Fare analisi finanziarie non è fortunatamente il mio mestiere, soprattutto di questi tempi. Dico questo perchè dopo uno strano giorno di ferragosto, con le strade della città molto meno vuote degli anni precedenti, e con le autostrade pullulanti sì di veicoli, ma per rapide puntate e ancor più rapidi soggiorni vacanzieri, l’aria di una crisi diversa si comincia a toccare con segni più evidenti anche nel mondo degli assicuratori.
Le compagnie di assicurazioni, sempre sotto attacco per utili e tariffe, considerati impropriamente elevati al punto da dover essere additate quale esempio di ingiustizia sociale da punire, stanno invece mostrando il fiato sempre più corto.
Sembra un affaticamento di chi non sa più come difendersi dalle insidie di un mercato finanziario che, perchè globalizzato, non si è più capaci di governare , ma dal quale si è costretti a subire e a giustificarsi sempre più spesso con i propri investitori.
Ho riportato per alcuni marchi assicurativi le sintesi perdenti delle semestrali di giugno 2008. Cliccando sul nome di ogni singolo gruppo si ottiene il link con i rispettivi comunicati stampa, con i quali si dettagliano i risultati .
Il risultato operativo nel primo semestre 2008 diminuisce del 23,7%.
L’utile del secondo trimestre 2008 si è praticamente dimezzato, passando da da 1,194 miliardi a 564 milioni di franchi. La contrazione dell’utile è dovuta ad ammortamenti per 362 milioni di franchi a carico dei credit default swap (CDS, derivati che proteggono dal rischio di insolvenza).
Il risultato operativo del secondo trimestre 2008 diminuisce del 36% (pesano molto i negativi risultati della controllata Dresdner Bank) ripetto allo stesso periodo del 2007. “Il previsto incremento del 10% del risultato operativo previsto dal piano a lungo termine per il 2009 non potrà essere mantenuto: in conseguenza delle prevedibili persistenti turbolenze dei mercati non possono essere formulate attendibili previsioni di risultati futuri, specialmente nel settore bancario”.
L’utile netto ha registrato un calo del 32% su base annua, una flessione dovuta soprattutto al deprezzamento di alcuni suoi asset finanziari, in particolare obbligazionari. L’utile operativo, però, è salito a 2,77 miliardi di euro, +3% rispetto a un anno prima.Secondo quanto indicato da Axa in un comunicato, «salvo che le condizioni del mercato non si degradino sostanzialmente, l’utile operativo dovrebbe essere in linea con quello realizzato nel 2007»,
“L’utile del semestre è stato pari € 1.460 milioni rispetto ai € 1.778 milioni del 2007 con una riduzione del 17,9%. Sul dato hanno influito l’andamento negativo delle borse e l’innalzamento dei tassi obbligazionari, che hanno portato sia svalutazioni, in particolare su azioni, pari a € 905 milioni, sia minori profitti di realizzo in calo di € 426 milioni rispetto allo stesso periodo del 2007″.
I conti trimestrali hanno evidenziato una perdita di 5,36 miliardi di dollari. Da inizio anno la quotazione in Borsa del titolo è scesa del 57%. Aig nel secondo trimestre ha operato svalutazioni per 5,56 miliardi di dollari a valere sui cosiddetti credit default swaps, vale a dire i derivati che proteggono dal rischio di dissesto societario.
Gli intermediari assicurativi sono da tempo costretti, e indotti, a giustificare premi in salita e prodotti ancora poco chiari e confrontabili, in un mercato che, per fusioni e concentrazioni, ne limita la concorrenza.
In autunno dovranno anche giustificare ai propri clienti “provvigioni trasparenti” e i confronti di “preventivazioni RCAuto ministeriali automatizzate“. Dovranno anche rendere conto alle compagnie dei risultanti sempre più insoddisfacenti nella raccolta di premi vita.
Ai clienti del risparmio gestito, per chi se ne occupa, continueranno a resocontare emozioni e parossismi borsistici che erodono rendimenti e aspettative.
Ora a tutta questa fatica si aggiungeranno le risposte alle domande di chi, più attento di altri, pretenderà di capire meglio i vari perchè di una serie trimestri sfavorevoli, proprio di quelle compagnie di assicurazioni che dovrebbero essere i campioni indiscussi di sicurezza, stabilità, garanzia e affidabilità.
L’aspetto preoccupante è dato dai contenuti delle comunicazioni rivolte agli investitori, con le quali ognuno sostanzialmente dichiara, con diverso tenore, che sul futuro non si può nè si sa fare previsioni. Che le turbolenze sono generalizzate e tali per cui bisogna solo sperare che si esauriscano.
Un po’ poco per chi dei numeri e dei mercati fa la sua professione. Un po’ poco per non far pensare che forse meglio si poteva, che la esasperata attenzione al valore quotidiano del proprio titolo non fosse motivata in buona parte dagli obiettivi premianti per il top management e dalla frenesia di aumentare il proprio peso in borsa, per scoraggiare scalate e acquisizioni da parte dei concorrenti.
Un po’ poco per fugare il sospetto che i subprime, e tutto il precario che ne deriva, poteva essere evitato o quantomeno contenuto: forse bastava approfondire e non imitare, rinunciare e non incamerare rischi di prodotti poco decifrabili.
Un po’ poco per chi non comprende perchè siano precari gli investimenti e non la raccolta dei premi.
Un po’ poco per chi non comprende ancora perchè banca e assicurazioni debbano viaggiare accompagnati e influenzarsi a vicenda, più nel male che nel bene come si sperava.
Quanto è avvenuto sta ormai nei conti di molti, il problema ora è ritrovare capacità di previsione e le strategie necessarie per realizzare i piani industriali futuri, con dipendenti coinvolti e motivati.
Ricostruire fiducia nei risparmiatori e nei clienti assicurati richiede disponibilità di maggiore respiro, alla quale aggiungere sostegni di ogni tipo per gli intermediari, il vero anello debole della catena.
Indipendentemente dalla molteplicità dei mandati e dalla sezione del RUI di appartenenza.