Questa nostra Italia alluvionata e ancora poco assicurata.

Sono ancora in primo piano nella attualità di questi giorni i danni e soprattutto le vittime dell’ennesimo fenomeno alluvionale che ha investito alcune zone della Liguria e della Lunigiana.

Nei giorni che avevano preceduto questo evento i mezzi di informazione davano invece ampio spazio a quanto stava succedendo in Veneto, dove assicuratori indisponibili opponevano rifiuto o resistenza nel progettare una ipotesi assicurativa regionale contro i danni da calamità naturali.

Il Presidente della Regione Veneto Zaia aveva infatti invitato i suoi corregionali ad assicurarsi per i danni da eventi naturali, attraverso un apposito comunicato stampa del 21 giugno scorso : “ALLUVIONE IN VENETO. SITUAZIONE CONTRIBUTI. ZAIA: CITTADINI ASSICURATEVI” .

Ma ha fatto ancora di più facendo  nominare dal “COMMISSARIO DELEGATO PER IL SUPERAMENTO DELL’EMERGENZA DERIVANTE DAGLI EVENTI ALLUVIONALI CHE HANNO COLPITO IL TERRITORIO DELLA REGIONE VENETO NEI GIORNI DAL 31 OTTOBRE AL 2 NOVEMBRE 2010″ un apposito consulente dedicato allo studio della eventualità assicurativa per questi rischi per la sua regione.

Si tratta di un professionista di elevato spessore professionale, che vanta un lungo passato alla direzione delle Generali, e che presta la sua opera a titolo gratuito.

Queste  le attribuzioni dell’incarico ogetto di una  apposita ordinanza.

 ART. 2 (Svolgimento attività soggetto attuatore)

Il soggetto attuatore di cui all’art. 1 opera secondo le direttive ed indicazioni che saranno impartiti dal Commissario delegato, tramite il soggetto attuatore vicario nominato con Ordinanza n. 1 del 17 novembre 2010. L’attività prevede lo svolgimento delle seguenti azioni, soggette a verifiche intermedie sullo stato di avanzamento dello studio:

1. la predisposizione del piano di progetto (obiettivi di dettaglio, attività, tempi, competenze richieste);

2. il recupero e l’analisi dei principali studi già eseguiti sull’argomento da Enti, Istituti, Compagnie, Broker;

3. l’illustrazione dell’attuale scenario in merito all’assicurazione CAT NAT e dei principali punti d’attenzione;

4. il contatto con enti interni ed esterni (quali ANIA, brokers di assicurazione, riassicuratori, etc), per i necessari approfondimenti, recupero di informazioni o dati necessari per lo sviluppo dello Studio;

5. l’elaborazione di un data base a supporto dello Studio;

6. la formalizzazione dei risultati dello Studio;

7. l’allineamento periodico, (almeno mensile), dell’avanzamento dello studio.

L’attività è svolta a titolo gratuito.

La notizia può essere letta come un ottimistico tentativo federalista per ottenere coperture che a livello nazionale si stanno discutendo da anni e anni. Oppure l’iniziativa è classificabile come una reazione che vuole anche essere di stimolo verso l”autorità centrale, per smuovere dai pantani della burocrazia e della indefinita collegialità un progetto assicurativo nazionale, sul quale in molti fanno rivendicazioni di competenza professionale, ma senza una attività definitivamente strutturata e garante della evidenza sociale che ne deriva.

L’Italia è un Paese a dichiarata compromissione idrogeologica, nel quale schiere di esperti ci hanno raccontato quello che si sarebbe dovuto evitare da parte di altrettante schiere di amministratori che invece hanno sottovalutato, o magari ignorato, i danni che insediamenti strutturali e abitativi impropri andavano a disegnare per il nostro futuro. Per anni abbiamo visto scenari di inimmaginabile devastazione che sembrano provenire da altri emisferi e che invece riguardano il panorama delle nostre fineste.

Il pericolo della demagogia troppo facile incombe sempre quando si descrivono danni per i quali qualcuno, prima inascoltato, aveva immaginato eventuali rimedi tecnico normativi da azionare preventivamente, e come sempre le accuse e le rivendicazioni mettono in secondo piano buon senso e intelligenze.

Ciò che colpisce chi di assicurazioni si occupa è che c’è sempre un momento nel quale è l’assicuratore che rifiuta ipotesi di contratti umanitari a recitare la parte del cosiddetto “cattivo”,  anteponendo correttamente i presupposti di utile, o perlomeno di bilanciamento tecnico, a tutela dei propri conti.

Non interessa più a nessuno chi, come e  quando proposte su proposte, riunioni su riunioni possono aver affossato o semplicemente rimandato un’idea, che sull’onda di un entusiasmo benevolente e evidentemente solo temporaneo, qualcuno aveva lanciato.

L’esempio della Regione Veneto è un caso da laboratorio istituzionale che dovrebbe fare riflettere, ma soprattutto agire, assicurativamente e non, per cancellare possibilmente con una svolta definitiva non solo i nomi delle persone e dei luoghi sino a oggi vittime dell’incuria generale, ma anche ogni irragionevole possibilità futura di eventi di queste conseguenze.

Il rischio raccontato è sempre un conto che si presenta inesorabilmente all’incasso, e di costo molto più elevato di un rischio da gestire.

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