Gli assicuratori e il terremoto in Giappone: il coraggio della retorica.

La tragedia giapponese si sta rivelando sempre più gravemente, giorno dopo giorno, un lungo racconto di dolore e distruzione. Con un futuro di tale incertezza  del quale  nessuno può ancora misurare nè i danni nè tantomeno il tempo, necessario per la stabilizzazione della ricostruzione delle conseguenze umane e economiche che hanno flagellato il Paese.

Per gli assicuratori un’altra occasione di profonda riflessione e diversa consapevolezza nella propria professione. Senza alcuna resistenza verso una retorica solo apparente dobbiamo prendere atto che, benchè quotidianamente beneficiari di nuovi strumenti di analisi e previsione, la nostra funzione non potrà mai essere un modello aggiornato di prevenzione, un calmiere sufficiente di risarcimento economico e un contribuente altrettanto efficace di correttivi sociali, a beneficio delle popolazioni vittime di sinistri di questa portata.

In un’epoca che sembra aver cancellato ogni calendario quando si pensa che rischi ritenuti definitivamente arginabili e misurabili continuano a manifestarsi con rinnovata energia e virulenza.

Dagli atti di nuova  pirateria marittima alle compromissioni energetiche risultato di  rivendicazioni e riconfigurazioni politiche  in collegamento quasi sequenziale.

Da ogni evento naturale di sempre maggiore intesità e devastazione alle crisi economiche di un sistema globale, che dimostra di non saper badare nè a sè stesso nè al bene comune per il quale dovrebbe essere stato progettato.

In tutto questo gli assicuratori, colpiti come in questi giorni anche da vistosi cedimenti delle proprie quotazioni di borsa, hanno una ennesima occasione di rimetabolizzare la eterna imperfezione  del proprio mestiere, nel quale dichiarate certezze e facili ottimismi hanno l’unico senso di  sottoscrivere la propria leggerezza e stupidità, da sostituire invece con la certezza che ogni rincorsa del meglio e del definitivo è una gara che ci troverà sempre  perdenti.

Tariffe e regole contrattuali in trasformazione continua, con mercati di clienti e  riassicuratori talmente fluidi da impedire ogni previsione di seppur media durata, ma con conti da onorare con serietà per i sinistri per i quali ci siamo impegnati in precedenza.

Una professione, quella delle polizze, che del  “non so e devo ancora imparare”  dovrebbe fare la propria regola di comportamento costante, per non smettere di rincorrere sempre il meglio,  cancellando definitivamente ogni supponenza e autoritarismo da ogni occasione di relazione tra clienti e collaboratori.

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