Posto fisso e assicurazioni

cartomante

Lavorare in assicurazioni è stato,  nella mia città natale e per gli anni della mia giovinezza, sinonimo di posto fisso, tranquillità,  e ambizione di figli e genitori. Trieste infatti era allora, molto più di adesso, la culla delle due tra le più importanti compagnie nazionali, nonchè teatro di una rampante nuova compagnia, che della polizza per le “quattro ruote” aveva fatto il proprio cavallo di battaglia nello sviluppo dei premi.

Si parla molto, forse troppo,  proprio in questi giorni del posto fisso, argomento sul quale chi lo invoca come portatore del meglio si scontra con coloro che fanno ancora del cambiamento uno strumento di progresso e mobilità necessaria.

In assicurazioni spesso gli effetti dei grandi cambiamenti sociali ed economici arrivano con ritardo, e  con conseguenze parzialmente lateralizzate e poco rumorose. In realtà anche nelle fabbriche delle  polizze parole come, contenimento degli organici, incentivazione dei prepensionamenti, ristrutturazioni, fusioni e accorpamenti, fanno ormai parte del glossario comune.

Le banche prima delle compagnie hanno avviato da tempo silenziosi programmi di “alleggerimento di risorse”,  in nome di necessarie razionalizzazioni di sportelli e di processi, attingendo copiosamente ai fondi di solidarietà attrezzati per questi scopi.

Proprio i processi, si sa, beneficiano delle nuove ingegnerizzazioni disponibili per “liberare” persone, e affidarle irreversibalmente al sistema previdenziale. Banche e Assicurazioni sono ormai un binomio caratterizzante di canali distributivi co-partecipati e ormai collaudati. Hanno dato da tempo vita, attraverso le rispettive organizzazioni datoriali , alla Federazione Abi-Ania,  per condividere possibili intenti e reciproci strumenti.

Appare quindi anacronistico ascoltare i nuovi riti celebrativi di un posto di lavoro per quanto possibile a vita, proprio quando si è dato il via al Fondo di solidarietà delle Assicurazioni.

Il nostro settore, quello delle compagnie, si è attrezzato per disporre di nuovi comuni ammortizzatori economici,  in vista di evidenti, e forse non tanto futuribili, rimodellature aziendali.

Già nella presentazione del proprio piano industriale per il prossimo triennio, una delle compagnie leader nazionali, proprio facendo riferimento al recente Fondo di solidarietà nelle Assicurazioni, ha annunciato il “rilancio dei prepensionamenti” e il contenimento del turnover.

Come sempre quando si affrontano questi argomenti non si può fare a meno di osservare che ogni competenza dismessa è un impoverimento di cultura aziendale e possibilità competitiva, e che raramente si legge di corposi piani di riqualificazione di persone riutilizzabili.

Ma invece vincono i nuovi processi, i necessari risparmi di settore, i nuovi prodotti, studiati  per avere una apparente qualità intrinseca autonoma, capace conseguentemente di fare a meno di gestori e distributori competenti.

Ma i clienti?

Basta forse internet e uno spot televisivo ben fatto?

Se la risposta fosse affermativa molti di noi avrebbero compiuto il proprio tempo. Basta saperlo e farsene una ragione.

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