ANIA-Assemblea Annuale 2010: polizze e Cipolla, la ricetta dell’estate.

Anche quest’anno la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica di Roma ha ospitato l’annuale assemblea della Associazione delle Compagnie italiane di Assicurazione.

L’altrettanto annuale rituale  è stato così consumato da ognuno di noi, ostinati presenzialisti di una manifestazione il cui senso e utilità, soprattutto quest’anno, si fatica a comprendere.

Infatti continuo a credere che ogni occasione annuale nella quale il Presidente di turno di una qualche Authority, Istituzione o Associazione che sia,  si affaccia da un podio per leggere una Relazione, che ognuno dei partecipanti ha ricevuto preventivamente all’ingresso, e che quindi legge senza ascoltare, sia impegno e esercizio totalmente inutile.

In realtà è il parterre dell’ingresso della sala, quello dei banchi per la registrazione dei partecipanti e del welcome coffee per intenderci, a rappresentare il vero polo di attrazione per tanti.

Si guarda chi c’è e chi non si vede dallo scorso anno, si fanno illazioni sugli assenti, ( rimossi, diversamente impegnati o con incarichi diversi?) e si saluta con più o meno finto calore chi arriva e riconosciamo, magari sperando in un suo nuovo incarico anche a nostro beneficio. E’ un grande salotto dei finti interessi e di inutili vanità.

Ci sia avvia poi lungo le ripide scalinate per salire in galleria, sbirciando nel passaggio che si affaccia sulla platea, per curiosare sui volti noti del sistema, privilegiati ospiti delle prime file e delle pagine di qualche giornale, accanto a altri presidenti e politici, annoiati  e disattenti, ansiosi di riprendere al più presto intrecci e privilegi.

Questo sorta di Manager Watching continua anche dalla nostra poltrona di galleria, ci chiediamo chi sia il personaggio appena arrrivato di sotto, in platea, che fa esplodere il  fuoco di artificio dei flash dei fotografi, e capiamo solo più tardi che veniva da Trieste, per essere incoronato per la prima volta in rappresentanza del primo Gruppo Italiano.

Inizia la lettura della relazione, con voce apparentemente stanca e rassegnata il Presidente declama ciò che possiamo leggere senza prendere un taxi o peggio un aereo. Tutto scritto, rivisto e meditato, senza spazio per alcun guizzo di improvvisazione, e quindi, come sempre, poco convincente.

Tocca poi al Presidente dell’Autorità di vigilanza, che prima del suo intervento altrettanto scritto e meditato, si avventura in un gentile dissenso a braccio, tanto per far capire che ANIA e ISVAP, controllata e controllore, devono far sopravvivere la loro diversità divergente.

E’ finalmente la volta del politico, uno dei più imitati dai nostrani campioni dell’umorismo televisivo, totalmente avulso da quel Ministero delle attività Produttive, competente invece per le assicurazioni, ma ancora senza titolare.

Scopriamo così che il Ministro, nemico dei fannulloni e amico dei tornelli, ha buone capacità nell’intrattenimento a braccio quando  premette che il suo intervento sarà a modo suo, come se quelli di chi lo ha preceduto fossero stati a modo di qualcun altro. In realtà si tratta di un espediente dialettico per dare la impressione che sarà un intervento innovativo e curioso, e ci riesce.

Impariamo così a conoscere quel tale Carlo M. Cipolla che ha scritto il libro che il Ministro considera il più bello tra quelli letti, Vele e cannoni, che nessuno di noi presenti ha invece mai nè letto nè sentito nominare. Ma l’affabile politico ci spiega che la teoria dell’autore dimostra che con navi e cannoni, appunto,  l’Europa riuscì ad aprirsi la strada delle lontane isole delle spezie, a ottenere il controllo di tutte le più importanti rotte, a fondare imperi coloniali, trasformandosi in una civiltà audace e aggressiva.

In altre parole, con la leggerezza dei cannoni e la possibilità di navigare anche contro vento, le rotte dell’occidente beneficiarono di espansione e puntualità e,  secondo il ministro, anche a vantaggio dei fututri assicuratori,  che trovano la loro massima espressione nei Lloyds di Londra.

Attimo di perplessità di tutta la sala per la minigaffe del Ministro: ma qualcuno avrà avvisato il Ministro che stava andando alla assemblea delle compagnie italiane e non in una aula universitaria, per tenere una mini lezione storico economica convincente?

Ma tutti riprendono fiato quando sentono la promessa del relatore a profondere ogni sforzo personale per sostenere, entro questa legislatura, la socialità della copertura calamità naturali obbligatoria.

Il ministro termina, e in assenza di alcuna preventiva annunciata  agenda dei lavori, o di un giornalista presentatore, improvvisamente tutti si alzano, liberati o indaffarati, con la propria borsetta omaggio, eternamente scadente, da regalare a qualche nipote lontano in ricordo di una giornata che poteva essere solo virtuale, con webcam e computer, e  relazioni in comodi pdf.  

Fuori , le poche macchine blu con i motori accesi sotto il sole romano di mezzogiorno, e in barba ai divieti del Codice della strada, per garantire refrigerio ai reduci  politici e assicuratori di alto profilo. Gli altri in fila per il taxi, con la mente già sulla scrivania, tra premi, fusioni e sinistri da contenere.

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