La crisi dell’auto e le polizze migranti che non esistono. Ancora un caso di informazione impropria sulle assicurazioni.

Di polizze e assicurazioni i Media trattano da sempre usando termini e descrizioni improprie,  fuorvianti e concentrate su descrizioni di fatti e scenari impostati con la  migliore negatività possibile.

L’equazione è quasi sempre la stessa: prezzi alti, risarcimenti e indennizzi dubbi e contrastati, clienti scontenti, aumenti di tariffa ingiustificati e antisociali. Il positivo emerge solamente quando si raccontano le coperture assicurative  delle varie parti del corpo di attrici e gente dello spettacolo, e sempre al femminile. Mai di risarcimenti risolutori, di polizze opportune e appropriate, della vera funzione sociale delle assicurazioni private. Le assicurazioni, e per esse gli assicuratori tutti, viste come un partito di opposizione permanente al bene del Paese.

Sicuramente gran parte di questo merito va alle categorie direttamente interessate degli operatori del settore, che evidentemente poco fanno a vantaggio della immagine e reputazione delle migliaia di professionisti, e dei molti capitali, che sono quotidianamente impegnati nella Fabbrica del Rischio Coperto.

I giornalisti, e chiunque ne conosca qualcuno lo sa, devono riempire comunque ogni giorno tante pagine bianche,  con ogni notizia utile a far vendere la proprie testata, anche senza, al di là delle singole specializzazioni, quella diligenza diffusa che dovrebbe essere auspicabile e rispettosa di contesti di altrui appartenenza e specificità.

Questo mio ricorrente sfogo solitario nasce questa volta da un articolo dello scorso 8 Settembre , e variamente ripreso da altri, de  Il Sole24Ore, dal titolo “La crisi dell’auto dimezza le nuove polizze e le assicurazioni migrano verso l’usato“.

Nell’articolo si tenta indirettamente di affermare  che il calo delle vendite di auto nuove registrato in Italia negli ultimi mesi comporta una flessione di affari per gli assicuratori, trascurando il fatto che di assicurazione RC Auto obbligatoria si tratta e con essa di tutto il parco veicoli circolante, e che conseguentemente l’unica flessione immaginabile è quella riferibile alle somme assicurate per la garanzia Incendio e Furto, che inevitabilmente flettono in aggiornamento di valore verso il basso, a parco circolante poco mobile, ripercuotendosi solo su questa componente di premio.

Da qui a parlare di  “migrazione verso l’usato”  di immaginazione ce ne vuole, e certamente gli Assicuratori non ne hanno a sufficienza.

In realtà tutto l’articolo si fonda sulla intervista all’amministratore di un sito web di comparazione tariffaria,  che analizza semplicemente, senza alcuna precisazione della base temporale su cui l’analisi  si fonda,  la diversa distribuzione delle richieste di preventivo gestite.

Che si tratti di casualità informativa o di una indiretta compiacenza editoriale  poco importa: inappropriata  la prima ipotesi, inopportuna la seconda. Entrambe dannose per una corretta informazione,  comunque  dovuta.

Siamo probabilmente in molti ad essere disponibili ed attrezzati per un percorso formativo sull’argomento Assicurazioni,  a beneficio di tutti i  pubblicisti interessati.

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