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E’ stato pubblicato il comunicato stampa congiunto con il quale ANIA e ABI annunciano di aver approvato il progetto di costituire una Federazione tra le due Associazioni, dando così seguito al Protocollo firmato il 4 aprile scorso.
E’ un accordo importante, che sottolinea quanto sia elevato, anche nel nostro Paese, l’interesse dei gruppi assicurativi per la componente finanziaria delle proprie attività, al punto da farla diventare in molti casi prevalente ripetto a quella della sottoscrizione dei rischi.
Se leggiamo i fatti in termini di lobby bene ha fatto l’ANIA ad inserirsi nella scia dell’ABI, molto più efficace nei risultati ottenuti dalla frequentazione protagonista del contesto economico nazionale. Dare quattrini al sistema imprenditoriale conferisce autorevolezza e potere, che all’ANIA non è ancora concesso. Altrettanto bene fa l’ABI a diluire nelle assicurazioni risvolti non sempre positivi di una attività molto più globalizzata di quella assicurativa.
Ma a operazione completata quali saranno i rispettivi pesi di influenza dei due settori?
Personalmente non credo a convivenze equilibrate, se non quale risultato di condizionata acquiescenza di una delle due parti. Certamente un fronte imprenditoriale unico sarà capace di schierare forze indiscutibili in termini di contrattazione aziendale con i rispettivi dipendenti, e magari sovrapporre profili precedenti per dare vita a una nuova unica categoria di settore.
Se questo fosse vero l’aspettativa di nuove aggregazioni societarie sarebbe ragionevole, e con essa quella di un ridisegno di nuove mappe di potere, con immaginabili conseguenze sul fronte occupazionale.
Ma sarà anche il fronte distributivo a risentirne. Sul versante assicurativo l’ANIA fa l’assicuratore di mestiere e il gestore di risparmio per vocazione recente. L’ABI al contrario vende polizze allo sportello da tempo e con ottimi risultati nel vita. Le attese per un lavoro maggiore nel settore danni non andranno a mio parere deluse e allora possono trovare spazio alleanze e sinergie nuove quale conseguenza di questo patto federativo.
Ma le aziende ABI non hanno reti di intermediari assicurativi: e allora integrazione o imitazione? Scenari fantasiosamente suggestivi o terreni di sperimentazione praticabili?
Le attuali associazioni di intermediari assicurativi farebbero bene a riflettere sulla attualità del proprio ruolo e sulla valenza di una rappresentatività che potrebbe essere messa in discussione dalle frontiere del plurimandato incombente.
Sembra necessario introdurre nuove unità di misura per valutare vantaggi del futuro e zavorre del passato. Vale la pena di riprendere l’argomento.