La cultura del Rischio: un valore da recuperare.

Sono tempi quelli che stiamo vivendo  nei quali la parola più pronunciata è certamente Rischio. Termine declinato nelle sue più inquietanti accezioni, riferito prevalentemente a temuti e vissuti disastri finanziari, tracolli economici di intere nazioni sull’orlo della bancarotta e coalizioni politiche costantemente in bilico.

Ancora una volta uno dei fondamentali della professione assicurativa è diventato una sorta di commodity terminologica,  usata e abusata dal resto delle professioni, quella dei media in testa a tutte, e sottratta invece al suo significato più appropriato e per molti versi più rassicurante. Gli Assicuratori sono stati ancora una volta passivamente spodestati dalla funzione principale  alla quale sono dedicati i loro capitali e soprattutto le loro competenze, senza ormai più  sottolinearne  la caratteristica di primato professionale.

Per gli Assicuratori  Il Rischio rappresenta la probabilità che un evento in grado di produrre danni si verifichi e l’entità dei danni che ne possono derivare.

In termini molto più generali io preferisco invece  riferirmi alla definizione adottata dalla norma International Standard ISO  31000 , introdotta nel Novembre 2009, per definire le linee guida generali di progettazione, implementazione e mantenimento di attività di risk management all’interno di ogni organizzazione del lavoro:

 Risk:  effect of uncertainty on objectives

  • NOTE 1 An effect is a deviation from the expected — positive and/or negative.
  • NOTE 2 Objectives can have different aspects (such as financial, health and safety, and environmental goals) and can apply at different levels (such as strategic, organization-wide, project, product and process).
  • NOTE 3 Risk is often characterized by reference to potential events  and consequences, or a combination of these.
  • NOTE 4 Risk is often expressed in terms of a combination of the consequences of an event (including changes in circumstances) and the associated likelihood  of occurrence.
  • NOTE 5 Uncertainty is the state, even partial, of deficiency of information related to, understanding or knowledge of an event, its consequence, or likelihood.

Quello che ne deriva è che il rischio è da sempre parte esistenziale indivisibile dei comportamenti dell’essere umano, che ne ha accompagnato ogni mutazione di attività, di organizzazione personale, individuale e collettiva, con una liquidità trasversale capace di auto modularsi nelle circostanze più diverse e solo apparentemente imprevedibili.

Il Rischio è occasione di osservazione, analisi, approfondimento, valutazione quantitativa e soprattutto di scelta conseguente. Diventa strumento fondamentale nelle decisioni di qualsiasi dimensione e caratteristica, che traccia, spesso inconsapevolmente per molti, direttrici di azione e reazione, che diventano meglio visibili a posteriori, rivelandoci, anche se in retrospettiva,  nuove opportunità e alternative.

Il Rischio è cultura di vita, ma il suo governo è professione di pochi,  meno di quanto i tempi che verranno possano permetterci di immaginare di averne bisogno.

Se Rischio è cultura bisogna allora che le competenze dedicate siano veramente tali. Intese come il risultato di una costruzione formativa strutturata e altrettanto competente, che sia in grado di far definitivamente piazza pulita della esorcizzazione del Rischio,  realizzata attraverso comportamenti di sottovalutazione, o peggio di volontaria ignoranza, nell’inutile tentativo di risparmiare risorse da dedicare all’immediato anzichè a un futuro che ci si rifiuta di conoscere e riconoscere.

La raccomandazione è rivolta ai due versanti professionalmente impegnabili per il governo del Rischio.

Il secondo versante, sì il secondo, è quello degli Assicuratori. Devono sentirsi obbligati in misura irrinunciabile a fare del governo del rischio lo strumento e la modalità principale del loro modo di essere e fare gli Assicuratori. L’approccio con i nuovi e vecchi clienti deve riuscire a sradicare definitivamente  la visione unica  di distributore di polizze,  che ne caratterizza oggi i comportamenti e l’immagine percepita dagli utenti.

Certamente alle reti distributive sul territorio sono quotidianamente imposti stereotipi di prodotto e pretese di risultati commerciali che fanno della genericità distributiva la leva di potere e controllo preminente. Questa omologazione di sottocontenuti, goffamente mutuata dalle compagnie da altri settori di servizi, sta rendendo gli intermediari assicurativi banali esecutori e non efficaci interpreti delle realtà geografiche a loro affidate.

Il risultato ottenuto nella maggior parte dei casi è  la esaltazione di una capacità inopportuna di affabulazione di vendita,  che tocca tasti emozionali e non di spessore professionale riconoscibile dai clienti ai quali si rivolgono.

Compagnie e Reti Agenziali devono recuperare il Ruolo di Governatori del Rischio, pena la sostituzione delle persone con le tecnologie di vendita on-line. Ma il danno spesso non dichiarato, ma per questo ancora più grave, è la mancata selezione di rischi, aziende e persone, resi tutti indistinti da prodotti e tariffe attuariamente democratiche ma impropriamente generalizzate.

Governare il Rischio significa costruire concrete opportunità di rapporto più stabile con i clienti, per meglio accompagnarli  nelle loro dinamiche di sviluppo e adeguamento ai rispettivi mercati.

Il primo versante è invece costituito proprio dai Clienti degli assicuratori, da tutti quei clienti Imprese che devono favorire la crescita, all’interno delle proprie organizzazioni del lavoro, della figura dell’esperto del governo del rischio, del Risk Manager.

Figura quella del Risk Manager non riservata unicamente a realtà di grandi dimensioni economiche. La riconoscibilità dei rischi, la mappatura di soluzioni di mitigazione non sempre e necessariamente assicurativa, la possibilità di far nascere da un rischio conosciuto anche nuove opportunità di business o di partnership non è privilegio dei grandi, ma opportunità necessaria a tutte le imprese che vogliono sopravvivere e svilupparsi, all’interno di un contesto economico, sociale e politico sempre più globalmente plastico e per questo sempre meno prevedibile.

Siano gli assicuratori a favorire la crescita di questa figura professionale presso i propri clienti, non per perdere un apparente predominio di  competenze, bensì per fondere e rendere comuni le rispettive logiche industriali e professionali , attraverso le quali proporre al meglio le proprie possibilità di copertura.

Favorire una crescita professionale di Governo del Rischio sapientemente ripartita tra cliente e fornitore di assicurazioni facilita le intese di affari,  con un risultato complessivo certamente superiore alla somma delle rispettive competenze. Le relazioni che ne derivano saranno stabilmente dinamiche nel tempo, nella misura in cui ognuno metterà continuamente in discussione “il come” per ottenere il meglio.  Riconoscendo e registrando il nuovo come altrettanto nuova opportunità, senza troppi fraintendimenti e mancate intese, trasformando i nuovi limiti in  nuovi punti di partenza,  per costruire nuove best practice.

Tutto questo si realizza con aggiornamento continuo e formazione, senza soste e senza limiti, senza rinvii e giustificazioni, senza finti risparmi. Per non spendere oggi quello che un malgoverno del rischio ci può far ripagare, con un carico di  impensabili interessi, già da domani.

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