ANIA e Lehman Brothers: il direttore generale dell’Ania predice.

Vale la pena di leggere l’intervista rilasciata dal Direttore Generale dell’ANIA al settimanale L’Espresso oggi in edicola.

Nelle dichiarazioni dell’ANIA ritroviamo naturalmente la scontata conferma che quanto è successo non rientrava nelle possibilità di previsione di alcuna istituzione finanziaria e assicurativa.

Ecco alcune delle affermazioni contenute nell’articolo che meritano di essere evidenziate.

L’investimento era certamente adeguato a un risparmiatore prudente: il livello di affidabilità di Lehman era altissimo

Si riteneva che Lehman avesse una affidabilità analoga o anche superiore a quella dei titoli di Stato di molti dei principali paesi industriali

I sottoscrittori di polizze index linked legate a Lehman erano consapevoli dei rischi?
“Ripeto che tutti noi avevamo sottovalutato i rischi. Lo dimostra anche il fatto che i titoli Lehman erano nei bilanci degli investitori professionali, comprese le assicurazioni italiane. Ragionando sulla base di quelle che erano le valutazioni condivise prima della crisi, mi sento di dire che i prospetti informativi fornivano informazioni corrette”.

Sono affermazioni di “manleva” di responsabilità che si inseriscono nel più ampio contesto di ogni parte del mondo finanziario globalizzato, che, in preda a una sorta di contagio di sottovalutazione, incapacità di analisi preventiva e segnalazione tempestiva, ha mostrato i suoi tanti limiti e tanta supponenza.

E’ successo l’irreparabile, quello che noi assicuratori danni siamo abituati a definire  “Acts of God”. Eventi imprevedibili e ineluttabili, ma, almeno nelle coperture danni, assicurabili!

Ogni ulteriore rivendicazione verso quanto è successo, quanto è stato fatto oppure omesso, assumerebbe i toni di una facile e altrettanto diffusa demagogia. Ma dove la demagogia non c’entra e valgono ancora una volta i documenti lo ritroviamo nella conclusione rassicurante che l’ANIA affida ai lettori dell’intervista.

Con il coordinamento dell’Ania tutte le imprese assicurative agiranno in giudizio per recuperare i crediti nei confronti di Lehman nel migliore interesse dei sottoscrittori delle polizze”.

Grazie alla solerzia del solito Assinews ognuno può prendere visione della lettera del 29 ottobre scorso, indirizzata dall’ANIA alle proprie associate e con oggetto  “Vicenda Lehman-Brothers – Iniziative di settore“.

L’ANIA premette che

Al riguardo il Comitato Esecutivo ha ritenuto che, anche quando i “titoli Lehman” risultino sottostanti a un prodotto vita di ramo III con rischio di investimento a carico dell’assicurato, le imprese non possano esimersi dall’agire nell’interesse dei risparmiatori che hanno acquistato tali prodotti con la medesima diligenza che esse impiegheranno per il recupero dei crediti propri. Anche in questo caso le imprese dovrebbero pertanto insinuarsi al passivo delle diverse procedure concorsuali.

Con la stessa lettera si indice, però,  una riunione  per il giorno 11 novembre p.v., alle ore 10.00, presso gli Uffici di Milano dell’ANIA

E l’ipotesi di una possibile libera scelta di partecipazione delle singole compagnie alla iniziativa dell’ANIA viene ancora ripresa nella conclusione della stessa lettera.

Le imprese che vi abbiano interesse potranno avvalersi dell’iniziativa associativa…

…si sollecitano le imprese che intendano aderire all’iniziativa su base collettiva…

E allora la “rassicurante” dichiarazione al settimanale L’Espresso   “Con il coordinamento dell’Ania tutte le imprese assicurative agiranno in giudizio per recuperare i crediti nei confronti di Lehman nel migliore interesse dei sottoscrittori delle polizze” suona come  una semplificativa e anticipata dichiarazione di ottimismo precognitivo!  

Non si conosce l’esito di una riunione che deve ancora avvenire e nella quale, sulla base di quanto possiamo leggere, ogni partecipante potrà discrezionalmente decidere il proprio comportamento.

Comunicare, e comunicare nel mezzo di una crisi che non si governa, richiede attenzione, capacità, coerenza e senso di opportunità. Altrimenti offriamo ancora una volta a clienti e intermediari la prova di una occasione perduta.

Un pretesto di ulteriore sfiducia del quale  faremmo tutti volentieri a meno.

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