Quanto è scomoda la trasparenza per gli assicuratori

Ogni documento riportante gli Esiti della della pubblica consultazione, riguardante quindi  normative e regolamentazioni in procinto di futura diramazione ufficiale da parte dell’ISVAP, costituisce una utile occasione per approfondire l’ampio ventaglio di osservazioni e proposte che i partecipanti alla pubblica consultazione generalmente pongono alla attenzione dell’Istituto che vigila sulle assicurazioni.

Se si tratta poi di contributi consultivi prodotti da operatori protagonisti del mercato, compagnie, associazioni di categoria,  l’occasione è ancora più ghiotta per cogliere orientamenti e indirizzi di natura organizzativa, che altrimenti sfuggono al contesto informativo ordinario.

Siamo a pagina 7 del documento riferito agli  Esiti della pubblica consultazione  del Regolamento 35-DISCIPLINA DEGLI OBBLIGHI DI INFORMAZIONE E DELLA PUBBLICITA’ DEI PRODOTTI ASSICURATIVI (con libere evidenziaioni di alcune parti)

PARTE II-Obblighi di informativa

Titolo I-Obblighi di informativa relativi ai prodotti assicurativi vita

Capo I-Informativa precontrattuale

Art. 4-(Documentazione e pubblicazione sul sito internet)

Comma 7

…omissis…

ANIA chiede di eliminare la disposizione poiché l’indicazione della quota parte degli oneri a carico degli intermediari rischia di comportare costi aggiuntivi per le imprese in quanto gli intermediari che ricevono remunerazioni inferiori alla media potrebbero richiedere la revisione in aumento degli accordi provvigionali

…omissis…

CARDIF ritiene che la richiesta di specificare non solo il costo complessivo posto a carico degli assicurati ma anche l’evidenza della quota parte di tali costi percepita in media dagli intermediari, non offre alcuna informazione significativa per i potenziali aderenti alle polizze collettive e che la messa a disposizione della quota parte commissionale avrebbe effetti deleteri sullo sviluppo di dinamiche concorrenziali corrette ed adeguate tra le compagnie.

…omissis…

 Personalmente sono convinto che non  tutti  i partecipanti alla fase di pubblica consultazione  si rendano conto che la pubblicità di quanto scrivono ha quella caratteristica di inesorabile permanenza in Rete che Internet da sempre, e inflessibilmente, registra.

Se così non fosse ritengo che certe affermazioni, nel voler essere come in questo caso protettive dei propri affari e del proprio sistema,  non dovrebbero essere espresse.

Sono un chiaro esempio di perdurante  protezionismo, nell’ostacolare ogni possibile vigore di sana concorrenza, da ostacolare con prestazioni e  remunerazioni provvigionali da non far condividere in termini di visibilità tra intermediari e concorrenti.

E tutto questo rinnegando un ormai acquisito diritto di trasparente informazione,  che ogni mercato degno di essere evoluto deve poter offrire a clienti e intermediari. Continua invece a sopravvivere la volontà di nascondere agli altri ciò che si concede, in una evidente disarmonia di differenti livelli di meriti e qualità.

E questo è maggiormente imbarazzante da parte della rappresentanza delle imprese di assicurazioni, che continua in tal modo ad alimentare il sospetto che meglio si può, che discriminazioni nell’elargire opportunità economiche fanno ancora parte di quotidiani e criticabili esercizi di potere all’interno delle proprie reti distributive.

E il danno maggiore è innegabilmente rivolto ai consumatori, ormai prevenuti clienti di una trasparenza non definitivamente ottenuta,  vissuta ancora come uno sforzo mal riuscito e mal voluto da parte di chi,  invece di offrire  prestazioni di sicurezza e affidabilità, continua ancora a chiudere porte e finestre , per rendere irriconoscibili le differenze.

La trasparenza non è certamente comoda per chi vende e produce, ma diventa obbligatoria, come il rispetto di leggi e regole, per inibire tentazioni di prevaricazione, di carichi di spese e costi ingiustificati, per colpire chi approfitta e premiare chi, al buio di una stanza, preferisce la luce di una bella vetrina, nella quale esporre con orgoglio i migliori prodotti di cui si è capaci. 

3 pensieri su “Quanto è scomoda la trasparenza per gli assicuratori

  1. Questa vicenda rappresenta l’ennesimo esempio del conflitto di intressi che caratterizza il rapporto tra chi vende una polizza e chi la compra. Ritengo che non si possa chiedere all’Ania di assumere una posizione marcatamente orientata a favorire la concorrenza tra compagnie. Ne’ finalizzata a garantire una maggiore trasparenza. Piuttosto gli assicurati dovrebbero organizzarsi nel senso di esercitare maggiori pressioni sul sistema assicurativo, anche attraverso una partecipazione più attiva ai vari tavoli di consultazione. In questo modo, tra l’altro, si potrebbero evitare alcune stupidaggini normative tipo il ripristino della poliennalita’ nelle polizze danni.

  2. Non per difendere le compagnie assicurative, ma con il nuovo regolamento 35, prima della conclusione del contratto, il contraente non avrà più nessuna informazione sul livello dei premi. L’iSVAP infatti da un lato dice di evidenziare quanta parte dei costi applicati vengono retrocessi ma dall’altra non richiede la plubblicazione del livello dei premi. Paradossalmente un contraente può avere davanti a sé due prodotti assicurativi dove nel primo la % retrocessa è 30% e nell’altro è 50% ma magari la prima è applicata ad un premio di 100€ la seconda ad un premio di 50€.

    Direi che strutturata in questo modo l’informazione è distorta e fuorviante.

  3. Questa sembra l’ennesima conferma che alla definizione delle regole che dovrebbero garantire una informazione più trasparente agli assicurati non partecipano fattivamente gli assicurati stessi. In caso contrario, non si presenterebbero simili equivoci. Invece, prevale sempre la logica preferita dagli assicuratori, quella cioe’ del “dico non dico” e del “faccio non faccio”. Chissà perché fanno così?
    Penso che se il sistema assicurativo adottasse una trasparenza “vera” le polizze si venderebbero ugualmente. Probabilmente e’ una questione di mentalità.

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