Uno sguardo dentro la indagine conoscitiva dell’AGCM nel settore della assicurazione RCAuto. 1°Parte

 

INDAGINE CONOSCITIVA SUL SETTORE DELL’ASSICURAZIONE DI AUTOVEICOLI

Documenti: Audizione dell’12 ottobre 2011

Relatore: Antonio Catricalà

Sede: Senato della Repubblica – X Commissione (Industria, Commercio, Turismo)

 

I media hanno fornito a suo tempo una lettura come sempre frettolosa del documento in questione, sottolineandone gli aspetti negativi a sfavore del sistema assicurativo tutto, ma questo è diventato ormai uno sport quasi olimpico, nel quale qualche tempo supplementare per recuperare immagine e contenuti le Compagnie forse lo meriterebbero, sempre che confermino di volerlo ancora fare.

Il problema è che non sono solo le Compagnie a uscirne ancora una volta con  qualità e reputazione compromessa, ma anche tutti i momenti della filiera, Intermediari compresi. Si ripropone la necessità che chi il settore lo rappresenta comprenda definitivamente che bisogna argomentare in maniera efficace anche sulla funzione positiva dell’assicurazione nel tessuto sociale nazionale, raccontando e documentando con giustificata convinzione  i tanti momenti nei quali, anche al di fuori del ramo auto, gli assicuratori sono stati portatori di soluzioni e di benefici economici spesso determinanti.

Credo sia utile riportare qualche stralcio del testo originale del documento, con libere evidenziazioni personali, per meglio comprendere i motivi del giudizio espresso dalla autorità garante.

Prezzi

Le prime elaborazione dei dati raccolti mostrano che i premi effettivamente pagati per l’RC Auto hanno fatto registrare nel corso degli anni oggetto di analisi (2006-2010) significativi aumenti. I dati differiscono per profilo di assicurato, area geografica e tipo di compagnia, ma in media mostrano una tendenza al rialzo continuo. omissis…

Le compagnie telefoniche, pur determinando qualche vantaggio per gli utenti che ad esse si rivolgono, in realtà non rappresentano una forma di competizione effettiva. Intanto, a parte una, sono tutte gemmazioni di altre compagnie tradizionali appartenenti ai gruppi più importanti. 

I dati mostrano inoltre che le compagnie telefoniche tendono ad operare prevalentemente con le categorie di rischio che comprendono i soggetti che hanno meno sinistri e quelli che risiedono nelle regioni del Paese caratterizzate da una minore frequenza sinistri (Centro Nord).

La selezione di tali categorie di rischio da parte delle compagnie telefoniche avviene mediante l’offerta di polizze a prezzi più contenuti di quelli delle compagnie tradizionali, per quei determinati tipi di clientela. Risulta che le compagnie tendono a selezionare la domanda – evitando di assumere elevati rischi in zone quali alcune province del Sud – attraverso idonee politiche commerciali che non differenziano in modo significativo i premi offerti tramite il canale telefonico rispetto al canale tradizionale; diversamente operano in varie zone soprattutto nel Nord.

Ciò fa sì che il canale più evoluto appare più limitato proprio nelle aree del Paese dove i premi sono elevati e ciò per una scelta strategica delle imprese.

…omissis

 L’istituzione di un meccanismo burocratico di rilevazione del rischio frodi può servire al sistema. Il potenziamento dei collegamenti con l’attività delle forze di polizia e con la magistratura può essere opportuno. Ma certamente non si può pensare di risolvere il problema dell’accertamento delle frodi a livello di sistema, senza adeguate politiche di intervento delle stesse compagnie assicurative. In altri termini, il rischio potrebbe essere che l’attivazione di un meccanismo come quello prefigurato nel ddl in esame possa definitivamente deresponsabilizzare le imprese dallo svolgere esse stesse un’efficiente attività di controllo. Nessuno meglio di loro ha il polso sulla sinistrosità dei propri assicurati. Per l’Antitrust è essenziale piuttosto che si determinino i corretti incentivi affinché ciascuna impresa tenga sotto controllo i propri costi. Per questo è necessario, in ultima analisi, che si crei un contesto effettivamente più concorrenziale, per la cui realizzazione sono necessari però una serie di interventi che indicheremo: non bastano certo di per sé né una corretta applicazione del regime del risarcimento diretto, né il prefigurato sistema di repressione delle frodi.

omissis…

Oltre agli obblighi di relazione imposti all’ISVAP dall’attuale disegno di legge, sarebbe opportuno stabilire che ciascuna impresa dichiari pubblicamente e non solo sui propri bilanci – come è ora previsto – la stima circa la riduzione degli oneri per sinistri derivanti dall’accertamento delle frodi conseguente all’istituzione della nuova struttura e gli effetti di queste riduzioni sui propri premi. Ciascuna impresa, in altre parole, dovrebbe “mettere la faccia” su tale questione e ne dovrebbe fare una leva concorrenziale: “tante frodi ho scoperto, di tanto ho potuto ridurre i premi o contenerne l’incremento”.

Non sfugge l’indicazione del Garante nel sollecitare le compagnie ad essere parte attiva nel contrasto alle frodi, facendo dei propri sforzi un elemento documentalmente competitivo. E’ evidente il tentativo di risvegliare le stesse compagnie da una posizione che appare ingiustificatamente attendista e in quanto tale pronte a rimbalzare su altre istituzioni i rimedi necessari.

Corrispondenti alla realtà dei fatti le osservazioni sulle compagnie telefoniche e web. La personalizzazione individuale delle tariffe, possibile per l’assenza di una rete distributiva tradizionalmente fisica sotto i cui occhi giustificarla,  è da sempre una modalità di offerta tariffaria che limita il suo confronto alla altrettanto singola convenienza di ogni contatto/potenziale cliente.

In virtù del rapporto unicamente individuale sono possibili modulazioni tariffarie, per premio e discriminanti geografiche, sottacendone la complessiva visibilità con totale libertà di azione.

Sul fatto che queste compagnie siano per lo più gemmazioni di compagnie tradizionali, e per questo poco competitive, sembrano non pensarla così gli agenti di quelle compagnie che gemmano prezzi migliori con il marchio a vendita diretta, e dei quali vorrebbero poterne altrettanto convenientemente disporre tramite la medesima mandante, che invece si rifiuta spesso di rendere disponibile anche alle agenzie l’accesso informatico distributivo diretto, che se concesso ridurrebbe le occasioni di cannibalismo tariffario interno. 

Ancora una volta viene messa in evidenza la perdurante assimetria tra chi le polizze le fa e chi le sottoscrive, in un’ottica di squilibrio che sbilancia il rapporto con la clientela della RCAuto, che, demagogia a parte, continua a non comprendere i motivi della rugosità dell’offerta assicurativa attuale.

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