Gli assicuratori europei sotto la lente degli analisti: premi e redditività in discussione per la seconda metà del 2010. E le Compagnie italiane?

La notizia che Moody’s abbia espresso perplessità sulla capacità degli assicuratori europei di ritornare ai livelli di  redditività pre-crisi entro la seconda metà del 2010,  ha costretto gli investitori a riconsiderare ogni presunzione di immunità che il mondo dei premi e dei sinistri aveva di fatto ritenere di poter ancora vantare.

Era naturale che le conseguenze delle quotidiane difficoltà , delle quali gli intermediari sono  da tempo protagonisti loro malgrado, si ripercuotessero sui saldi delle trimestrali delle compagnie.

L’apparente boom del ramo vita , in realtà frutto di un dirottamento da altre precedenti  forme di impiego di liquidità preesistenti, ha posto, per gli osservatori disattenti, superficialmente in secondo piano l’appiattimento dei ricavi nei premi danni e il peggioramento della sinistrosità.

Le compagnie di assicurazione, al contrario dei comparti industriali manifatturieri, non sopportano il peso di magazzini e piazzali ridondanti di prodotti invenduti, ma subiscono gli effetti delle chiusure di attività dei propri clienti, delle perdite dei posti di lavoro del segmento persone, della contrazione della capacità di spesa della gran parte delle famiglie, del ricorso alla occasione del sinistro, vero o falso che sia, per alimentare in parte le fascie di economia compromessa.

E’ la globalizzazione che banalmente, ma inevitabilmente, porta il conto a ogni settore: “nulla si crea e nulla si distrugge”, ma semplicemente si redistribuisce, anche la crisi!

Mentre le aziende produttrici esplorano nuovi mercati, innovano e inventano, danno vita a nuovi bisogni, le banche e le assicurazioni comprimono i costi, alleggeriscono il numero delle risorse impiegate, danno vita a fusioni e a nuove alleanze, pensano il nuovo come risultato di innovazione di processo, rinunciando spesso a migliore qualità e a competenze consolidate.

Se la Cina, anzichè essere per le polizze un concorrente da temere per prezzi e prodotti,  è invece una importante opportunità per la nostra primaria compagnia, sarà motivo di nuove soddisfazioni per  il suo nuovo presidente,  portatore di un passato finanziario protagonista  che tenta di trasferire a un Leone abituato a altri primati professionali.

 Alberghi e mattoni sono un peso imbarazzante per un altro gruppo tricolore, che  si trova a dismettere anche qualche piccola compagnia, nella attesa che il mercato dell’auto riemerga dall’attuale rosso profondo, nel quale è costretto dalla fine degli incentivi statali. Ma nel frattempo, con la nuova importante campagna pubblicitaria, probabilmente varata prima delle burrasche del sistema, promette e raccomanda anche la rateizzazione dei premi RCAuto!

Anche per gli stranieri in Italia il tempo non gode di buone previsioni. C’è ad esempio chi parla tedesco e cambia qualche amministratore delegato,  dei quali si perdono poi le tracce, ma che nel corso di una fusione e aggregazione italiana importante, scopre e valorizza come unica  supremazia culturale quella che risiede e  comanda in una piccola città di provincia, trasferendovi  il trasferibile  dalla storica sede lombarda (complice anche il risparmio di un punto percentuale di IRAP),  e rinnegandone il riconosciuto e storico  protagonismo assicurativo precedente.

Il racconto potrbbe certamente continuare, ma c’è un aspetto che inesorabilmente accomuna quasi tutte le compagnie, e che ne sovrasta ogni differenza, e mi riferisco alle rispettive rapportualità con le cosiddette Reti Agenziali Proprietarie.

Dialoghi interrotti, revoche rappresentative e ammonitorie, opposizione al plurimandato, resistenza al dialogo, contrazione degli investimenti formativi, trasferimento per quanto possibile di attività alle Reti, revisione delle provvigioni, “snellimento” della Rete Sinistri sul territorio, e ogni altra possibile incongruenza di metodo.

Non esistono ricette anti crisi nelle nostre compagnie, bensì rinnovate sottolineature di ambizioni di governo, nelle quali il miglioramento dei rapporti con le persone, clienti e agenti che siano, sembra riservato a un inutile passato romantico, e quindi da disconoscere a ogni costo.

Se alle parole si preferiscono i fatti, se alle relazioni si preferiscono le procedure, se alle persone si preferiscono le tecnologie, se i risultati hanno bisogno solo di questo, allora facciamocene tutti una definitiva ragione. Altrimenti saremo in molti ad essere tacciati di banale qualunquismo.

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