RC AUTO: ANTITRUST AVVIA INDAGINE CONOSCITIVA. Un federalismo tariffario possibile?

dal sito della AUTORITA’ GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO(con libere evidenziazioni del testo)

COMUNICATO STAMPA

Roma, 17 maggio 2010

 

RC AUTO: ANTITRUST AVVIA INDAGINE CONOSCITIVA, PREZZI AUMENTATI NONOSTANTE LE RIFORME

L’analisi dovrà individuare gli eventuali correttivi da introdurre per dare una spinta competitiva al settore. I dati statistici indicano aumenti significativi tra il 2009 e il 2010

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella riunione del 6 maggio 2010, ha deciso di avviare un’indagine conoscitiva sul settore della Rc Auto. L’indagine dovrà individuare le cause per le quali, nonostante i numerosi interventi legislativi e regolatori degli ultimi cinque anni finalizzati a rendere il comparto più competitivo, i prezzi continuino a registrare incrementi significativi e generalizzati.

L’analisi punterà a ricostruire l’andamento dei prezzi effettivi e dei costi del settore, con particolare riguardo all’entrata in vigore della procedura di risarcimento diretto: dopo tre anni di applicazione del nuovo sistema, l’attesa riduzione dei costi, con effetti benefici sui consumatori, non si è verificata. Per questo occorre capire se la riforma, nella sua concreta attuazione, abbia prodotto la necessaria spinta competitiva o se, al contrario, occorra introdurre correttivi per rimuovere eventuali ostacoli alla piena produzione degli attesi effetti pro-concorrenziali.

Verranno a questo fine analizzate le diverse politiche di controllo dei costi dei risarcimenti adottate dalle compagnie, le politiche commerciali effettuate in termini di ristrutturazione dei portafogli clienti, aree del territorio nazionale coperte, tipologie di veicoli assicurati e rischi assunti, con conseguenti effetti sulla domanda e sul confronto competitivo dell’offerta. La Rc Auto è uno dei mercati principali nel settore assicurativo: nel 2009, la raccolta premi ha superato i 17 miliardi di euro, con un’incidenza del 46,3% sul totale rami danni e del 14,4% sul portafoglio complessivo. Secondo i dati Istat, inoltre, nel 2007 ciascuna famiglia ha speso in media, per l’assicurazione dei mezzi di trasporto privati, 940 euro annui, pari all’1,2% del PIL.

Abbiamo tutti un grande rispetto per l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, consumatori e associazioni consumeristiche la evocano e invocano giustamente,  per sanare storture e ingiustizie del mercato, e spesso i risultati sono benefici per tutti noi.

Ancora una volta tocca alle polizze auto, e si alimentano speranze e si coalizzano critiche e risentimenti non più tanto silenziosi. Ma forse bisognerebbe contenere sia le aspettative che i  canti di vittoria in attesa della liberazione dalle  “compagnie nemiche”.

Parlare di RC Auto in Italia è come parlare dell’acqua alta a Venezia: un problema eterno,  e che a dispetto di ogni tentativo di soluzione val sempre la pena criticare, tanto non si risolve mai nulla e il peggio non si raggiunge.

Le polizze obbligatorie delle nostre automobili sono sempre state vissute come un inutile balzello, ingiusto e comunque caro, del quale ognuno farebbe volentieri a meno.

Non si riesce a capire come mai gli italiani abbiano la posizione preminente che sappiamo nelle classifiche europee del possesso e uso di telefonini, e dei relativi fatturati di cui sono piene le nostre bollette e le nostre ricariche.

Altrettanto inspiegabile la diffusa capacità di districarci tra le continue innovazioni di modelli più o meno smart e la giungla delle tariffe, per confrontare le quali personalmente avrei bisogno di un mobile-preventivatore dedicato.

Ma la polizza no,  non risente nemmeno della sequela di incidenti gravi e gravissimi che le cronache quotidiane ci registrano,  per farci comprendere e accettare che assicurarsi si deve,  perchè conviene alla protezione di tutti noi,  perchè è una spesa socialmente utile e necessaria.

Invece  prevale il nostro atavico senso di rifiuto verso ciò che sa di obbligatorio o vietato: come rispettare il divieto di sosta, non parlare al telefono, appunto, quando siamo alla guida, non sostare in seconda fila, non usare le cosiddette frecce perchè considerate congegno inutile, salire sull’autobus dalle porte riservate alla discesa e magari non pagare il biglietto.

E la lista sarebbe lunga quanto vorremmo.

Ma assicurarsi è cosa sbagliata e soprattutto faticosa. Paradossalmente il nostro pessimo  rapporto con le polizze auto è stato stravolto dalla liberalizzazione tariffaria intervenuta nel 1994. Sino ad allora la tariffa amministrata ci rendeva tutti uguali e uniti, in una lamentela generica e quasi sommessa,  del tipo  piove governo furtaiolo.

Essere uguali, e allo stesso prezzo di balzello,  non sollevava il nostro senso di impotenza verso una rassegnata accettazione di un costo assicurativo aumentato per tutti,  e nostro malgrado.

Ora è diverso, poter cogliere le differenze, approfittare di offerte già concorrenziali, quasi ci disturba, sottolinea la differenza tra noi e  l’eterno amico o collega,  che ci mortifica raccontandoci di aver speso meno di quanto indicato nella nostra quietanza.

Personalmente ritengo che non ci siano nuovi rimedi efficaci, diversi dal forzare la nostra volontà di porre in pratica quella migrazione di clientela che nasce dall’ abbandono dell’assicuratore abituale, che anche l’ISVAP  vorrebbe , ma che continua a restare ferma a percentuali ancora di una cifra.

Dimentichiamo forse troppo spesso  che in un mercato di assicurazione obbligatoria, e quindi saturo, ognuno di noi assicurati può solo essere rimpiazzato da altro assicurato sottratto alla concorrenza,  e non sostituito da iniziative commerciali alternative, e finalizzate a uno sviluppo senza “già assicurati”.

In qualche relazione di bilancio 2009 qualche amministratore di turno ci ricorda che l’attuale andamento del ramo auto imporrà una riduzione della mutualità tariffaria,  a favore invece  di criteri di pricing più mirati e incisivi in tema di redditività. E allora, nel frattempo,  tutti addosso ai provvedimenti Bersani, all’incremento delle frodi , alle tariffazioni e assunzioni geograficamente discriminanti, rifiutando un federalismo tariffario forse necessario.

Le compagnie sono i vessatori famelici e gli assicurati le vittime indifese: il fallimento, insomma, della capacità di dialogo tra cliente e fornitore, quasi che gli intermediari,  il più che forte anello distributivo nella filiera delle quattroruote garantite,  non esistesse,  al di là delle proprie lamentele imprenditoriali, motivate  ma poco utili a cambiare il mondo delle polizze.

Sì, quando si parla di caro polizze auto degli intermediari nessun cenno, quasi non esistessero. Ma non sarà quello che le compagnie, e forse qualcun altro, vorrebbe?   

Attenzione! Reazione, collaborazione, idee e proposte, nuove imprenditorialità sono attività concrete e da mettere in campo con le migliori risorse, altrimenti ci leggeremo in tanti sui libri di storia assicurativa passata.

E la storia non  paga provvigioni! 

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