La relazione del Presidente dell’ANIA: ora tocca ai dipendenti

Nuovi paradigmi, del resto, sono imposti anche sul fronte dei rapporti tra le imprese e i propri dipendenti.

Le trattative per il rinnovo del contratto collettivo nazionale non possono prescindere dal mutato contesto di mercato. Gli ultimi anni hanno visto anche nella nostra industria, per effetto della crisi finanziaria internazionale, un significativo calo degli utili e un aumento del costo del lavoro per dipendente. Tutti i processi di riorganizzazione e ristrutturazione avviati dalle imprese assicuratrici sono avvenuti con costo a totale carico delle aziende, senza ricorrere ad alcun ammortizzatore sociale o a procedure di licenziamento collettivo. Addirittura, nonostante la congiuntura negativa, nel periodo 2007- 2010 i livelli occupazionali sono aumentati del 2% circa.

Per poter competere sul mercato, per mantenere l’attuale tasso di occupazione, è necessario ora un recupero di flessibilità e produttività nell’organizzazione del lavoro. L’assicurazione in futuro sarà chiamata a un ruolo sempre più importante sul fronte economico e sociale. È indispensabile che lo svolga con competenza e professionalità, ma anche con efficienza ed economicità, ponendo sempre al centro le risorse umane.

 (tratto dalla Relazione annuale 2011 del Presidente dell’ANIA e liberamente evidenziato in alcune sue parti)
 

Ancora uno spunto tratto dalla parte della relazione dedicata alla organizzazione delle imprese, e dedicato questa volta ai dipendenti delle compagnie.

 Sappiamo tutti che anche il settore assicurativo ha risentito sia della situazione di crisi che sembra non volerci ancora abbandonare che delle conseguenze delle mutazioni dei processi, resi ancora più necessari dalle nuove forme distributive introdotte nel mercato delle polizze.

Come succede da tempo nel settore bancario anche in assicurazioni è stata dedicata molta attenzione a ogni forma e iniziativa di alleggerimento del numero dei dipendenti impiegati. Esodi incoraggiati, prepensionamenti, chiusura di uffici periferici, accorpamenti di funzione, nuovi impianti organizzativi conseguenti a fusioni e incorporazioni  hanno dovuto  registrare  obbligatoriamente concreti risultati  in termini di  contrazione della forza lavoro.

La parola esuberi, anche se non espressamente menzionata nella relazione, è stata però pronunciata nella conferenza stampa seguita alla assemblea, quando al presidente Cerchiai è stata fatta una domanda sul rinnovo del contratto di lavoro dei dipendenti del settore. “La situazione e’ complicata e non si puo’ pensare ad un rinnovo contrattuale tradizionale. Le aziende devono recuperare flessibilita’ ed e’ il momento di pensare al futuro”, ha sottolineato.

Liberi con gli agenti e flessibili con i dipendenti, per un futuro che rende sempre più simile a ogni altro settore anche quello assicurativo, fino ad oggi forse ancora troppo diverso e protettivo. Numeri e non persone, risultati da conquistare e non più patrimoni e riserve di cui compiacersi.

Inquadramenti riferiti a call center in e out bound aprono nuove prospettive a strategie commerciali dirette, che si combineranno, e in parte si sostituiranno, a quelle convenzionali, con orari, turni, rotazioni e trasformazioni di mansioni che saranno sempre più giustificate in nome del mantenimento dei posti di lavoro.

Come per la banca anche  in assicurazioni il miraggio del posto fisso, e per lo più sicuro, è ormai aneddoto del passato. Impiegati di sportello che nelle banche vengono riconvertiti al commerciale, quelli amministrativi delle assicurazioni che diventano quasi repentinamente operatori sinistri, tutti con la possibilità di demansionamento, cambio di luogo e di marchio, di orario, nella genericità di impiego che spesso non si comprende, che non viene chiesto di condividere, che disorienta e defidelizza.

Verso una clientela altrettanto defidelizzata, che fatica sempre più a resistere al cambio di conto e di polizza, in preda a una aggressione mediatica e pubblicitaria che promette e spesso non mantiene, che attrae con sconti e non con qualità servizi.

In banca siamo ormai rassegnati allo zero del costo del conto e del tasso di interesse che in cambio riceviamo, in assicurazioni vorremmo forse capire quale potrà essere il limite del basso costo del premio nella liquidazione del sinistro.

Sacrifici e non premi, ammonimenti e non incoraggiamenti. Mobilità e disponibilità, non capire ma accettare. Questa è la flessibilità che dovrà essere finalmente legittimata nei nuovi impianti contrattuali. Ogni critica e resistenza sarà marcata coma incapacità di adattamento e di comprensione dei nuovi modelli di business necessari.

E le competenze? Ne parla il Presidente Cerchiai quando afferma che il nuovo ruolo dell’assicurazione dovrà essere svolto con competenza e professionalità, ma chi frequenta dipendenti e compagnie trova demotivazione, stanze spesso vuote e sguardi concentrati su maschere e procedure, che gli schermi dei computer visualizzano per far trovare domande e risposte, da offrire al servizio di clienti e distributori. Tutto risolto con numeri di codice e acronimi di procedura, senza bisogno di capire e sapere, basta leggere e non interpretare.

Provate a ricercare nel testo della relazione i termini competenze e formazione, non otterrete alcun risultato. Forse ne possiamo anche fare a meno, ma le buone polizze poi chi le farà?

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