Il caso Faro Assicurazioni e le polizze in sanità.

La notizia era nell’aria da quando il Consiglio di Amministrazione dell’ISVAP, nella sua seduta del 11 luglio scorso, aveva proposto al Ministero dello sviluppo economico la adozione del provvedimento di revoca della autorizzazione all’esercizio della attività assicurativa.

Il Provvedimento è stato emanato il 29 luglio , nominato il Comitato di Sorveglianza, e il Commissario Liquidatore  :  timbri, firme e documenti ufficializzano la fine di un’altra avventura imprenditoriale assicurativa, e come succede sempre in situazioni simili  a pagarne il prezzo sono le parti sociali direttamente coinvolte e tutto il settore di appartenenza.

Sembra così lontano e oggi ancor più anacronistico il filmato,  tuttora presente sul sito ufficiale della compagnia, che registra la presentazione ufficiale del nuovo corso societario e tenutasi a Genova il 28 marzo 2008.  

Genova, città nella quale nell’ottobre dello stesso anno sono stati anche inaugurati i nuovi uffici della direzione generale della compagnia. Sono stati proprio i forti legami mantenuti con la città della Lanterna a fare sì che proprio dal capoluogo ligure partissero i primi richiami di soccorso ufficiali  per la  salvaguardia dei posti di lavoro dei dipendenti della società,  inevitabilmente coinvolti dall’allora solo temuta ipotesi di liquidazione.

Ogni storia d’impresa va rispettata, dando il dovuto credito alle iniziali intenzioni programmatiche della proprietà, salvo poi a verificarne da osservatori esterni la compatibilità,  con i risultati e le modalità di realizzazione della politica assuntiva scelta.

Personalmente continuo a non comprendere i motivi che possono spingere un imprenditore, diverso da un grosso gruppo assicurativo,  a sobbarcarsi l’onere di acquisire o dare vita a una nuova compagnia di assicurazioni. Soprattutto se chi lo fa ha alle spalle una esperienza di intermediazione, attraverso la quale avrebbe potuto intuire a ragion veduta le dimensioni degli  impegni economici e strutturali necessari, troppi, e la improbabilità di vantaggi finanziari di ritorno, a loro volta esigui se non addirittura inesistenti.

Spesso si tratta di quella voglia di realizzare in proprio quelle istanze rimaste deluse nei rapporti con gli assicuratori tradizionali, quasi a dimostrare che le  proprie presunte verità assuntive, in quanto tali,  venivano proposte a chi non le sapeva pienamente valorizzare.

Slanci imprenditoriali con questi presupposti si indirizzano inevitabilmente verso nicchie assuntive di elevata spinta, ritenute tali in virtù di un elevato coefficiente nel rapporto tra premi introitabili e concorrenti disponibili,  per costruire una  offerta di sottoscrizione di adeguata alternativa.

Anche in questo caso le nicchie si sono dimostrate cavità economiche dalle quali riemergere con poche probabilità di successo. Occasioni di conseguenza sociale che a provvedimento emanato presentano il conto in tutta la loro complessità, sostanziale e temporale.

Oltre che di dipendenti si tratta infatti di consistenti aree di sanità pubblica che corrono il rischio di dovere, con scarsa probabilità e subordinata cospicua  valenza economica, rimpiazzare coperture di responsabilità civile a tutela dei propri patrimoni e delle istanze dei cittadini eventualmente aventi diritto. Rimpiazzi con bandi di gara per coperture notoriamente evitate dai sottoscrittori principali, e che alimentano la desertificazione dei partecipanti,  resa ancora più pronosticabile per l’esistenza di eventi dannosi già avvenuti e bisognosi di copertura.

Ecco allora affiorare un interrogativo etico, rivolto a quelle amministrazioni che, pur  nella rigorosa adempienza di bandi e procedure, non hanno forse adottato quelle cautele e strumenti di salvaguardia capaci di  evitare proprio quei probabili contagi di futura scopertura che affolleranno di gravi preoccupazioni le menti di amministratori e amministrati.

Identico interrogativo rivolto agli intermediari interessati dalle  aggiudicazioni ormai avvenute, che si sono comunque appropriati dalle spesso uniche occasioni di piazzamento all’epoca disponibili, senza apparentemente cautelare e cautelarsi verso eventualità di premorienza sottoscrittiva.

Ennesima occasione mancata quindi anche per il settore delle assicurazioni in generale, che si trova quasi sempre a giustificarsi e quasi mai a vantarsi per scelte, comportamenti e soluzioni proposte.

Ma si sa che a cose fatte diventa troppo facile elencare problemi e troppo difficile suggerire soluzioni, ma questo non ci può impedire di riflettere sulla necessità di ripensare le coperture in sanità per costruire un approccio ragionevolmente sostenibile, con o senza soluzioni tradizionalmente assicurative, ma con quella dovuta e altrettanto sostenibile responsabilità sociale che l’argomento saluta merita,  senza sconti e condizioni.

Invocare quindi una sorta di stati generali assicurativi  in sanità sembra una necessità irrimandabile, una occasione da cogliere con sapiente attenzione per ricostruire fiducia, dignità professionale e nuove alleanze,  tra parti sociali, assicuratori e amministratori. Per fare della salute non soltanto occasione di convenienza economica tra contrappesi di vario interesse , ma  di reale tutela nazionale e  in  totale democrazia.

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