Le Assicurazioni nel 2009: il ritorno alla realtà.

gr2007070201032Di retorica e promesse non mantenute sono piene le prime pagine delle nostre nuove agende, a ogni inizio d’ anno.

Leggiamo e scriviamo elenchi di buone intenzioni, ma siamo poi troppo spesso  costretti a smentirci o, peggio, a giustificarci.

Lo abbiamo fatto all’inizio del 2008, senza poter ragionevolmente immaginare quello che ci sarebbe poi successo. La crisi c’è stata, la crisi c’è tuttora e sicuramente ci sarà per tutto l’anno che andiamo a cominciare.

Della crisi, e delle assicurazioni dentro la crisi, si parla poco. Le polizze, le compagnie, AIG a parte, non sembrano essere state principali protagoniste  di quanto è successo e sta ancora succedendo.

Ma intermediari e compagnie sanno il contrario. Piani industriali e target non confermati. Investimenti a garanzia delle riserve impoveriti, e nuove conseguenti regole di bilancio. Emittenti tragicamente inaffidabili e nuove regole per le polizze vita unit linked. Nuove reti di protezione per nuovi assicurati, con le quali è la compagnia a assumere rischi di insolvenza, fino a ieri posti a carico dei clienti. Per difendersi da cattive promesse.

Il mercato dell’auto in crisi genera un calo di nuove immatricolazioni, e gli assicuratori contano meno polizze nuove.

Cassaintegrati e nuovi disoccupati fanno l’inventario delle spese da eliminare. Anche i loro datori di lavoro cesellano con cura le occasioni di risparmio di spesa. Imprenditori costretti a rivedere al ribasso piani di sviluppo e investimenti sono altrettanti assicurati tentati dalla riforma dei tassi o delle coperture.

Ma la crisi ha andamenti ciclici“, dicono in molti. “Dalla crisi si esce con fiducia, traendone nuovi stimoli per trasformare minacce in opportunità“.

Tutto vero e tutto sbagliato. Sono saltati modelli previsionali attendibili, alla economia sostenibile si sono sostituite ansie e preoccupazioni. Abbiamo ottenuto nuove distribuzioni di ricchezza e nuove povertà.

In tutto questo le assicurazioni hanno davvero nuove opportunità. Rimettere ordine nelle coperture non significa solamente ridurre premi e garanzie, ma riattribuire corrette protezioni a realtà concrete, per garantire al meglio quello che rimane, quello che serve per ripartire.

Gli assicuratori devono far capire che assicurare significa dare e offrire concretezza alla prestazione. Significa svincolarsi da tutte quelle gloabalità di rapporto che possono provocare incontrollabili effetti domino, quando, per amore di un “cross selling” esasperato e spesso inopportuno, abbiamo fatto il mestiere di altri.

Personalmente considero ancora di più oggi inopportuna ogni associazione, di nome e di fatto, tra banche e assicurazioni. Si tratta di obiettivi e strumenti di profitto diversi: l’indebitamento per le banche e le coperture di garanzia per le compagnie.

Ascoltare, comprendere e accompagnare il cliente nelle sue nuove scelte, questa, ancora una volta, la nuova antica ricetta. L’eventuale rimpianto per una provvigione mancata deve essere sostituito dal nuovo rafforzamento di rapporto con il proprio assicurato.

L’assicuratore deve esserci, sempre. Deve essere il riferimento della salvaguardia economica del cliente “nella buona e nella cattiva sorte“, a sottolinearne le differenze nei comportamenti delle banche.

Per continuare a fare tutto questo l’intermediario deve realizzare, da un lato, un rapporto paritetico nello scambio di competenze e soluzioni con le compagnie, dall’altro, appropriarsi di nuovi modelli di relazione con il cliente, anche attraverso strumenti e modalità tecnologicamente aggiornati.

Ma soprattutto, intermediari e compagnie, devono concentrare ogni sforzo, senza arroganti supponenze,  per continuare a garantire adempiente trasparenza e adeguata innovazione. Per favorire sempre la più  ampia e produttiva competitività.

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