazioni, erano i tempi in cui le coperture avevano ancora quella ragionevole flessibilità che i tassi della tariffa del Ramo coinvolto  subivano in conseguenza di motivate e altrettanto meditate considerazioni di qualità soggettiva del rischio.

Territorio, Cliente, Portafoglio di rischi analoghi dell’intermediario di turno, la sua stessa reputazione propositiva contribuiva alla possibilità di giustificare eventuali differenze rispetto alla tariffa universale. Si esercitava una sottoscrizione dei rischi valorizzando informazioni e esperienza personale, esperienza accumulata e modellata in anni di mestiere, di polizze e di sinistri, di colloqui con  riassicuratori e periti, di wording di polizza pensati e ripensati, di confronto con la concorrenza.

L’assuntore di quel taglio è oggi un soggetto  vintage, quasi una professione dimenticata, come dimenticato è il carburatorista che è dovuto soccombere all’iniezione elettronica nei motori delle nostre automobili.

Se avete il tempo di navigare nei siti web delle Compagnie troverete sempre più spesso, all’interno dei vari  “lavora con noi” o “careers” se il Gruppo è di livello internazionale, posizioni aperte solo per figure professionali attuariali e mai, tranne per qualche ancora piccola Compagnia di territorio, assuntori di Rami Danni con esperienza.

Un esempio per tutti è  quello di Allianz che pone quale posizione in qualche modo assuntiva disponibile il seguente profilo:

AREA TECNICA ATTUARIALE

L’attuario si occupa di effettuare i calcoli matematici applicati alle probabilità di accadimento degli eventi dannosi. Sviluppa la tariffazione dei prodotti, la valutazione delle riserve matematiche, la valutazione della loro redditività ed altre operazioni a carattere matematico-finanziario per arrivare a costruire pacchetti finanziari il cui risultato sono le nuove polizze vita o danni. Si richiedono: – laurea specialistica in Scienze Statistiche ed Attuariali, Scienze Statistiche ed Economiche o Matematica; – buona conoscenza dei principali linguaggi di programmazione; – orientamento al problem solving. Inserimento con contratto a Tempo Indeterminato. Le posizioni aperte sono sia per profili di neolaureati sia per profili con esperienza.  

Che la figura dell’attuario sia ruolo chiave all’interno delle Compagnie di Assicurazione è noto a tutti, e non solo nel Ramo Vita come originariamente eravamo abituati a osservare, ma farne un profilo sostitutivo dell’assuntore è scelta imprudente e miope.

Siamo ormai tutti convinti che in azienda, e in nessun settore,  non ha più alcun diritto di cittadinanza l’esperto solitario e protagonista unico. Lavorare in team è una condizione necessaria per condividere opinioni, capacità tecniche diversificate ma complementari, per dare senso compiuto al concetto di team building che la ormai ridondante terminologia anglofona di consulenti e corsi  di management ci ha impresso indelebilmente.

Certo per i rischi corporate il concetto di underwriting individuale è condizione ancora sussistente e necessaria, ma per la parte predominante di clienti e portafoglio si è ormai abituati alla massificazione indistinta e indistinguibile.

Ma attenzione al rischio del privilegiare il processo a ogni costo, nel generare soluzioni di polizza standardizzate con la massima complementazione di rischi e coperture, figlie di analisi e comparazioni solo attuariali,  e chiamare i nuovi assuntori a svolgere unicamente il ruolo di concessionari di codici di slocco per la attribuzione di uno sconto di premio.

Questi nuovi assuntori non si arricchiranno di nuove esperienze, non vedranno mai un rischio o un cliente, non comprenderanno mai le differenze dal vivo tra rischi e clienti, ma continueranno ad essere i garanti di quanto la compliance impone per essere a prova di auditing, per essere i custodi di regole e non di valutazioni soggettive di singoli meriti.

E a cascata si indurranno  gli intermediari a essere sempre più semplici distributori di prodotti a catalogo, senza poter o dover distinguere preventivamente clienti e qualità, ma a subire solamente a consuntivo ogni pulizia di portafoglio necessaria,  e su base anch’essa attuariale.

Il passato non è quasi mai regola, la contestualizzazione intelligente è una pratica da incoraggiare con perseveranza, cementando in maniera ordinata ogni nuovo strumento e specializzazione, per garantire dinamiche assuntive e gestionali adeguate alle nuove esigenze di produrre numeri e risultati,  da esibire positivamente e frequentemente agli analisti.

Senza però dover dimenticare la preziosità dell’esperienza dei propri collaboratori, da esporre e valorizzare per costruire la necessaria reputazione dell’azienda,  per riconoscersi in uno stile e non solo in un brand.

Un esempio  di intelligenza organizzativa attualizzata la trovate nel sito di AXA, dove si raccolgono le varie aree di lavoro che costituiscono il mosaico delle attività utili e collegate all’interno di una compagnia di assicurazioni, per offrire a chi nel settore vuole entrare una topografia attendibile di skills necessarie e  opportunità eventualmente disponibili.

E’ un buon esempio di lungimiranza prospettica che nulla prelude alla raccolta di esperienze e potenzialità di nuovi talenti. E’ un modo di concepire una polarizzazione  efficace di interessi e professionalità che dovrebbe essere atteggiamento non originale, ma ampiamente diffuso all’interno di ogni Compagnia.

Lascia un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...