L’ANIA e le liberalizzazioni: avanti indietro tutta!

giornali-1Il Focus attuale del sito dell’ANIA è dedicato alla intervista che il Presidente Fabio Cerchiai ha rilasciato al quotidiano La Repubblica sul tema “Assicurazioni e liberalizzazioni”, e riportata nell’inserto Affari&Finanza del 18 maggio scorso.

Come in altri casi ritengo ufficialmente condiviso, in quanto non smentito e pubblicato sul proprio spazio web, il contenuto delle dichiarazioni del Presidente della associazione degli assicuratori italiani. Colpisce anche in questa occasione la angolazione dalla quale si fanno partire le considerazioni espresse sull’ampio tema delle liberalizzazioni.

Si riafferma ancora una volta la visione irevocabilmente conservatrice della matrice organizzativa delle compagnie, che invocano e rivendicano agenti in monomandato esclusivo. Il rimpianto verso il mancato “vincolo alla casa madre” risente di una impostazione asburgico-piramidale della struttura distributiva, verso la quale indirizzare impositive disposizioni, sanzionandone ogni presunta deviazione, di forma o di sostanza.

Il sistema assicurativo italiano sembra ancora radicato ai propri schemi originari e ostinatamente proteso verso ogni sforzo utile per replicare all’infinito solamente il modello di sè stesso.

La eventualità di ogni numerosità di mandati, diversa dall’unico, viene demonizzata unicamente dalla corrispondente necessità di investimenti da parte dell’intermediario, per colloquiare con altrettanti diversi sistemi informatici di altre compagnie. Ancora una volta si ammette di auspicare una rete di agenti distributori, monomarchio e monoprodotto, e non di professionisti maturi e di indipendente senso critico, capaci cioè di confrontare e orientare le scelte dei propri clienti verso le differenze convenienti.

Agli agenti di fatti monomandatari sono state spesso risevate condizioni provvigionali migliori da parte delle compagnie, afferma l’ANIA, anche se condizionate dal “superamento di livelli minimi di fatturato“. I costi di distribuzione sono conseguentemente aumentati e di ciò, afferma ancora l’ANIA, sono i consumatori a sopportare il maggior peso.

Anche sull’argomento del contratto poliennale recentemente reintrodotto si sventolano, a sostegno della sua convenienza, ipotesi di sconti per durata, sulla cui oggettiva convenienza, misurabilità, e sostenibilità concorrenziale nel lungo periodo, nessuno può invece fornire inossidabili garanzie.

Per evidenziare in qualche modo la opportunità sociale che il contratto poliennale autonomamente offre non si esita ancora una volta ad auspicare che siano proprio le polizze sanitarie ad essere le vessillifere della lunga durata, magari “a vita intera”, proteggendo gli assicurati sia da aumenti di prezzo che da ingiusti e inopportuni storni anticipati per sinistro.

Personalmente ritengo la intervista un ennesimo tentativo di autolegittimarsi verso ogni tipo di resistenza all’innovato e all’innovabile. Le Compagnie non riescono proprio a comprendere la grande opportunità che le liberalizzazioni possono offrire, in termini di stimolo necessario al rinnovamento del proprio sistema e in particolare delle proprie risorse interne.

Formare collaboratori e dipendenti verso attualizzate modalità di rapporto, contenuti e comunicazione, per interagire con Reti di Intermediari (ma è ancora necessario definirle Reti?) da attrarre con rinnovate competenze e qualità di servizio, è occasione formidabile.

Per motivare i propri dipendenti, troppo spesso angosciati e rassegnati da processi gestionali, di prodotto e procedure, sempre più rigidi e impersonali. Per condividere con migliore leggerezza i necessari risultati di redditività, per trasformare in convergenza di obiettivi ogni passata prevaricazione e antagonismo. Per fugare ogni sospetto di rivendicazione di passati autoritarismi e speranza di un futuro di distribuzione senza distributori.

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