I conti non tornano se il taglio dei costi passa attraverso la rinuncia alle competenze

Enrico Bertolino continua a raccontare con  leggerezza solo apparente spaccati di vita aziendale nei quali tutti possono riconoscersi. Questo suo audio post è dedicato alle attività che ormai da tempo  impegnano maggiormente amministratori e responsabili delle risorse umane all’interno delle proprie aziende: il taglio del personale.

Siamo in molti ad essere convinti che dismettere frettolosamente competenze spesso preziose di manager allontanati in nome di un risparmio immediato sia frutto di una politica miope, che guarda al subito senza poter garantire quelle visioni di ragionevole prospettiva alle quali ogni azionista dovrebbe avere diritto. E ‘ la rinuncia ai knowledge workers, come vengono definiti dalle terminologie consulenziali ancora in voga, fatta solo in nome di quella riduzione dei costi che si considera leva  principale  per far quadrare conti che tornano sempre meno.

Ma gli stessi consulenti,  che del proprio essere  a loro volta knowledge workers esterni fanno ancora le proprie fortune,  non vogliono ammettere che la conoscenza è patrimonio,  e solo secondariamente costo, o meglio,  capitale umano oggetto di continuo investimento. La dematerializzazione dell’economia, sempre più economia di servizi e sempre meno economia industriale, ha nel settore assicurativo una delle espressioni più significative e allo stesso tempo più antiche.

In assicurazioni esiste una tradizione della conoscenza che non deve essere impoverita a favore del miglioramento del processo: una migliore qualità del processo deve essere funzionale al mantenimento, diffusione e sviluppo delle conoscenze, che restano pur sempre in capo agli individui,  che delle organizzazioni sono l’impalcato necessario e poco sostituibile.

Anche in  assicurazioni sono le fusioni societarie le occasioni nelle quali si disperdono maggiormente competenze necessarie, all’interno delle compagnie  aggregate e delle preesistenti reti agenziali, trascurando la perdurante necessità di favorire, accompagnare e incoraggiare, con una formazione continua, sviluppo e cambiamento. Senza far seguire all’abbandono dei marchi oggetto della fusione anche il macero delle conoscenze.

Ma di questo vorrei scrivere ancora, per offrire rispetto a coloro che, anche recentemente, hanno scritto per registrare le tante occasioni mancate del nostro settore.

Ma ora proviamo a sorridere con Enrico Bertolino.

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