Tariffe RCAuto e Consumatori: il punto di “svista” dell’ANIA.

gr2007070201032Nell’ambito della “Indagine conoscitiva sulle determinanti della dinamica del sistema dei prezzi e della tariffe, sull’attività dei pubblici poteri e sulle ricadute sui cittadini consumatori” il  Presidente dell’ANIA Fabio Cerchiai è stato invitato, il 26 maggio scorso, a una audizione  al SENATO, presso la Commissione straordinaria per la verifica dell’andamento generale dei prezzi al consumo e per il controllo della trasparenza dei mercati.

cliccare qui per  leggere il testo integrale dell’intervento pubblicato sul sito web della associazione

Qualche personale annotazione.

  • Soffermandosi su una iniziale analisi dell’andamento dei prezzi del comparto della RCAuto l’ANIA invita a considerare quali prezzi effettivi quelli che risultano dividendo il complesso dei premi incassati dalle compagnie per il numero di veicoli assicurati, anzichè “le rilevazioni ufficiali (ISTAT, ISVAP) sul costo della r.c. auto,  impropriamente effettuate utilizzando una media dei listini prezzi, altrettanto impropriamente chiamati tariffe, e prendendo a riferimento un numero limitato di profili di rischio rispetto a quelli diffusamente adottati dalle compagnie”.

L’ANIA introduce la dimensione del concetto di premio medio di polizza, quale attendibile marcatore delle variazioni di prezzo assicurativo.

  • Nell’elencare alcune delle cause influenti sulla inaffidabilità degli indici cosiddetti ufficiali l’ANIA indica anche la migrazione crescente degli assicurati, che cambiano ogni anno compagnia alla ricerca del prezzo più conveniente, “e la cui percentuale annua, secondo alcune indagini campionarie, è compresa tra il 9 e il 12%”.

E’ interessante rilevare ancora una volta la assimetria tra l’ANIA e l’ISVAP, che invece auspica da parte sua una maggiore migrazione di assicurati da una compagnia a un’altra, allo scopo di utilizzare e sollecitare una migliore spinta competitiva delle compagnie stesse.

  • Nel commentare “il significativo peggioramento del combined ratio, salito dal 97,3% nel 2006 al 100,9% nel 2008, l’ANIA afferma che il deterioramento è dovuto innanzitutto a una crescita degli oneri relativi ai sinistri (c.d. loss ratio), passati dal 79,5% nel 2006 all’82,3% nel 2008.

Mi permetto di osservare che, nel mentre il combined ratio viene correttamente definito come “l’indicatore che misura sostanzialmente lo stato di salute della gestione tecnica, dato dal rapporto costi sostenuti in termini di risarcimenti e di spese di gestione e premi incassati”, il c.d. loss ratio è, invece, come opportunamente definito dallo stesso glossario dell’ANIA,

Loss ratio (rapporto sinistri a premi)
 
 
Indicatore primario di economicità della gestione tecnica di un’impresa di assicurazione. Consiste nel rapporto fra i sinistri di un esercizio ed i premi di competenza del medesimo esercizio.

Forse sarebbe stato opportuno spiegare ai signori Senatori  anche il significato del termine frequenza sinistri, da intendere come “il numero di sinistri mediamente provocati nel corso dell’anno in esame (numero di sinistri diviso numero dei veicoli)“.

Nel commentare  le prospettive a breve termine e di medio periodo l’ANIA sottolinea come “la concorrenza tra imprese continuerà, ma risulterà fortemente condizionata dalle misure introdotte dai decreti Bersani

  •  le norme in materia di clausole bonus/malus, che hanno di fatto obbligato le imprese all’applicazione di sconti impropri; 
  •  il divieto di esclusiva nella distribuzione dei contratti, che spinge al rialzo i costi di intermediazione in quanto le reti agenziali (ex-) monomandatarie hanno sfruttato il maggior potere contrattuale chiedendo e spesso ottenendo sotto varie forme un aumento dei compensi.

Ancora una volta, e ogni volta è quella di troppo, l’ANIA invoca il divieto di monomandato come l’origine di tutti i mali del sistema assicurativo italiano, con i quali penalizzare i consumatori, ribaltando a loro danno i maggiori costi impropriamente subiti dalle “cattive lenzuolate”.

Affermare che le compagnie sono vittime di un maggiore potere contrattuale degli agenti, anche se comunque concedono contropartite di maggiori compensi, significa ammettere che la causa degli aumenti dei  costi  sta tutta sui tavoli delle stesse compagnie.

Significa ammettere che la via perseguita per attrarre e mantenere agenti e assicurati è solamente quella delle maggiori provvigioni.

Significa ammettere la riduttiva visione di necessità di innovazione, qualità, servizio e prodotti, da contrappore all’inevitabile abbassamento dell’indice di fedeltà di ogni cliente, utilizzatore finale e intermediario, all’interno di un mercato veramente competitivo perchè autenticamente libero da vincoli corporativi e protezionistici.

Ogni occasione nella quale chi poco o nulla conosce del sistema assicurativo può ascoltare, e leggere, qualche informazione di maggiore autorevolezza e dettaglio, dovrebbe essere impiegata per divulgare e contagiare di terminologia e analisi obiettiva.

Senza cedimenti da una parte a sfavore di altre, in questo caso  gli Intermediari, ancora una volta assenti loro malgrado.

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