I rischi di Facebook e la nuova frontiera della sicurezza.

La nostra è sicuramente l’era della multimedialità a ogni costo. Internet, e tutti gli strumenti tecnologici che con la Rete interagiscono, ha creato la sindrome della connessione continua.

Se ne occupano da anni sociologi e psicologi, descrivendo i nuovi comportamenti che ne derivano. Gli uomini di marketing ne fanno contemporaneamente occasione di analisi e di canalizzazione di opportunità di contatto con nuovi e vecchi clienti.

Il mondo degli affari viene travolto da una connettività senza orari, in una frenesia ormai globalizzata per chiedere e ottenere dati, informazioni, presentazioni, posta, sempre e subito. I diversi fusi orari, un tempo barriere di protezione per scandire le fasce  di riposo nel rispetto delle rispettive ore locali, diventano a loro volta il pretesto per inondare tutti ovunque,  con tutto il tramissibile possibile.

Si lavora dappertutto e sempre, in una nuova  schiavitù lavorativa,  che  invece di respingere rincorriamo,  per l’ambizione di farne paradossalmente un nuovo elemento  di appartenenza distintiva.

Il mondo giovanile, poi, ne fa strumento di aggregazione con i vari smartphone, netbook, i-pad, a caccia delle wi-fi area possibili,  per essere sempre soli in compagnia,  all’interno dei propri  social network .

Nuovi comportamenti che inevitabilmente determinano diversi margini di sicurezza personale, dei quali anche gli assicuratori imparano a tener conto.

Chi si occupa di risk management per le aziende comincia a capire che si può cominciare a pensare anche a occasioni di personal risk management, da studiare e diffondere con nuove professionalità. Personalmente osservo questi fenomeni con un’ottica da sociologia delle assicurazioni,  alla quale sono da tempo concettualmente affezionato, e alla quale credo dovremmo tutti far ricorso per individuare le soluzioni assicurative migliori del futuro prossimo venturo.

La connessione continua all’interno di aggregazioni virtuali ha già posto da tempo problemi e vulnerabilità in tema di protezione dei dati personali,  ma stanno anche sorgendo nuove occasioni di debolezza in contesti più convenzionali,  come il furto, che proprio dalla smania di raccontarsi in diretta spostano l’attenzione di chi partecipa, anche come vittima, all’eterno gioco del “guardia e ladri”.

Solo poche settimane fa le cronache si sono occupate di un ladro, poi  individuato perchè all’interno dell’appartamento che aveva appena alleggerito non ha resistito alla smania di usare un computer, trovato in quella occasione,  per collegarsi al proprio social network,   scordandosi sia di rubare  il computer  che di spegnerlo prima della fuga.

Un nonno, sorpreso nel proprio appartamento un ragazzo che dichiarava di essere un amico del nipote e poi allontanatosi indisturbato, accortosi di aver invece subito un furto, ha riconosciuto il ladro perchè invitato da carabinieri attenti a esaminare le foto degli “amici” del nipote sul suo sito di Facebook.

Ma adesso il problema della connessione continua riguarda anche  tutti quelli che  si raccontano continuamente, in un diario collettivo e pubblico eternamente in diretta, per segnalare a tutto il gruppo internettiano i propri spostamenti.

Facebook si è aggiunto anche  il recente Foursquare , usato per condividere indirizzi e valutazioni di negozi, ristoranti e ogni altra possibile frequentazione.

Va da sè che “auto geolocalizzarsi” significa anche tracciare la propria presenza  fuori casa, come se mettessimo in Rete un cartello con la scritta  “adesso non ci sono”.

E’ stato il The New York Times con il suo articolo pubblicato il 12 settembre scorso dal titolo, liberamente tradotto  in italiano, “ I topi di appartamento  individuano le case incustodite sulla base degli aggiornamenti di Facebook“,   a introdurre il tema della sicurezza legata all’uso dei Social Network.

Vi si racconta di come un gruppo di malviventi abbia utilizzato proprio il network per scandagliare assenze interessanti,  e introdursi tranquillamente negli  appartamenti “autocertificati” come vuoti dagli stessi proprietari. 

Fatti nuovi, fatti in movimento, come lo sono da sempre Rischi e Coperture.

Osservare, immaginare, anticipare, con sguardo sempre rivolto al nuovo possibile.

E’ senz’altro l’aspetto più stimolante dell’essere operatori di polizze.

2 pensieri su “I rischi di Facebook e la nuova frontiera della sicurezza.

  1. Si potrebbe dire “fatti nuovi, rischi nuovi”.
    Il principale rischio potrebbe essere identificato con uno scollamento tra progresso tecnologico da un lato e progresso culturale e sociale dall’altro.
    Se alla nuova introduzione di strumenti di comunicazione aperti non corrisponde una gestione più consapevole e matura dei medesimi e’ inevitabile qualche danno.
    Ciò vale nelle relazioni sociali e nei rapporti con banche e compagnie. In questi ultimi casi, il deficit cognitivo e informativo costituisce la vera minaccia per il cliente. Si può, infatti, danneggiare qualcuno forzando la serratura di casa ma anche elevando le commissioni sulle operazioni di conto corrente senza che questi se ne accorga.

  2. Del tema ne avevo scritto qui lo scorso febbraio: http://delpup.wordpress.com/2010/02/25/polizza-piu-cara-per-chi-usa-facebook-o-twitter/
    Io uso molto le applicazioni web 2.0 come Facebook, ma soprattutto Twitter o anche Foursquare, ma non per questo mi rendo sempre reperibile a tutti e sempre.
    Come sempre c’è bisogno di “imparare“ a gestire questi strumenti, capire quale livello di privacy si vuole, ecc.
    Un pò come gestire i rischi e le polizze, senza dimenticare che sbagliando s’impara.

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